BARCELLONA: PROMETTEVA POSTI AL POLICLINICO E NEI NOSOCOMI DELLA PROVINCIA. MESSINESE RINVIATO A GIUDIZIO

26 ottobre 2017 Inchieste/Giudiziaria
Leonardo Orlando – Barcellona – Prometteva, raggirando ben 11 nuclei familiari, posti di lavoro inesistenti all’Azienda sanitaria provinciale, millantando conoscenze “particolari nel mondo della sanità” e assicurando ai componenti di interi nuclei familiari che se avessero pagato somme di denaro per oliare certi meccanismi sarebbero stati assunti e impiegati con le mansioni più svariate negli ospedali di Barcellona e Milazzo. Un uomo di Messina, Santo Grasso, 69 anni, che per non rivelare la sua vera identità si presentava alle vittime con il falso nome di “Santino De Stefano”, è stato rinviato a giudizio dal giudice Fabio Gugliotta, perché dovrà rispondere di numerosi episodi di millantato credito e di una serie di truffe e di tentate truffe ai danni di 11 persone a cui aveva promesso un posto di lavoro all’Asp dietro corresponsione di somme di denaro che variavamo da un minimo di 1.400 euro ad un massimo di 2 mila e 200 euro a titolo di spese e di acconti. Le vittime, in tutto 11, si sono costituite parte civile con l’avv. Alessandro Oliva
Santo Grasso ha iniziato la sua azione nella zona tirrenica l’11 aprile scorso, agganciando le prime vittime che hanno creduto alle possibilità di avere posti di lavoro come “portantini” agli ospedali di Barcellona e Milazzo. In un caso l’uomo avrebbe promesso ad un padre che le sue figlie sarebbero state assunte come “digitatrici” al Policlinico di Messina. Il presunto truffatore che millantava “agganci” – diceva – presso “l’Asp di Milazzo”, che gli avrebbero permesso di ottenere posti di lavoro nell’imminenza dell’uscita del bando di concorso per i nosocomi di Barcellona e della Città del Capo. Per dimostrare la veridicità delle sue affermazioni l’uomo dava appuntamenti nell’atrio dell’ospedale di Milazzo. Poi arrivati davanti all’ingresso di una stanza di un medico, invitava le sue vittime ad attendere nel corridoio e si introduceva nella stanza per parlare con il sanitario. Subito dopo, una volta uscito, rassicurava che aspettava il posto di lavoro che tutto stava procedendo per il meglio. Poi passava alla richiesta di denaro, quasi sempre un acconto di 1. 400 euro e con punte fino a 2 mila euro, sostenendo che sarebbero servite per “ingrassare gli ingranaggi” che avrebbero consentito alle vittime che accorrevano, una dopo l’altra, agli appuntamenti che l’uomo fissava di volta in volta.  Rassegnare da Gazzetta del Sud