Mancata cattura di Provenzano, confermata l'assoluzione per il generale Mori

19 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

Nessun favoreggiamento, nessuna complicità con il boss Bernardo Provenzano. La Corte d’appello di Palermo conferma l’assoluzione per il generale Mario Mori, ex comandante del Ros, e per il colonnello Mauro Obinu, attualmente in servizio all’Aisi. Erano stati accusati dalla procura di Palermo di aver fatto fallire un blitz importante, il 31 ottobre 1995, nelle campagne di Mezzojuso: un altro ufficiale dell’Arma, il colonnello Michele Riccio, ha sempre sostenuto che quel giorno si sarebbe potuto arrestare uno dei superlatitanti di Cosa nostra, Bernardo Provenzano. Ma anche i giudici d’appello, come quelli del tribunale, non hanno creduto alla ricostruzione di Riccio, che all’epoca gestiva un confidente d’eccezione, il boss di Caltanissetta Luigi Ilardo, poi ucciso alla vigilia della sua collaborazione con i magistrati. “Il fatto non costituisce reato”, avevano detto i giudici di primo grado, e adesso il collegio presieduto da Salvatore Di Vitale (a latere Raffaele Malizia e Gabriella Di Marco) ha confermato quella decisione. Nonostante la richiesta di condanna ribadita del procuratore generale Roberto Scarpinato e del sostituto Luigi Patronaggio: per Mori, 4 anni e 6 mesi; per Obinu, un anno di meno. Una richiesta più bassa di quella sollecitata in primo grado dai pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, perché nel corso del processo di secondo grado la procura generale aveva chiesto a sorpresa di modificare il capo d’imputazione: il pg aveva escluso l’aggravante del favoreggiamento a Cosa nostra e anche quella di aver agito in esecuzione di un eventuale patto stipulato con la trattativa Stato-mafia del 1992-1993. Per l’accusa, un modo per sganciare il caso Provenzano dal processo che si sta celebrando in corte d’assise, in cui Mori è pure imputato. Per la difesa, sostenuta dagli avvocati Basilio Milio ed Enzo Musco, “una grande contraddizione”.

“Se eliminiamo, come ha fatto la procura generale, la ragion di Stato, l’aggravante di mafia, l’aggravante teleologica, cosa rimane? – aveva detto Milio al termine della sua arringa – Devo desumere che o non hanno favorito Provenzano ovvero, se vi è stato favoreggiamento, esso è stato dovuto ad una simpatia per Provenzano, peraltro come singola persona e non quale appartenente a Cosa nostra? O al fatto che il latitante è, mi perdonino tutti quanti, il fratello spurio di Mori o di Obinu? Ovvero perché entrambi sono improvvisamente impazziti?”. Fra 90 giorni arriveranno le motivazioni della nuova sentenza di assoluzione.

LA SENTENZA
I giudici erano entrati in camera di consiglio lunedì mattina, alle 11,30, poco dopo le ultime dichiarazioni degli imputati. “Il mio comportamento è stato sempre lineare”, aveva detto Mori, ricordando anche l’assoluzione nel processo per la ritardata perquisizione del covo di Totò Riina. “E’ stato detto pure che sono vicino alla massoneria e alla destra eversiva, ma nessuna prova è

stata portata in questo processo”. Obinu aveva aggiunto: “Passare dal Ros ai servizi di sicurezza non può essere visto come un riscontro alle accuse, è solo il completamento di un servizio alle istituzioni che dura da 44 anni”.
Mori e Obinu non erano nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli, dove è stata letta la sentenza. Entrambi avevano rinunciato alla prescrizione, chiedendo di essere giudicati nel merito delle accuse.