Nel numero di 'Micromega' in uscita oggi: Davigo e Ardita, inefficienza giustizia frutto scelte politica

1 Giugno 2016 Inchieste/Giudiziaria

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Roma – “I politici che parlano di efficienza della giustizia dovrebbero percio’ prima ammettere che la gran mole di procedimenti che paralizza la giustizia e’ il prodotto di regole che essi hanno varato o hanno mantenuto, e delle risorse che hanno negato”. Lo scrivono nel numero di ‘Micromega’ in uscita domani Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione magistrati e neo presidente di sezione della Corte di Cassazione, e Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Messina, che in un saggio a quattro mani fanno il punto su alcuni dei termini piu’ usati ed abusati nel dibattito sulla giustizia, facendo chiarezza su alcuni dei piu’ comuni fraintendimenti, da “giustizialismo” e “garantismo” a “efficienza” della giustizia. Il testo esplora il campo della prescrizione, delle intercettazioni, dell’efficienza della Giustizia e dello scontro tra politica e magistrati. Il tutto in una cornice nella quale si rivendica il diritto dei magistrati ad intervenire nel dibattito nell’ interesse dei cittadini i quali devono potere essere messi in condizione di “dire se una legge ha un effetto disastroso sulla capacita’ di scoprire i reati, o sulla tenuta di un sistema di crime control”.

I due magistrati riflettono poi su alcuni luoghi comuni, come l’utilizzo di alcune espressioni “bandiera” elaborate spesso per produrre effetti mediatici privi di un nesso con la realta’. E cosi’ coloro che pretendono eguale rigore per tutti i cittadini diventano dei ‘giustizialisti’; per evitare la pubblicazione di conversazioni private si pretende di limitare le intercettazioni in nome della ‘privacy’; i magistrati su cui pesa un arretrato micidiale dovuto a leggi schizofreniche sono accusati di essere dei fannulloni. Nel saggio si descrive un sistema penale che “naviga a vista”, affogato da una patologica domanda di giustizia, e nel quale il Parlamento continua ad immettere ipotesi di reato, senza preoccuparsi del fatto che non si riesce ne’ a celebrare tutti i processi, ne’ ad eseguire le pene di quelli che vengono celebrati. Concludono Davigo e Ardita ricordando che “quando la giustizia funziona, la politica raggiunge piu’ facilmente i suoi obiettivi sul piano socio-economico, scoraggiando la corruzione e incrementando concorrenza e produttivita’”. (AGI)

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