5 Marzo 2017 Cronaca di Messina e Provincia

L’AFFONDO di Max Passalacqua: L’assessore Cuzzola e la moglie del sindaco. Un thriller per Accorinti

Su una cosa, a proposito del nuovo assessore al Bilancio della giunta Accorinti, sono tutti d’accordo: Enzo Cuzzola è bravo e competente. Lo pensano sia a destra che a sinistra, non a caso ha attraversato Repubbliche (prima, seconda, forse già la terza), schieramenti, partiti, esperienze politiche diversissime, persino tempeste giudiziarie da vero “uomo per tutte le stagioni”.

Enzo Cuzzola nasce socialdemocratico, in quel Psdi reggino monopolizzato da Paolo Romeo, avvocato iscritto alla massoneria dai primi anni Ottanta e più volte arrestato e condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa. Transita nello Sdi in tempo per diventare assessore ai Lavori pubblici nella Giunta della “Primavera di Reggio” guidata da Italo Falcomatà, probabilmente la figura di maggiore spicco nella politica tra le due sponde dello Stretto negli ultimi vent’anni: il modo in cui arriva questa nomina, tuttavia, finisce dritto dritto nelle pagine di cronaca nera perché il suo predecessore, Sergio Giordano, non viene confermato dopo che il dirigente dello Sdi Carlo Colella è gambizzato dal capogruppo dello stesso partito, Leo Pangallo, assolto in appello dall’accusa di associazione mafiosa dopo la condanna in primo grado a tre anni, e ritenuto esponente della cosca Caridi. Colella non solo aveva chiesto ai vertici del partito di allontanare Pangallo dallo Sdi dopo la condanna, ma aveva indicato Giordano nella “giunta tecnica” voluta da Falcomatà che i partiti non accettavano più, tanto da agitare la crisi per ottenere il rimpasto. E nel rimpasto – secondo un’informativa della Questura di Reggio Calabria – «Sergio Giordano non veniva confermato nella carica di assessore, al suo posto entrava in giunta Enzo Cuzzola, per il quale veniva chiesta e ottenuta la delega ai Lavori Pubblici. Secondo le indagini della Squadra Mobile ciò rispondeva anche agli interessi della “cosca Caridi” ed era frutto di una trattativa diretta tra il capogruppo Pangallo ed il sindaco Falcomatà, nel senso che la designazione di Cuzzola e la delega ai lavori pubblici non erano state pattuite in alcuna riunione interpartitica ufficiale». (Gazzetta del Sud, 16 novembre 1999).

Con la fine (tragica) dell’era Falcomatà, dal centrosinistra Cuzzola si ricicla rapidamente all’ombra del successore Peppe Scopelliti e del centrodestra tanto da finire coinvolto, da dirigente comunale alla Programmazione, nel processo cosiddetto “Fallara-bis” durante il breve mandato di Demi Arena, fedelissimo di Scopelliti eletto sindaco nel 2011 e decaduto un anno dopo in forza dello scioglimento per mafia del Comune di Reggio. Cuzzola, in questa fase, insieme ad altri dirigenti è accusato di essersi riconosciuto “extra” non dovuti (nel suo caso per 13 mila euro) «in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione», ma il processo finisce con la prescrizione. Attualmente, il Comune sta valutando se vi sia modo di recuperare le somme indebitamente incassate dagli ex dirigenti.

All’attività politica, Cuzzola affianca da molti anni quella professionale: consulente di numerosissimi enti locali, ottiene incarichi su incarichi per la sua società “Interdata Center sas” che nel 2015 ottiene con affidamento diretto dal sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina (eletto tre giorni prima), la gestione del servizio di segnalazioni qualificate – per capirci, per conto del Comune segnala all’Agenzia delle Entrate i contribuenti morosi – prima svolto dalla Sati srl, società in house del Comune di Reggio Calabria posta in liquidazione. Primo problema: da qualche mese Cuzzola è anche “OIV” (Organismo indipendente di valutazione) del Comune, cioè è l’organo “terzo” chiamato a valutare le performances dell’amministrazione in termini di efficienza degli uffici e dei servizi, trasparenza e quant’altro. Secondo problema: alla Sati lavorava a progetto la moglie del sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina, che viene immediatamente assunta dalla “Interdata Center Sas”, anzi dalla “Interdata Cuzzola srl” come la società si chiama ufficialmente dal 1. maggio 2015, per quanto ancora a settembre i documenti del Comune facciano riferimento alla “Interdata Center”. Tra sospetti di conflitto di interessi e accuse di nepotismo, ce n’è abbastanza perché sette senatori presentino un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e dell’Economia, mentre un consigliere comunale invia le carte alla Procura e all’Autorità nazionale anticorruzione.

Cuzzola respinge sdegnosamente le accuse, sostenendo la liceità dell’incarico diretto e l’assenza di conflitti di interesse con il ruolo di OIV. Sempre meglio delle spiegazioni del sindaco Messina, il quale nell’aula consiliare risponde alle richieste di dimissioni domandandosi perché sua moglie debba essere danneggiata… Ad ogni modo, Cuzzola di lì a poco si dimette da OIV «per non mettere a rischio la sua azienda»; una scorciatoia che sembra aver posto fine alla vicenda.

Ora, è vero che a Messina La moglie del sindaco è principalmente un romanzo di Raffaele Lindia, un thriller a sfondo fantapolitico, ed è anche vero che Renato Accorinti non è sposato; se però fossi nella sua compagna, il consigliere comunale Cecilia Caccamo, un po’ le orecchie mi fischierebbero…

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