E’ ACCUSATO DI CONCORSO ESTERNO ALLA MAFIA – MESSINA, MAURIZIO MARCHETTA SCEGLIE L’ABBREVIATO. IL 24 MAGGIO LA SENTENZA

Udienza preliminare questa mattina per Maurizio Sebastiano Marchetta, difeso dall’avvocato Ugo Colonna che ha depositato una ventina di atti a difesa del cliente, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il Gup Monica Marino ha disposto l’abbreviato su richiesta della stessa difesa. Ha invece escluso dalla costituzione di parte civile il pentito Carmelo Bisognano, che ne aveva fatto richiesta attraverso il proprio legale, l’avv. Fabio Repici. Questo sul presupposto, tra l’altro, secondo Repici, che “…dalle dichiarazioni da Marchetta rese a gennaio e febbraio 2009 furono preservati e tutelati alcuni importanti esponenti della organizzazione mafiosa barcellonese, quali Salvatore Di Salvo, Giovanni Rao, Carmelo Mastroeni, Rosario Pio Catari e altri ancora, oltre a interlocutori istituzionali del clan, come l’on. Bennati…”, e quindi “…viene in rilievo l’evidente nocumento procurato da quelle condotte delittuose dell’imputato al signor Carmelo Bisognano, il quale… vide messa in discussione la propria attendibilità in relazione non solo alle accuse da lui formulate nei confronti dell’imputato Marchetta ma anche e soprattutto in relazione a quelle da lui formulate all’indirizzo di importanti esponenti del clan…”. La richiesta è stata poi, come detto, rigettata.

L’udienza è stata rinviata al 24 maggio del prossimo anno, giorno in cui si andrà a sentenza.

Specificatamente, i Pubblici ministeri della DDA di Messina, Angelo Cavallo, Vito Di Giorgio e Francesco Massara contestano a Marchetta di aver “concorso nell’associazione denominata “famiglia barcellonese”, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina, cui aderivano, tra gli altri, Giuseppe Gullotti, Giovanni Rao, Salvatore Di Salvo, Salvatore Ofria, Carmelo D’Amico, Carmelo Bisognano ed altri ancora, per i quali si è proceduto separatamente”. Sempre secondo i Pm, “l’organizzazione mafiosa, avvalendosi della forza d’intimidazione permanente dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento e di omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa matura contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la fede pubblica, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta ed indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri”.

In particolare, Maurizio Sebastiano Marchetta, nella sua qualità di socio delle imprese “Cogemar” ed “Archimpresa”, avrebbe svolto attività economiche in “società di fatto e comunque per conto e nell’interesse di Salvatore Di Salvo  e di Carmelo Mastroeni”; Marchetta, inoltre avrebbe partecipato “ad una serie di turbative di aste ed appalti truccati anche per conto e nell’interesse” degli stessi Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni e di altri imprenditori ad essi vicini, tra i quali – citano i magistrati – il costruttore Mario Aquilia, condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Gotha 1, scattata il 24 giugno 2011.

“In tal modo – scrivono i magistrati – ricavando vantaggi costituiti, per quanto riguarda Maurizio Marchetta, dallo svolgimento della propria attività imprenditoriale sotto la “protezione” e con l’“ausilio” dell’organizzazione mafiosa di riferimento, nonché potendo partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra; per quanto riguarda l’associazione mafiosa barcellonese, in particolare Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni, ricavando il vantaggio di partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra e di svolgere attività imprenditoriale “pulita” al riparo dai più penetranti controllo delle forze dell’ordine”. I reati contestati, secondo la Procura, sarebbero stati commessi in un periodo compreso tra il 1993 e il febbraio 2011.

CHI E’

Enfant prodige della politica e dell’imprenditoria nel Longano a fin anni ‘90, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito guidato al tempo dal senatore ed ex sottosegretario alle Infrastrutture,Domenico Nania. Nel luglio 2003, con la deflagrazione dell’inchiesta denominata “Omega”, relativa all’infiltrazione della criminalità organizzata nella realizzazione di buona parte delle opere pubbliche della provincia di Messina, i magistrati contestarono all’imprenditore-consigliere di “aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta”. Tre anni più tardi, furono i componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona a tracciare un profilo tutt’altro che lusinghiero su Maurizio Sebastiano Marchetta. I commissari, in particolare, si soffermarono sugli “stretti rapporti di cointeressenza esistenti” con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le “documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa”. Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con il noto avvocato Rosario Pio Cattafi, nel novembre 2015 condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione nell’ambito del procedimento Gotha 3, sentenza tuttavia annullata dalla Cassazione lo scorso 1 marzo 2017, con conseguente rinvio del procedimento dinanzi la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

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