L’ANALISI: ECCO COS’E’ LA SINISTRA OGGI di Gianmarco Sposito

25 Giugno 2017 Culture

L’assemblea organizzata intorno all’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, tenutasi meno di una settimana fa al Teatro Brancaccio di Roma, ha riesumato le speranze per il “popolo della sinistra”, ormai orfano di punti di riferimento politici all’interno del quadro parlamentare. Eppure quell’assemblea, che ha visto una larga partecipazione di soggetti politici, associazioni, pezzi di movimento e di sindacato, mi ha dato l’impressione di una grandissima conta dei reduci della classe dirigente “sinistra” che ha contribuito alle peggio contro-riforme sul mondo del lavoro e sui diritti sociali. Contro-riforme che paghiamo qui ed ora, come il job-act, l’abolizione dell’art.18, la riforma sulle pensioni, il piano casa di Renzi ecc. ecc.

La prima fila a D’alema e Vendola, l’intervento di Gotor, seppur abbondantemente contestato, sono segnali concreti all’interno del linguaggio estetico dell’assemblearismo. Al di là della narrazione dell’appello, degli “anche condivisibili interventi” che si sono susseguiti, questi fino a poco tempo fa stavano al governo, o comunque hanno contribuito in qualche modo all’ascesa di Renzi. C’è chi, addirittura con una scissione contro il governo, continua a sostenerlo ugualmente, vedi MDP dello stesso D’alema e Bersani. Un miscuglio di ipocrisie di una classe dirigente ormai passata, che ha fatto il suo tempo, e che se volesse realmente il bene della sinistra farebbe meglio a farsi da parte.

Però prima dobbiamo capire cos’è la sinistra oggi. Infatti se non ne comprendiamo il suo mutamento, non riusciamo a capire quanta coerenza c’è all’interno di quella classe dirigente, che soltanto all’apparenza è schizofrenica e incoerente. Negli ultimi vent’anni, con l’avvento del maggioritario, si sono susseguite in alternanza coalizioni di centro-destra e centro-sinistra. Entrambe in realtà, dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, hanno in larga parte fatto lo stesso. Anzi, a mio modesto avviso, un profilo più esclusivamente neoliberista lo ha avuto il centro-sinistra, egemonizzato all’interno dalla sua componente maggioritaria, ovvero il Partito Democratico. Da erede del defunto PCI a vero baluardo dell’establishment.

Sono lontani gli anni in cui il “partito” era rappresentanza vera di larga parte di popolo: operai, impiegati, studenti, intellettuali. L’operaio è stato nel frattempo sostituito da Colaninno con buona pace del mondo del lavoro. Il popolo, quello vero e non quello di “sinistra”, ha perso i suoi riferimenti, sta in larga parte a destra, o con la Lega o con i 5Stelle, in linea di massima preferisce non votare, e non fa parte neanche di quel civismo, dove in larga misura i reduci intendono riciclarsi. L’abbandono delle ideologie e il conseguente abbraccio di quella dominante (il liberismo), ha contribuito in maniera schiacciante ad una svalutazione della credibilità della parola sinistra nei confronti di ampi strati del proletariato urbano e non. Oggi sinistra vuol dire ipocrisia, vuol dire suggestioni, vuol dire anche “manettarismo”, nel senso più profondo della parola, degenerazione avviatasi durante il ventennio berlusconiano, dai girotondini in poi. L’antiberlusconismo ha contribuito in parte a tutto questo. Per anni il mantra da portare avanti è stato quello di sconfiggere il cavaliere a qualsiasi costo, anche se questo ha significato strizzare l’occhio ai grandi gruppi industriali di questo paese, o assumere una deriva bacchettona nei confronti dell’ex premier. Se B. non fosse rimasto affogato dai suoi vizi, avrebbe governato il paese per altri vent’anni. Purtroppo le debolezze si pagano, soprattutto quando non sei più credibile sotto il profilo di rappresentante della borghesia nazionale ed internazionale.

La caduta di Berlusconi, l’avvento di Monti e la candidatura del PD a partito dell’establishment sono passaggi fondamentali per la storia recente di questo paese. La sinistra che si appresta a governare i mutamenti, anche se questi significano lacrime e sangue per il nostro già martoriato stato sociale. Quando parlo di sinistra intendo anche parte della cosiddetta sinistra radicale, quella dei Vendola, dei Pisapia, dei sindaci in comune. Non dimentichiamoci che Sel riesce ad entrare nelle stanze dei bottoni in coalizione col PD, esprime ancora oggi il Presidente della Camera, pur essendosi riposizionata all’opposizione con la nuova maschera di Sinistra Italiana, e che tutti quelli che hanno costruito nuovi soggetti a sinistra sono o sono stati parte di quella coalizione e del governo Renzi. Mi viene da pensare ai Civati, ai Fassina, ai Bersani e ai D’alema, che per anni hanno votato come lui o hanno costruito politiche che sono andate nella direzione della svendita e della privatizzazione di ampi settori del paese. Adesso tutti pronti a riciclarsi, saltando dentro il carro del civismo d’élite.

E il popolo della “sinistra” che fa? Quest’ultimo o prende coscienza che non è questa la strada o rimarrà per sempre schiacciato tra l’ininfluenza politica e i trombati della classe dirigente.

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