LE NOSTRE FOTO – MESSINA, L'INCHIESTA 'MATASSA': L'EX CONSIGLIERE COMUNALE PIPPO CAPURRO INTERROGATO TRE ORE DAL GIP ARENA. ECCO LE ACCUSE DA CUI SI DOVRA' DIFENDERE L'"AMICO DEGLI AMICI DI CAMARO"

17 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

CAPURRO CACIA

GENOVESE

SOPRA L’USCITA DAL TRIBUNALE, DOPO L’INTERROGATORIO DURATO TRE ORE, DELL’EX CONSIGLIERE COMUNALE PIPPO CAPURRO. SOTTO STEFANO GENOVESE. FOTO DI ENRICO DI GIACOMO 

QUESTA MATTINA IL GIP MARIA TERESA ARENA HA SENTITO L’EX CONSIGLIERE COMUNALE DEL PDL GIUSEPPE CAPURRO. ENTRATO SCORTATO (E’ AGLI ARRESTI DOMICILIARI) DA UNA PORTA SECONDARIA DEL TRIBUNALE, ACCOMPAGNATO DAI LEGALI NINO CACIA E DANIELA AGNELLO, E’ USCITO ALLE 15. TRE ORE DI INTERROGATORIO NEL QUALE SI E’ DIFESO DALL’ACCUSA DI VOTO DI SCAMBIO. ALLE 14.30 SI E’ PRESENTATO L’EX POLIZIOTTO STEFANO GENOVESE, SCORTATO ANCHE LUI. MENTRE DOMANI SARA’ LA VOLTA DI BALDASSARRE GIUNTI E VINCENZA CELONA.

DAL WEB – ALESSANDRA SERIO – TEMPOSTRETTO.IT

Ha scelto di parlare anche Giuseppe Capurro, andato ai domiciliari nel blitz Matassa della Squadra Mobile contro i clan di Camaro e Santa Lucia sopra Contesse. L’ex consigliere comunale, accompagnato dagli avvocati Nino Cacia e Daniela Agnello, è entrato nella stanza del GIP Maria Teresa Arena intorno alle 12 e ne é uscito poco dopo le 15. Capurro ha risposto a tutte le domande del giudice, che lo ha spedito ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e si è difeso sostenendo sostanzialmente di aver sempre aiutato chi gli chiedeva una mano, nel corso della sua lunga carriera politica, ma senza chiedere nulla in cambio. Tra questi anche il figlio del boss Carmelo Ventura, Giacomo, che si è rivolto al consigliere comunale quando ha avuto problemi, tentando di aprire un panificio. Proprio l’interessamento di Capurro per le pratiche necessarie all’avvio dell’attività è alla base dell’accusa mossagli dagli inquirenti. Capurro ha spiegato di aver indirizzato il figlio di Ventura negli uffici comunali preposti e di essere poi uscito di scena. Nessun mercimonio di voti, peró, ha sostenuto l’esponente politico locale. Anzi, in passato proprio a Camaro ha subito un atto intimidatorio, e suo figlio una richiesta estorsiva, puntualmente denunciata.

Il PM Liliana Todaro, titolare del caso insieme alla collega Maria Pellegrino, gli ha chiesto chiarimenti in merito al coinvolgimento della collega Giovanna Crifó, in accoppiata con lui alle scorse amministrative e comparsa in alcune intercettazioni, poi gli ha chiesto dei contatti con i Pernicone. I quali, ha detto Capurro, gli avrebbero chiesto di essere messi in contatto con Nino Germanà, deputato di riferimento all’Ars, nella speranza di ottenere qualche lavoro dal suocero, l’imprenditore Ricciardello, per la coop sociale da loro gestita, la CSS sequestrata dalla Mobile. Gli avvocati difensori aspettano ora l’esito degli interrogatori per valutare le prossime mosse.

PUBBLICHIAMO L’ATTO D’ACCUSA DEL GIP CONTENUTO NELL’ORDINANZA CHE HA PORTATO L’EX CONSIGLIERE COMUNALE AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER CONCORSO ESTERNO.

CAPURRO Giuseppe – 
CAPURRO Giuseppe ha ricoperto per due mandati consecutivi il ruolo di consigliere comunale di Messina, una prima volta dal 27.11.2005 al 7.4.2008 (lista PDL) e da ultimo dal 4.7.2008 all’11.9.2012 (lista PDL).
Il gruppo VENTURA si rivolge a CAPURRO per questioni di natura tecnico/amministrativa che costui può affrontare e risolvere in virtù delle conoscenze maturate a cagione della sua attività politica; CAPURRO a sua volta può contare sui favori che un’organizzazione mafiosa, radicata sul territorio, può offrire e ciò sia in termini di consenso elettorale che di favori di altro genere (si veda l’intervento in occasione della questione relativa alla palestra del figlio).
Va preliminarmente detto, richiamando le massime invocate dall’Ufficio di Procura nella richiesta che il reato di cui all’art. 416 ter c.p. può concorrere con quello di cui agli artt. 110, 416 bis c.p., trattandosi di norme con elementi costitutivi diversi. In tal senso, ha chiarito la Suprema Corte che “Il concorso esterno nel reato di associazione di tipo mafioso è configurabile anche nell’ipotesi di “patto di scambio politico-mafioso”, quando, a seguito dell’accordo, il sodalizio criminale inizia ad attivarsi per l’accaparramento dei voti necessari per l’elezione del politico, e resta fermo l’impegno serio e concreto di questi di agire, una volta eletto, per gli interessi e vantaggi dell’organizzazione delinquenziale, non essendo, invece, necessario individuare la sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta dell'”extraneus” ed il mantenimento o il rafforzamento della cosca” (Sez. II n. 8028 del 22/1/2014).
Ciò che caratterizza il reato di cui all’art. 416 bis c.p., in termini di concorso o di partecipazione, rispetto a quello di cui all’art. 416 ter c.p., è l’esistenza di patti ulteriori rispetto a quello dei voti in cambio di denaro: “Ai fini della configurabilità del reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter cod. pen.) è sufficiente un accordo elettorale tra l’uomo politico e l’associazione mafiosa, avente per oggetto la promessa di voti in cambio del versamento di denaro, mentre non è richiesta la conclusione di ulteriori patti che impegnino l’uomo politico ad operare in favore dell’associazione in caso di vittoria elettorale. Ne consegue che, nell’ipotesi in cui tali ulteriori patti vengano conclusi, occorre accertare se la condotta successivamente posta in essere dal predetto a sostegno degli interessi dell’associazione che gli ha promesso o procurato i voti assuma i caratteri della partecipazione ovvero del concorso esterno all’associazione medesima, configurandosi, oltre il reato sopra indicato, anche quello di cui all’art. 416-bis cod. pen” (Sez. VI n. 43107 del 09/11/2011).
Ora può ritenersi in termini adeguati allo scopo che CAPURRO, pur non essendo inserito nell’associazione ha fornito alla stessa un consapevole, volontario e specifico contributo idoneo a rafforzare l’associazione stessa.
In merito ai rapporti tra il clan VENTURA e CAPURRO Giuseppe, il collaboratore COMANDE’ Francesco riferiva dei problemi che erano sorti con il figlio di CAPURRO, titolare di una palestra. Nella circostanza CAPURRO si era recato a casa di COMANDE’ insieme a SANFILIPPO Francesco, per trovare una soluzione.
COMANDE’ veniva poi avvicinato da alcune persone di Camaro tra cui MANGANO Salvatore detto “Panzazza” i quali gli dicevano che CAPURRO, nella sua veste di politico era stato sempre a loro disposizione ed all’occorrenza aveva anche elargito somme di denaro.
Successivamente, COMANDE’ era convocato, sempre per lo stesso motivo da TRENTIN Domenico, MANGANO Salvatore e MISITI Albino, tutti fedeli sodali del VENTURA i quali gli dicevano di desistere da qualsivoglia azione nei confronti del figlio CAPURRO Giuseppe atteso che costui era “amico degli amici di Camaro” (“a proposito dell’episodio della palestra fui chiamato anche da Albino MISITI, Salvatore MANGANO e TRENTIN Domenico i quali mi dissero di lasciare stare il figlio di CAPURRO in quanto il padre era un “amico degli amici” di Camaro” – interr del 15.2.2012)
COMANDE’ era, inoltre, a conoscenza del fatto che CAPURRO, in cambio di voti, aveva fatto dei favori a VENTURA Carmelo, FERRANTE Santi e COSTANTINO Francesco (“so che in cambio di voti il CAPURRO ha fatto dei favori a FERRANTE, al VENTURA e “Franco tredici”, ed altre persone, mai io personalmente ho chiesto voti per il CAPURRO a terzi”).
Le dichiarazioni di COMANDE’ sono state riscontrate nell’ambito del procedimento in trattazione nonché in quello recante il n. 7238/2011 R.G.N.R.
Con riferimento al sostegno elettorale da parte del clan VENTURA, il 3.5.2013, dunque a ridosso delle consultazioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina, è stata captata una significativa conversazione tra CAPURRO e CRIFO’ Giovanna, di particolare pregio.
Gli elettori erano chiamati ad esprimere una doppia preferenza ed una delle due doveva riguardare una donna, pena l’annullamento della scheda.
In considerazione della novità introdotta, CAPURRO inizialmente raggiungeva un accordo con la CRIFO’, candidata nella medesima lista, salvo poi recedere per contrasti sorti in merito alle modalità di ricerca dei consensi elettorali. In particolare, durante la fase degli accordi CAPURRO confidava alla CRIFO’ che avrebbero potuto contare sull’appoggio elettorale di VENTURA nel caso in esame evocato come quello della “pizzeria a Camaro superiore”. Il riferimento al panificio di VENTURA è ragionevole ove si consideri che effettivamente l’esercizio è posto nelle immediate adiacenze di un autolavaggio (“vedi che a Camaro superiore c’è la pizzeria la … la pizzeria la …che ci porta ed il lavaggista, capisci”) . E d’altra parte proprio in quel periodo VENTURA e CAPURRO si incontravano frequentemente per la risoluzione dei problemi relativi proprio al panificio.
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Nel proc. n. 7238/2011 R.G.N.R. il 4.7.2012, nei pressi della panchina monitorata sita nella piazza di Camaro, si registrava una conversazione tra GENOVESE Antonino e PASSALACQUA Franco. Nel corso del dialogo avente ad oggetto le estorsioni ai danni dei cantieri edili avviati a Camaro San Paolo (fatti per i quali GENOVESE è stato tratto in arresto in quel procedimento) GENOVESE ribadiva che occorreva essere più stringenti nell’esercitare pressioni sugli imprenditori pur paventando il rischio di essere arrestato (“perchè hanno le fotografie le nostre anche e glieli fanno vedere…se noi andiamo e gli cerchiamo soldi…noi lavoro gli dobbiamo cercare, solo lavoro…ahi…ahi….”). PASSALACQUA ribatteva che era più prudente chiedere solo assunzioni atteso che sarebbe stato più difficile dimostrare la natura estorsiva delle stesse in quanto si poteva sempre confidare nell’intelligenza di chi gestiva il cantiere il quale attraverso le assuzioni si sarebbe garantito la serena prosecuzione dei lavori (“se è qualcuno scaltro…o si ritiene…scaltro…lo fa lavorare, dice così non ho nessun problema, hai capito! ..non viene nessuno non ci cachi u cazzu e lavoriamo bene ?). Sempre PASSALACQUA quantificava il numero di affiliati dei quali si proteva pretendere l’assunzione pur precisando che non si potevano “fare salire persone da altre zone” (“fa entrare quattro, cinque persone ( … ) però è giusto (inc.) non è che si fanno salire persone delle altre zone se no”).
Nel prosieguo il dialogo si spostava sui politici locali che avrebbero potuto favorire le organizzazioni criminali ed in specie quelle operanti a Camaro e qui si tessevano le lodi del consigliere CAPURRO, che veniva indicato come sempre disponibile a venire incontro alle richieste di favori che gli provenivano da quell’ambiente (“minchia però persone questo assai ne aiuta questo, appena vai e gli chiedi un favore, minchia questo..”).
Si è avuto modo di constatare nella parte relativa all’intestazione fittizia del panificio quanto CAPURRO si sia speso, in prima persona, presso diversi uffici comunali al fine di garantire la risoluzione del problema legato alla agibilità di quel panificio avviato attraverso investimenti certamente non di provenienza lecita atteso che VENTURA non solo non svolge alcuna attività lavorativa e per di più veniva da un periodo di detenzione, circostanza questa che evidentemente era nota al CAPURRO.
Nonostante tutto si prodigava per favorire il capo di una consorteria mafiosa con il quale non ha mai avuto contatti diretti perché alla stregua di tutti gli altri si è messo in contatto con lui sempre tramite il fidato DE FRANCESCO con il quale non ha mai neppure pronunciato il nome di battesimo, limitandosi ad appellarlo “il cugino”.
CAPURRO ha messo a disposizione le proprie conoscenze maturate evidentemente in ragione dell’attività politica svolta all’interno del consiglio comunale e ciò ha fatto non solo accompagnando personalmente VENTURA Carmelo in diversi uffici tra i quali l’Urbanistica ma anche dicendogli di andare a nome suo (così ha detto di spendere il suo nome con Umberto Costa, con Bruno e con Schiera – R.I.T. 791/13, prog. 3275 ). CAPURRO inoltre, come si ricorderà, avvisava in anticipo VENTURA Carmelo del sopralluogo che i tecnici comunali avrebbero eseguito presso il panificio non senza raccomandargli di presenziare.
E tutto questo nella consapevolezza della caratura criminale del VENTURA e del ruolo dallo stesso rivestito, anzi quasi ostentando il rapporto con costui. Si rammenta infatti che allorquando DE FRANCESCO si chiedeva se fosse il caso che lui e VENTURA si facessero vedere insieme, il consigliere dichiarava di essere totalmente indifferente a quello che poteva pensare la gente.
Quanto sin qui esposto consente di ritenere, ad avviso di questo decidente, che CAPURRO, nella qualità di politico locale si sia prodigato per la risoluzione di un problema in favore del clan VENTURA, trattandosi di un esercizio commerciale oggetto di comune interesse da parte degli altri affiliati. E tutto ciò sapendo che ciò gli avrebbe comportato delle utilità.
A parte quanto detto da COMANDE’ circa l’interesse dei sodali di VENTURA in occasione dei problemi sorti con la palestra del figlio (ossia che CAPURRO era da sempre stato a disposizione dei clan ed in alcune occasioni aveva pure elargito somme di denaro) i benefici erano relativi anche alla raccolta di consenso elettorale come lo stesso CAPURRO riferiva alla CRIFO’ allorquando sosteneva che avevano il sostegno della “pizzeria” di Camaro.
A tal proposito va detto che proprio con riferimento al reato di scambio elettorale politico mafioso l’intervento legislativo del 17.4.2013 (n. 62) ha inteso assicurare una più efficace repressione della contiguità politico-mafiosa alla luce della comprovata inadeguatezza della normativa previgente.
La nuova formulazione dell’art. 416 ter c.p. ha delineato la fattispecie come un reato plurisoggettivo estendendo la responsabilità anche al promittente mafioso; sono state inserite “altre utilità” accanto al “denaro” con ciò rendendo la norma più aderente alla realtà e specificando che le prestazioni del soggetto attivo non devono essere ne- cessariamente eseguite essendo sufficiente anche solo la promessa.
Il legislatore ha mantenuto lo schema del reato-contratto, specificando che l’accordo deve prevedere la specifica pattuizione delle modalità mafiose durante la fase di raccolta dei voti sia pure non prevedendo come necessaria la prova di una consorteria criminale come controparte del candidato politico ritenendo sufficiente la “promessa mafiosa”.
La norma introdotta ha sostituito integralmente il previgente art. 416 ter c.p. ma restando invariato il bene giuridico, la ratio ed il nucleo essenziale della condotta (l’accordo concluso da un politico con interlocutore mafiosi per ottenere un appoggio elettorale) si tratta di stabilire se ci si trovi in presenza di una abolitio criminis con contestuale introduzione di una nuova fattispecie criminosa o di un’ipotesi di successione di leggi penali.
Come evidenziato dall’Ufficio di Procura la Corte di Cassazione, nel giugno del 2014 ha affrontato la questione di diritto intertemporale relativa all’art. 416-ter c.p. nel noto caso Antinoro. I giudici di legittimità hanno ritenuto che tra la fattispecie previgente e quella attuale si configuri una mera successione di leggi penali, e ciò sulla base di un richiamo implicito al “criterio strutturale”. Una volta individuato un nuovo elemento costitutivo del reato di “scambio elettorale politico mafioso” nella necessità che le parti si accordino specificamente circa le modalità di procacciamento dei voti, non richiesto in base alla normativa previgente, la Cassazione ha ritenuto sussistere un rapporto di specialità tra la fattispecie attualmente in vigore e quella antecedente. Purtuttavia, essendo rimasta inalterata la struttura del reato, il nuovo elemento costitutivo riguardante la pattuizione delle modalità mafiose non sarebbe altro se non una specificazione di un elemento già implicitamente ricompreso nella vecchia norma, e che il legislatore si sarebbe limitato ad esplicitare: di conseguenza, tra i due reati sussisterebbe una “continuità” normativa, considerando dunque l’intervento riformatore come un tentativo di meglio delineare la fattispecie delittuosa in esame.
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Tra le due fattispecie si ritiene sussistente un rapporto di specialità proprio sulla scorta dei diversi presupposti: ed infatti mentre “il concorso esterno in associazione mafiosa è connotato dal mantenimento o rafforzamento dell’associazione mafiosa” l’art. 416 ter prevede una “anticipazione della tutela, considerate le multiformi condotte che possono assumere rilievo ai fini dell’integrazione di queste ultime due figure criminose; nel corso dei lavori preparatori, si dava atto che la comminazione di una pena minore rispetto a quella relativa alla fattispecie risultante dal combinato disposto degli artt. 110 e 416-bis cod. pen. si giustificava perché “il concorso esterno in associazione mafiosa è connotato dal mantenimento o rafforzamento dell’associazione mafiosa”, mentre “l’anticipazione della tutela propria dell’art. 416-ter (fattispecie indipendente dall’effettivo rafforzamento dell’associazione criminale) sconsiglia di punire in modo analogo condotte con un potenziale offensivo diverso e rende opportuno prevedere una riduzione rispetto ad oggi per lo scambio elettorale politico-mafioso” (v. dossier n. 11/1 del Servizio Studi- Camera dei Deputati in data 12 luglio 2013).
Si conviene con il Pubblico Ministero allorquando argomenta che nella vicenda in esame, in merito ai rapporti tra CAPURRO e VENTURA, la condotta dell’esponente politico si articola in successivi segmenti, indirizzati al sostegno della consorteria e non certo del VENTURA in sé ma per il ruolo ed il sodalizio che rappresenta.
La giurisprudenza formatasi sulla previgente fattispecie prevista dall’art. 416-ter c. p. riteneva configurabili, cumulativamente e in concorso tra loro, sia il reato di “scambio elettorale politico-mafioso”, sia quello di partecipazione o di concorso esterno all’associazione di tipo mafioso: cfr. Sez. VI, 9.11.2011, n. 43107, Pizzo, Rv. 251370, nonché Sez. I, 25.11.2003, n. 4043/2004, Cito, Rv. 229991.
Dal compendio in atti emergono gravi indizi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa e di scambio elettorale politico mafioso a carico di CAPURRO Giuseppe, figura di riferimento a cui il gruppo VENTURA si rivolge in caso di necessità. Quanto ai favori elargiti dal clan VENTURA a CAPURRO basterà qui richiamare il più volte ricordato interessamento per la risoluzione di un problema sorto con il figlio del consigliere comunale in relazione alla palestra (“Si… per la vicenda della palestra che mi vedeva coinvolto, un giorno Franco SANFILIPPO si presentò a casa mia in compagnia di CAPURRO, il padre del titolare della palestra, il quale mi disse di essere amico di mio padre e che voleva chiudere la vicenda…mi sono messo a disposizione dicendo che da parte mia la questione era chiusa. In tale circostanza ricordo che vi fu un controllo di Polizia. Lo stesso SANFILIPPO ed altri ragazzi di Camaro, come tale IOVINO, “Panzazza”, mi hanno detto che il CAPURRO nella sua veste di politico, era sempre stato a loro disposizione ed all’occorrenza, aveva elargito anche somme di denaro…).
Successivamente, MANGANO Salvatore, TRENTIN Domenico e MISITI Albino rappresentavano a COMANDE’ che CAPURRO era “amico degli amici di Camaro” (“a proposito dell’episodio della palestra, fui chiamato anche da Albino MISITI, Salvatore MANGANO e TRENTIN Domenico, i quali mi dissero di lasciare stare il figlio di CAPURRO in quanto il padre era un “amico degli amici” di Camaro” – interr del 15.2.2012). Che dietro l’elargizione di denaro e favori a VENTURA, a FERRANTE e a COSTANTINO Francesco vi fosse un interesse di CAPURRO ad ottenere voti emergeva dalle dichiarazioni di COMANDE’ (“so che in cambio di voti il CAPURRO ha fatto dei favori a FERRANTE, al VENTURA e “Franco tredici”, ed altre persone, mai io personalmente chiesto voti per il CAPURRO a terzi”).
Le dichiarazioni di COMANDE’ hanno poi trovato precisi riscontri tanto nel procedimento in esame quanto nel 7238/2011 R.G.N.R..
Si richiama il dialogo del 3.5.2012 quando CAPURRO rivelava a CRIFO’ Giovanna che avrebbero potuto contare sull’appoggio elettorale della “pizzeria” di Camaro “che ci porta” nonché del “lavaggista”.
Ora può sembrare una coincidenza ma il panificio di VENTURA è posto nelle immediate adiacenze di un autolavaggio (“vedi che a Camaro superiore c’è la pizzeria la … la pizzeria la … che ci porta ed il lavaggista, capisci”).
A ciò deve aggiungersi che in quel periodo erano frequenti gli incontri tra VENTURA e CAPURRO in ragione della risoluzione dei problemi amministrativi dei locali adibiti a panificio.
Che CAPURRO fosse considerato “a disposizione” erano gli stessi GENOVESE Antonino e PASSALACQUA Francesco ad affermarlo il 4.7.2012 allorquando lo elogiavano per la sua disponibilità ad assecondare le richieste che provenivano da quell’ambiente (“minchia però persone questo assai ne aiuta questo, appena vai e gli chiedi un favore, minchia questo..”) .
Il compendio in atti consente di affermare che non solo CAPURRO è vicino alle cosche operanti nella zona di Camaro ma vieppiù che in cambio di voti elargisce “cortesie” in termini di interessamento concreto e diretto per il rilascio di autorizzazioni, concessioni, atti amministrativi in genere.