TUTTI I PARTICOLARI – Messina, operazione “Senza Tregua”: 23 arresti, colpo al cuore del clan mafioso di Tortorici

30 maggio 2016 Cronaca di Messina

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L’ARRESTO DI GIOVANNI APRI E LA CONFERENZA STAMPA – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

A pochi giorni dall’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, un’indagine della Dda di Messina dà un duro colpo alla mafia dei Nebrodi e in particolare al clan di Tortorici. Ventitre gli ordini di custodia cautelare che, dalle prime luci del giorno, stanno eseguendo gli uomini del commissariato di Capo d’Orlando e della squadra mobile in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip Salvatore Mastroeni su richiesta dei sostituti Vito Di Giorgio, Angelo Cavallo e Fabrizio Monaco. Diciassette le persone finite in carcere, sei agli arresti domiciliari. Al centro dell’indagine la figura del boss di Tortorici Antonio Foraci che avrebbe assunto la reggenza della cosca intrattenendo rapporti con le cosche calabresi. Fra gli arrestati, Foraci Antonio, ritenuto il boss emergente di Tortorici, in rapporto di affari con potenti famiglie di ndrangheta calabrese. Il blitz di questa mattina non ha nulla a che vedere con l’agguato ad Antoci ma testimonia la particolare forza della cosca di Tortorici sia nel campo delle estorsioni ai commercianti e agli imprenditori agricoli della zona dei Nebrodi sia nel traffico di stupefacenti. La stessa cosca che, direttamente o indirettamente, controllava diverse imprese agricole che avevano ottenuto contributi comunitari e che hanno avuto revocata la concessione dei terreni con un’interdittiva antimafia firmata dal prefetto dopo la firma del protocollo d’intesa tra Antoci e la questura di Messina.

Gli arrestati. Custodia cautelare in carcere per Giovanni Aspri di Messina, Gaetano Calogero Zurro Cambria di Patti, Vincenzo Corda di Palermo, Francesco Costanzo di Bronte, Calogera Rina Costanzo di Sant’Agata MIlitello, Luca Destro Pastizzaro di Bronte, Gianluca Favazzo e Sbastiano Favazzo detto “cinque dita” di S. Agata di Militello, Antonio Foraci detto “u calabrisi” di Zafferana Etnea, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia, Cristian Foraci di Sant’Agata Militello, Roberto Galati Giordano detto “pampuscia” di Bronte, Sebastiano Galati Rando di Bronte, Giovanni Montagno Bozzone di Tortorici, Massimo Salvatore Rocchetta di S.Agata di Militello, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia, Vincenzo Rosano di Adrano, in atto detenuto, Giuseppe Sinagra detto “pippo finestra” di Sinagra. Agi domiciliari Giuseppina Chiaia, Giovanni Cutè, Andrea Favazzo, Carmelo Salvatore Florindo, Carmelo Imbarrato, Simone Ingrillì, Giuseppe Domenico Raneri.

L’indagine prende avvio dall’arresto in flagranza di reato, effettuato nel 2013 dalla polizia, di quattro giovani tortoriciani durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub nel centro paladino. Nel corso delle prime intercettazioni emergeva che il nuovo boss di Tortorici, la persona in cui in quel momento bisognava fare riferimento, era Antonio Foraci detto “U calabrisi”. Nelle successive indagini dei poliziotti di Capo d’Orlando, coordinate dalla DDA di Messina, è stato possibile raccogliere, attraverso una complessa attività svolta con l’ausilio di servizi di intercettazione telefonica ed ambientale, significativi elementi probatori a carico di alcuni soggetti tortoriciani che si adoperavano in attività estorsive per conto del Clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti nel centro oricense ed a disvelare l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia Nirta-Strangio della ‘ndrangheta calabrese.

Padre, madre e figlio a capo del clan. Questa struttura operativa, facente capo a Foraci aiutato dalla moglie e al figlio operava mantenendo stretti contatti non solo con gli altri membri del clan in libertà ma anche con quelli detenuti come Massimo Salvatore Rocchetta. EStorsione e traffico di droga le principali attività. Foraci forniva precise indicazioni al figlio e a Giovanni Montagno Bozzone raccomandando loro di fare presente agli estorti che era lui il soggetto cui fare riferimento per la raccolta dei soldi. Ed è proprio nel campo delle estorsioni che Cristian Foraci vuole dimostrare al padre il suo spessore criminale. Durante un colloquio intercettato il Cristian si vanta che, durante la detenzione del padre, ha costretto un commerciante a corrispondergli la somma di 1.000 euro. In un’altra intercettazione, dopo un rifiuto di pagamento, si sente Antonio Foraci dire al figlio di tornare di nuovo in quel negozio: “gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Padre e figlio poi decidevano di danneggare l’auto del commerciante che alla fine pagava. Sequestrateanche consistenti le quantità di sostanze stupefacenti sequestrate, tra cui 140 grammi di cocaina e 600 grammi circa di marijuana.I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. All’esecuzione della vasta operazione di polizia hanno collaborato i poliziotti delle squadre mobili di Palermo e Catania e dei commissariati della provincia di Messina e dei reparti prevenzione crimine di Palermo e Catania. di ALESSANDRA ZINITI – PALERMO.REPUBBLICA.IT

IL COMUNICATO STAMPA DELLA QUESTURA – 

La risposta dello Stato non s’è fatta attendere. A pochi giorni dal grave attentato commesso nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi, indagini coordinate dalla D.D.A. di Messina hanno colpito l’operatività di un’articolata associazione di tipo mafioso, operante nella zona dei Nebrodi, dedita alle estorsioni nella fascia tirrenica ed al traffico ed allo spaccio di stupefacenti.

È scattata alle prime ore di stamani l’operazione “Senza tregua” della Polizia che vede impegnati i poliziotti del commissariato di Capo d’Orlando e della Squadra Mobile di Messina con l’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare, di cui 16 in carcere e 7 agli arresti domiciliari. Fra gli arrestati, Antonio Foraci, ritenuto il boss emergente del clan mafioso di Tortorici dei Bontempo Scavo, in rapporto di affari con potenti famiglie della ‘ndrangheta calabrese.

Questo, l’elenco dei soggetti colpiti dai provvedimenti cautelari:

Custodia cautelare in carcere:
1) ASPRI Giovanni, nato a Messina il 18 febbraio 1966;
2) CAMBRIA ZURRO Gaetano Calogero, nato a Patti (ME) l’8 dicembre 1988;
3) CORDA Vincenzo nato a Palermo il 17 giugno 1983;
4) COSTANZO Francesco nato a Bronte(CT), il 12 giungo 1988;
5) COSTANZO RINA Calogera nata a S. Agata di Militello (ME) il 27 gennaio 1968;
6) DESTRO PASTIZZARO Luca nato a Bronte (CT) il 13 settembre 1994;
7) FAVAZZO Gianluca nato a Sant’Agata di Militello(ME), il 12 giugno 1976;
8) FAVAZZO Sebastiano, detto “cinque dita” nato a S. Agata di Militello il 23 settembre 1981;
9) FORACI Antonio, detto “u calabrisi”, nato a Zafferana Etnea (CT), il 10 gennaio 1964, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia;
10) FORACI Cristian, nato a Sant’Agata Militello (ME), il 2 settembre 1989;
11) GALATI GIORDANO Roberto, detto “pampuscia” nato a Bronte (CT), il 6 luglio 1978;
12) GALATI RANDO Sebastiano, nato a Bronte (CT), il 10 aprile 1982;
13) MONTAGNO BOZZONE Giovanni, nato a Tortorici (ME) l’1 luglio 1965;
14) ROCCHETTA Massimo Salvatore nato a Sant’Agata di Militello (ME), il 19 gennaio 1975, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia;
15) ROSANO Vincenzo nato ad Adrano (CT), il 16 novembre 1968, in atto detenuto;
16) SINAGRA GIUSEPPE detto “pippo finestra” nato a Sinagra (ME), il 20 settembre 1976;

Arresti domiciliari:
1) CHIAIA Giuseppina nata a Sant’Agata Militello (ME), il 5 giugno 1991;
2) CUTÈ Giovanni nato a Messina, il 12 febbraio 1964, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia;
3) FAVAZZO Andrea nato a Messina, il 10 febbraio 1995;
4) FLORINDO Carmelo Salvatore nato in Germania, il 9 agosto 1983;
5) IMBARRATO Carmelo nato a Biancavilla (CT), il 12 febbraio 1991;
6) INGRILLI’ Simone nato a Patti (ME), il 6 gennaio 1994;
7) RANERI Giuseppe Domenico nato a Patti (ME), il 16 luglio 1996.

L’indagine prende avvio dall’arresto in flagranza di reato, effettuato da personale del Commissariato di P.S. di Capo d’Orlando, durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub nel centro paladino, perpetrato da quattro giovani tortoriciani nell’aprile 2013. Nel corso delle prime intercettazioni emergeva che il nuovo boss di Tortorici, la persona in cui in quel momento bisognava fare riferimento, era Antonio Foraci detto “U calabrisi”.

Nelle successive indagini dei poliziotti di Capo d’Orlando, coordinate dalla DDA di Messina, è stato possibile raccogliere, attraverso una complessa attività svolta con l’ausilio di servizi di intercettazione telefonica ed ambientale, significativi elementi probatori a carico di alcuni soggetti tortoriciani che si adoperavano in attività estorsive per conto del Clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti nel centro oricense ed a disvelare l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia Nirta-Strangio della ‘ndrangheta calabrese.

Tale struttura operativa, facente capo per l’appunto a Antonio Foraci, uomo già noto alle forze dell’ordine e organico dei Bontempo Scavo, affiancato dalla moglie Calogera Rina Costanzo, dal figlio Cristian Foraci e dal sodale Giovanni Montagno Bozzone, operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla medesima associazione mafiosa, sia in libertà (Giuseppe Sinagra detto “finestra”) che detenuti (Massimo Salvatore Rocchetta), portando a termine estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo mafioso.

I rapporti fattivi e operativi del Foraci con Rocchetta, come l’investitura ricevuta dai giovani Bontempo Scavo, sono elementi univoci e concludenti, sia sul ruolo associativo che sulla crescita del ruolo di Foraci che diviene, dopo la scarcerazione, pedina fondamentale dell’associazione. Tanto si evince sia dal plurimo attivismo criminale, sia dalla rete dei contatti stesi che dai propositi di armare il gruppo. Il predetto viene a costituire un punto di riferimento, operativo anche tramite il figlio all’esterno, in una struttura dedita al pizzo, e come si vedrà, all’approvvigionamento e vendita di stupefacenti, con una serie di affiliati organici stabili che ne condividono il progetto.

Lo strettissimo legame tra Foraci ed esponenti di spicco della locale criminalità mafiosa appariva palese sin dall’avvio delle intercettazioni operate presso la propria abitazione. Dai colloqui intercettati, emergeva la necessità per Foraci di trovare un canale sicuro di comunicazione con il carcere di Messina, attraverso il quale far pervenire messaggi ad un detenuto. Foraci veniva intercettato proprio mentre era intento, unitamente al figlio Cristian ed alla moglie Rina, a scrivere una missiva indirizzata al detenuto Massimo Rocchetta. La lettera era finalizzata ad informare quest’ultimo di vicende di interesse dell’associazione mafiosa ed a chiederne l’intervento risolutore, attraverso i contatti con altro detenuto, appartenente alla famiglia calabrese Nirta Strangio. Ne seguiva uno scambio di corrispondenza che aveva ad oggetto un’attività estorsiva da compiersi nei confronti di una ditta di Sant’Agata di Militello che effettuava lavori sia in Calabria che in Sicilia. In altre circostanze, invece, i due intrattenevano corrispondenza relativa ai canali di approvvigionamento di stupefacenti.

Nella organizzazione del modus operandi delle richieste estorsive, Antonio Foraci forniva precise istruzioni al figlio Cristian ed a Giovanni Montagno Bozzone, raccomandando loro di fare presente agli estorti che era lui il soggetto cui fare riferimento per la raccolta dei soldi. Questi costringevano quindi le vittime a consegnare il denaro sotto la minaccia, anche implicita, derivante dall’appartenenza alla associazione mafiosa operante nel territorio di Tortorici, così sottintendendo e prospettando l’eventualità di attentati.
Ed è proprio nel campo delle estorsioni che il Cristian Foraci vuole dimostrare al padre il suo spessore criminale. Durante un colloquio intercettato il Cristian si vanta che, durante la detenzione del padre, ha costretto un commerciante a corrispondergli la somma di 1.000 euro.

In un’altra intercettazione, dopo un rifiuto di pagamento, si sente Antonio Foraci dire al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attività commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum “gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Padre e figlio poi, in una escalation estorsiva di matrice mafiosa, decidevano di prendere di mira l’autovettura della vittima, ove questa avesse manifestato ulteriore resistenza alle richieste di denaro. La pressione alla fine dava effetto ed il commerciante consegnava la somma di denaro richiesta.

Le estorsioni, consumate o tentate, consistevano sia nella materiale dazione di denaro sia nella richiesta di attività lavorative per i familiari. Inoltre, consistenti le quantità di sostanze stupefacenti sequestrate, tra cui 140 grammi di cocaina e 600 grammi circa di marijuana: in particolare, 100 grammi di cocaina, venivano sequestrati a Antonio Montagno Bozzone, mentre li trasportava a bordo di un bus di linea che da Messina va a Tortorici, 30 grammi di cocaina venivano rinvenuti e sequestrati, debitamente occultati da Antonio Foraci, in un muro sito in prossimità della sua abitazione, 10 grammi di cocaina, venivano sequestrati a Luca Destro Pastizzaro che li trasportava insieme a Cristian Foraci e i 400 grammi di marijuana venivano sequestrati durante la perquisizione effettuata a casa di Luca Destro Pastizzaro. Il rimanente veniva sequestrato al gruppo orlandino di cui si parlerà in seguito. Nel corso delle indagini sono emerse, anche diverse progettazioni di rapine ai danni di commercianti locali che per cause indipendenti dalla loro volontà non sono state portate a compimento.