5 Giugno 2017 Mondo News

LA RIFLESSIONE DI CLELIA MARANO: GIU’ LE MANI DALLA SIRIA! NONOSTANTE ASSAD…

In questi giorni si sente un gran parlare della situazione in medio oriente soprattutto a causa dei sanguinosi attentati che hanno distrutto centinaia di vite innocenti. Attentati che hanno stuzzicato le ipocrisie dei governi che fanno capo alla cultura predominante del nostro mondo, ovvero quella a stelle e strisce.

Partendo da qua, proprio dagli Usa, che vogliamo aprire una riflessione, laica, depurata dall’informazione mainstream che vede la Siria come un paese in lotta, guidato da un pazzo sanguinario che massacra il suo popolo. Proprio quest’ultimo, nonostante il clima di terrore sia alimentato da altri, diviene prioritario nelle azioni militari dei paesi occidentali. Rovesciare Bashar al-Asad sembra essere la soluzione a tutti i nostri problemi e del popolo siriano.

Proprio lui che insieme all’alleato Putin sta realmente combattendo contro l’ISIS e affini, come Al Nusra e i ribelli “moderati” del Free Syrian Army, questi ultimi fidi guardiani della propaganda occidentale, funzionali al mantenimento del volto umano della causa ribelle.

Bashar al-Asad, sicuramente non è uno stinco di santo, ma neanche il sanguinario che USA e compagni descrivono. Il conflitto siriano inizia intorno l’estate del 2012 quando il Free Syrian Army decide di intraprendere la lotta armata per rovesciare il governo di Bashar al-Asad, nonostante le aperture di quest’ultimo alle proteste iniziate dall’opposizione nel 2011. Aperture che avevano portato a libere elezioni e multipartitismo. Al conflitto armato si sono aggiunte anche formazioni di chiara ispirazione jihadista come il Fronte Al-Nusra, famoso è l’episodio di cannibalismo che ha visto coinvolto un militante di quest’ultima (Abu Sakkar) ripreso dalle telecamere dei suoi compagni. Le riprese mostrano Abu Sakkar mangiare il fegato dal cadavere di un soldato siriano. A questi si sono aggiunti i più temibili guerriglieri dell’ISIS, il cui unico interesse è quello di sostituire la Repubblica di Assad con un regime teocratico di natura jihadista. Neanche a dirlo che tutte queste formazioni hanno ricevuto armi, addestramento e soldi dai governi a stelle e strisce. L’utilizzo di queste pratiche in realtà hanno visto un rafforzamento della figura di Bashar al-Asad agli occhi della sua gente, nonostante la propaganda mostri il governo siriano in discutibile flagranza di utilizzo di armi chimiche, quest’ultime, tra l’altro, consegnate all’ONU nel 2013.

Prima del conflitto la Siria era un paese laico, con un suo dignitosissimo welfare e soprattutto, cosa non gradita alle potenze occidentale, con delle riserve petrolifere seconde solo a quelle irachene. Riserve che secondo la U.S. Energy Information Administration ammonterebbero a 2,5 miliardi di barili. Inoltre la Siria possiede delle grosse riserve di gas naturale che prima del conflitto erano utilizzate per soddisfare perlopiù il fabbisogno interno. Il reale problema, che suscita pruriti non indifferenti ai governi occidentali, stava nel fatto che dal 1964 le licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti erano riservati agli enti statali siriani e fruttavano per le casse dello stato un’entrata pari a 4 miliardi di dollari l’anno, prodotta dalle esportazioni in Europa. Evidentemente tutto questo per alcuni giustifica la più grande operazione di delegittimazione degli ultimi vent’anni, oltre ad aver distrutto un popolo che viveva più o meno dignitosamente. Il petrolio, il gas, ma anche la posizione strategica della Siria in medio oriente sono i colpevoli di una guerra tutta nostra (occidente) che ha prodotto milioni di rifugiati, miseria, povertà e lacerazione all’interno dei territori del medio oriente. Il conflitto in Siria ha generato oltre 10 milioni di sfollati. Chi ha potuto è fuggito ed oggi si trova nella condizione di rifugiato. Perlopiù i rifugiati sono in Giordania, Iraq, Libano e Turchia, dove insistono almeno 4 milioni di siriani. In migliaia stanno cercando di raggiungere l’Europa. I combattimenti, i bombardamenti e l’egemonia del Daesh hanno raso al suolo il paese determinando la catastrofe umanitaria che attualmente è in corso.

La guerra in Siria va fermata, ma non destituendo il legittimo governo siriano appoggiato dai russi, suoi alleati, ma vanno rimosse tutte le interferenze esterne tra cui gli USA, che continuano a mietere vittime civili nei bombardamenti (circa 484 i civili uccisi sotto le bombe americane), la Turchia, la Gran Bretagna, l’Arabia Saudita e ovviamente i loro alleati NATO. La Siria non è in pericolo per il proprio governo, va sostenuta e difesa dai predatori occidentali nonostante Assad.

Clelia Marano