1 Giugno 2017 Giudiziaria

Processo Ciancio, l’editore rinviato a giudizio per concorso esterno con la mafia

“E’ un rinvio a giudizio che non mi stupisce. La mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati è nelle indagini dei Carabinieri del Ros. Sarebbe bastato leggerle per decidere diversamente”. L’editore Mario Ciancio Sanfilippo commenta così la decisione del Gup di Catania Loredana Pezzino che lo ha rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio il proscioglimento dell’imprenditore disposto dal Gup Gaetana Bernabò Distefano. Il processo comincerà à il 20 marzo 2018 davanti la prima sezione del Tribunale penale e l’inchiesta della procura etnea che era sfociata all’inizio nell’archiviazione, era durata diversi anni, fino a che il Gup Luigi Barone ha disposto la trasmissione degli atti ai Pm che avevano chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore. La procura ha poi chiesto l’ appello contro l’archiviazione. “Non posso però fare a meno di dire – aggiunge l’editore – che provoca in me un moto di indignazione il fatto che una ricostruzione fantasiosa e ricca di errori e di equivoci – che ha deformato cinquant’anni della mia storia umana, professionale e imprenditoriale, alterando fatti, circostanze ed episodi, sostituendo la verità con il sospetto – sia stata adottata quale impermeabile capo di accusa per attivare un processo contro di me. Ho sempre piena fiducia nell’operato della magistratura e – osserva Ciancio Sanfilippo – non ho dubbi che sarò assolto da ogni addebito. Sono pronto a difendermi con determinazione, continuerò serenamente a lavorare mentre i miei legali riproporranno con pazienza tutte le innumerevoli argomentazioni a sostegno della mia innocenza. Anche se i tempi si dilateranno – conclude l’editore – riuscirò a dimostrare chiaramente il grave errore consumato con questo rinvio a giudizio”.

Parti civili nel processo i fratelli del commissario Beppe Montana, con l’avvocato Goffredo D’Antona, e l’ordine dei giornalisti di Sicilia, con Dario Pastore. In aula per l’accusa i Pm Antonino Fanara e Agata Santonocito. L’editore è difeso dagli avvocati Giulia Bongiorno e Carmelo Peluso.