BAVAGLIO E INTERCETTAZIONI, LA POLEMICA SULLA RIFORMA ORLANDO: Sebastiano ARDITA, ”Vogliono tutelare se stessi”. Per Maurizio GASPARRI le parole del magistrato sono “sconcertanti e deliranti”

Dalle pagine del Fatto Quotidiano il sostituto procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, aveva commentato il testo del provvedimento che ha scatenato tante polemiche sul Ministro Orlando (a seguire l’intervista al magistrato catanese). Il divieto prevede che non vengano riportare le intercettazioni integrali nei provvedimenti dei pm, dei gip e dei giudici del Riesame, ma solo sotto forma di sintesi. E da Roma non si è fatta attendere l’offensiva al vetriolo del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri che da buon ‘cane da guardia’ del potere politico attacca direttamente il magistrato. “Sorprendono le veramente deliranti affermazioni di magistrati che si abbandonano a discutibili interviste su questa materia. Deludente e sconcertante l’intervista rilasciata dal giudice Sebastiano Ardita, che avevamo conosciuto in ben altre circostanze e con ben altra credibilità. Ardita teorizza una sorta di inferiorità giuridica degli esponenti politici, con affermazioni incostituzionali e illegali delle quali lo stesso Csm dovrebbe chiamarlo a rispondere. E’ sconcertante che una persona che dispone di così ampi poteri dica cose così errate”. 

Questa l’intervista al procuratore Ardita di Antonella Mascali:

Dottore, questa proposta serve a voi magistrati che indagate? Con la cautela che occorre nel parlare di un testo non ancora definitivo, mi sembra di poter dire che la prima parte di questa disposizione non serve a chi indaga e certamente danneggia ancor di più chi è sottoposto a un processo. L’imputato si vedrà condotto in carcere senza conoscere esattamente quale frase gli viene attribuita, ma solo sulla base di una specie di riassunto. Nella logica della migliore valutazione dei fatti, sostituire l’elemento probatorio con una sua pur fedele rappresentazione è una operazione bizantina. È come se uno avesse la fotografia dell’istante in cui l’assassino colpisce la vittima, ma fosse costretto a raccontarla, senza poterla allegare. Ed è pure una soluzione ingenua perché inidonea a conseguire il suo scopo: se si teme che qualcuno divulghi il virgolettato, che adesso si può leggere in un provvedimento restrittivo, cosa impedisce che venga divulgato il verbale quando tutte le parti lo avranno, cioè dopo il deposito al tribunale della libertà? Infine, sul concetto di ‘conversazioni irrilevanti che il pm dovesse ritenere utili’, la cui trascrizione deve essere motivata con un decreto apposito, alzo proprio le mani. Perché non si capisce davvero il senso di questo ossimoro: le conversazioni o sono utili e dunque rilevanti o non lo sono. Se le cose stanno così sembra una norma scritta su un altro pianeta.

Qual è secondo lei l’obiettivo? Da anni gran parte della classe politica invoca una riforma delle intercettazioni finalizzata a limitare la divulgazione mediatica. Le disposizioni che mi ha appena letto sembrano rivolte esattamente solo a questo, anche a costo di travolgere i diritti delle parti nel processo. Del resto, come abbiamo detto e scritto più volte, il sistema della repressione dei reati dei colletti bianchi in Italia è pressoché all’acqua di rose: fa molta meno paura di quella che viene definita “gogna mediatica”. Ma nessuno di coloro che urla contro la gogna mediatica è in grado di comprendere che essa è proprio la conseguenza della inefficienza della repressione penale.

Ogni volta che si vuole fare un giro di vite alle intercettazioni si grida alla violazione della privacy da parte dei giornalisti o al protagonismo di tanti pm che attraverso le intercettazioni inserite nelle ordinanze di custodia cautelare o di perquisizione vogliono farsi pubblicità. Lei cosa ne pensa? Questo problema riguarda solo la cosiddetta classe dirigente del Paese e non i normali cittadini. Penso che chi abbia la responsabilità di rappresentare gli altri o di gestire interessi da cui dipende il bene della collettività dovrebbe preoccuparsi di mantenere una condotta civile degna del ruolo che occupa piuttosto che chiedere tutele della propria privacy. Durante la cosiddetta udienza stralcio che sarà alla chiusura delle indagini le parti, davanti al giudice, stabiliranno quali intercettazioni trascrivere e depositare al processo. Ma se ci fossero registrazioni rilevanti per l’opinione pubblica? Non le potremo mai pubblicare perché custodite in un archivio segreto… Anche attualmente possono esserci comunicazioni che la stampa e di conseguenza l’opinione pubblica non conoscerà mai perché ritenute da tutte le parti irrilevanti.

Quindi, per tornare al punto precedente, la questione della privacy che si agita per giustificare questo giro di vite è una falsa questione? Sì, perché pure adesso la privacy può essere tutelata. La classe politica dovrebbe preoccuparsi di avere una condotta civile degna del ruolo che occupa piuttosto che chiedere tutele della propria privacy.

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