MESSINA: QUELLA CONDANNA PER APPROPRIAZIONE INDEBITA DEL DICEMBRE 2016. LA GENESI DELL’INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DI ENZO BASSO

30 ottobre 2017 Senza categoria

Le indagini, che sono state eseguite dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza coordinato dal ten. col. Jonathan Pace, che hanno portato all’arresto del giornalista Enzo Basso nascono nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso editore terminato con una condanna a sei mesi. Basso all’epoca sentito a sommarie informazioni dagli inquirenti, rendeva dichiarazioni da cui sarebbero poi emersi “evidenti opacità nella gestione di “Editoriale Centone Srl” che ingeneravano seri dubbi sulla effettiva tenuta della situazione economico-patrimoniale della società”. Gli approfondimenti dei carabinieri portarono alla luce “sostanziosi giroconto” e “bonifici per anticipo su fatture” a favore di una serie di enti societari che, sebbene distinti dalla Editoriale Centonove Srl”, risultavano avere tutti la sede legale al medesimo indirizzo. E’ così che viene aperto un altro fascicolo di indagine, nell’ambito del quale veniva dato incarico di consulenza tecnica contabile al dott. Germano Garofalo per procedere all’analisi contabile di tutte le società orbitanti intorno alla società madre. Le intercettazioni e i numerosi verbali riempiti dai dipendenti e collaboratori delle società hanno contribuito a dare un quadro completo delle “irregolarità nella gestione dei bilanci e di operazioni illecite tese a mascherare lo stato effettivo di decozione delle società attraverso un complesso meccanismo operativo, elaborato e gestito dal Basso, in forza del quale, dopo aver gravato determinate imprese ‘gemelle’ degli oneri connessi alla titolarità delle testate giornalistiche, indebitandole con fisco e istituti previdenziali, le si metteva in liquidazione, trasmettendo le testate medesime a imprese momentaneamente in bonus per continuare la gestione al riparo da ingerenze esterne”. Capisaldi del sistema, come risulta evidente dall’ordinanza del gip Leanza, sono “il carattere cooperativo delle imprese coinvolte, funzionali a garantire il godimento dai benefici connessi a tale tipologia societaria; la presenza del Basso e di una serie di persone a lui fiduciariamente collegate nella compagine delle cooperative e società collegate; la condivisione della sede o comunque dei luoghi dove si svolgono le principali attività dei soggetti giuridici in questione; la natura delle operazione poste in essere, volte a far trasmigrare verso la società cooperativa di volta in volta avente causa la parte più rilevante e onerosa dell’attività di impresa. Contestualmente si rilevavano condotte sistematicamente volte a evadere le imposte mediante meccanismi ben congegnati di false fatturazioni tra le diverse società di quello che si configura come una vera e propria ‘holding’ riconducibile a Enzo Basso”.

LA CONDANNA

Nel dicembre del 2016 l’editore Enzo Basso fu condannato per appropriazione indebita a 6 mesi di reclusione e a 600 euro di multa. Era accusato, nella qualità di amministratore unico e legale rappresentante della società ‘Editoriale Centonove Srl’, di essersi appropriato indebitamente di 12.000 mila euro. In particolare la ‘Editoriale Centonove Srl’ e la società ‘Consultant Srl’ costituivano un raggruppamento Temporaneo di Imprese per la fornitura congiunta del servizio conferito con appalto indetto dalla Regione Siciliana ed avente ad oggetto ‘affidamento servizio rassegna stampa telematica e video’. La editoriale Centonove Srl assumeva la funzione di mandataria e rappresentante e stipulava in questa veste con la Regione Siciliana il contratto di appalto, “in forza del quale la stazione appaltante e il Raggruppamento pattuivano la corresponsione del compenso, erogato a beneficio del R.T.I. medesimo, mediante versamento sul conto della Editoriale Centonove Srl. All’esito dei pagamenti di volta in volta ricevuti, la Editoriale Centonove Srl ometteva di conferire alla ‘Consultant Srl’ la ‘quota-parte’ di spettanza, appropriandosi così indebitamente della somma pari a euro 12.000, e dimostrando l’intenzione di tenere la cosa come propria”. Durante il dibattimento un teste raccontò di avere accertato che il titolare della società Editoriale aveva la materiale disponibilità su quel conto, avendo verificato gli spostamenti di danaro, come i bonifici della Regione e l’esistenza di alcuni bonifici riversati su altre due società. L’inchiesta nacque dalla denuncia di Sergio D’Ippolito, presidente del consiglio di amministrazione della Consulting s.r.l. EDG