14 Marzo 2017 Mondo News

Calcio, Terza Categoria: Neppure Totò Schillaci salva il Crocetta dal ko

Totò. Cioè stivale nero di pelle, jeans stretti, camicia aperta. Il giaccone del Meroni perché i compagni del Crocetta, la squadra che perde tutte le partite, non sono ancora arrivati. Rivoli non è Palermo, fa freddo, ma Schillaci è sempre Schillaci: sorriso, battuta pronta e pochi fronzoli. Si fa prestare il piumino dai rivali e aspetta con pazienza nello spogliatoio trasformato in un set. Lampade, microfoni, le telecamere di «Quelli che il calcio». La tribuna si riempie, le famiglie del quartiere si affacciano dai balconi. Ci sono milioni di appassionati incollati alla tv, per vedere com’è il bomber delle «Notti magiche» di Italia 90 in una domenica normale, di calcio popolare. Ci sono i tifosi che incrociano le dita: basterà Schillaci per far vincere la squadra più scarsa d’Italia?

No. Il pallone è severo ma democratico. Conta, prima di tutto, correre. Quindi finisce 5 a 1 e i punti dei gialloblu restano zero: i tre guadagnati due settimane fa schierando l’ex serie B Moreno Beretta (ieri sugli spalti) saranno decurtati, perché il tesseramento non era regolare. La favola stavolta dura un’azione: Totò apre verso destra, l’esterno mette dentro per il presidente Stefano Armitano, che nel 4-4-2 fa coppia con il bomber. E gli ruba la scena: gol, vantaggio momentaneo. Si soffre, il portiere fa miracoli ma cede una volta. All’intervallo è uno pari e Schillaci ci crede ancora. Poi quando esce, al ’70, la situazione precipita. «Concentrazione, non pensate alla classifica. Sono venuto da Palermo apposta e mi piace vincere», si era raccomandato prima del riscaldamento. Dopo il triplice fischio lancia soltanto un appello ad Armitano: «Servono giovani rinforzi. Ma adesso ci sono gli sconti».

Il Crocetta schiera quattro cinquantenni dal primo minuto, oltre a Totò. «Facciamo 250 in anni in cinque» spiega il vicepresidente 47 enne Roberto Lampitelli. Un’operazione al cuore due anni fa. E l’orgoglio di aver avuto persino più gamba di uno Schillaci appesantito. «Era il mio idolo, quando esplose avevo 20 anni. Era fermo da tanto, ma che tocco e che velocità di pensiero, si è vede che è uno che ha fatto i Mondiali».

Per emozionarsi bisogna avere l’età: la maggior parte degli avversari non erano ancora nati nell’estate di Italia ’90. Più dell’ospite, per loro il problema sono i giornalisti. «All’inizio ci siamo innervositi per le riprese» confessa Federico, portiere del ’94, che abita in un palazzo accanto al campo. Tutto quel circo stona in un campo così, come migliaia di altri. Con le reti vecchie, i cartelli scritti a mano, qualche calcinaccio in un angolo. Ci si cambia in un prefabbricato, si spalma l’olio di canfora, si urla contro l’arbitro, si esulta come se fosse la Champions League. C’è un dio del pallone tra i 22, ma resta l’inferno, o la magia, della Terza Categoria.