Mafia: processo Borsellino quater, Salvatore ‘c’è un giudice a Berlino’

21 aprile 2017 Inchieste/Giudiziaria

“Sono lieto di questa conclusione del processo: c’è un giudice a Berlino”. Commenta così la sentenza di stasera l’ingegner Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato a via D’Amelio, nonché fondatore del movimento delle “Agende Rosse” in memoria di Paolo. “Ogni tanto arriva qualche notizia positiva. Ci tenevamo in maniera particolare – e l’abbiamo chiesto come parte civile – che Vincenzo Scarantino venisse scagionato. Il reato di calunnia è stata dichiarato estinto dai giudici nisseni per prescrizione. Scarantino è stato vittima, a sua volta, di un depistaggio”.

 

“Il fatto che i condannati siano i boss di una famiglia mafiosa, piuttosto che di un’altra, per me ha poca importanza – prosegue Borsellino – Ma le conclusioni di questo processo dimostrano chiaramente che alla base della strage ci sono dei pezzi dello Stato. Sono loro la mente organizzativa, mentre i mafiosi ne sono stati gli esecutori materiali. A noi interessa che su questo si vada fino in fondo. Anche rispetto a chi ha avallato quei processi, il Borsellino 1 e 2, a chi ha avallato i depistaggi”.

 

“La sentenza odierna – conclude Borsellino – riconosce inoltre la bontà, da parte della Corte, delle tesi presentate dall’avvocato di parte civile Fabio Repici ed è dunque un importante riconoscimento al suo impegno nel corso di tutti questi anni, al suo lavoro”.