REGIONALI? MEGLIO DI COSI’ NON POTEVA ANDARE di Massimiliano Passalacqua

Ragazzi, che sospiro di sollievo. Non che abbia mai dubitato dell’esito favorevole (per me) delle elezioni, ma riuscite a immaginare quanto ci saremmo annoiati con cinque anni di governo grillino della Sicilia? Senza Nelluzzu beddu che non sa nemmeno se tra i candidati delle sue liste c’è qualcuno al “41 bis”, senza Luigino Genovese che prende tre voti in meno di Franco Rinaldi cinque anni fa perché gli sono morti tre elettori, senza Pietro Navarra che dopo il successo di De Domenico si candiderà a rettore di Palermo perché tanto Micari non lo ha votato nemmeno la moglie, senza Cateno De Luca? SENZA CATENO? Ma siamo pazzi? E di che minchia avremmo scritto per cinque anni?

Sì, i Cinquestelle sono folcloristici, avremmo ricamato su qualche frase in italiano stentato oppure osannato Beppe Grillo che dopo aver camminato sulle acque dello Stretto annuncia di voler mandare a morte tutti i giornalisti, ma niente di che, nemmeno li avrebbero arrestati… insomma, due palle. Lo spavento è durato poco, per carità: gli exit poll con uno scarto risicato su Cancelleri, la seconda proiezione che dava Nelluzzu in vantaggio di appena mezzo punto percentuale, l’affluenza bassa alle 12 a Catania e ancora di più a Messina, sotto di oltre il 2% rispetto al 2012. Un dato che ancora preoccupava alle 19 (-1,5%) quando però le urne messinesi erano già le più frequentate dell’isola, tanto che alla chiusura tutto era andato a posto: la percentuale era addirittura più alta di cinque anni fa mentre il numero dei votanti faceva praticamente pari (303.091 contro 303.300, quindi in realtà a Genovese in questi cinque anni sono morti 209 elettori, condoglianze).

Chi ringraziare? Ovviamente Renato Accorinti: i pullman che dovevano prelevare a casa gli elettori avevano avuto qualche guasto, ma con l’ATM che finalmente funziona, persino la domenica, il problema è stato risolto con un semplice trasbordo. Quindi, come al solito #cicuppaAccorinti; e quell’ingrato di Luigino che, intervistato, dichiara di voler subito «rimettere ordine a Messina mandando a casa il sindaco»! Allora: Luigino studia Giurisprudenza (alla Luiss di Roma, mica pizza e fichi) e non ha ritenuto di mettere Geografia tra le complementari, e va bene; per queste elezioni ha pensato a tutto papà anche perché Luigino non lo conosceva nessuno, e va bene; poi al comitato elettorale hanno festeggiato sulle note di We are the champions e quindi gli perdoniamo tutto. Però Luigino, anche Google Maps ti può dire che l’Ars è a Palazzo dei Normanni, piazza Indipendenza, 90129 Palermo, Sicilia, Italy e lì Accorinti non lo fanno nemmeno entrare perché non si mette la cravatta (da quelle parti preferiscono Cateno De Luca in mutande, che vuoi farci). Quindi tranquillo: se proprio ci tieni a «rimettere ordine a Messina» facciamo che se ne parla a maggio 2018, ok?

Ma non è certo per parlare di Luigino Genovese che intendo trascurare Nelluzzu beddu, il “fascista perbene” che dopo l’elezione piangeva di gioia e di incredulità perché questa volta Miccichè non gliel’ha messa in quel posto e si sa, ai maschi alpha di destra queste cose non piacciono. L’ho pubblicamente lodato quando in campagna elettorale ha dichiarato «Non votate gli impresentabili della mia coalizione», e nello specifico su Luigino: «So che è un ragazzo di 21 anni iscritto a Legge. Non lo conosco e non l’ho mai incontrato. I voti che riceverà riguardano soltanto lui». E nella prima conferenza stampa da governatore ci ha messo la briscola, rispondendo a chi gli ricordava che anche gli “impresentabili” hanno reso possibile la sua vittoria: «No, io ho avuto alcuni punti in meno della coalizione. Avevo chiesto agli impresentabili di non votarmi e sono stati precisi e puntuali e li ringrazio».

Aspettate, lo riscrivo: «Avevo chiesto agli impresentabili di non votarmi e sono stati precisi e puntuali e li ringrazio». Cioè, lui non sapeva che a momenti nelle sue liste c’era candidato pure il mostro di Milwaukee e ora – perché ora è presidente della Regione ­– sa che gli 8 mila voti che ha avuto in meno rispetto alla coalizione, metà di quelli riportati dal solo Luigino, sono quelli degli “impresentabili”. Che quindi a rigore devono aver scelto il voto disgiunto a favore di Cancelleri, che ha avuto quasi 210 mila voti in più rispetto alla lista del Movimento 5 Stelle. Un po’ come Franco De Domenico che dice «non sono il candidato dell’Università» ma – mi dicono – le riunioni elettorali le ha convocate all’Università (e al Policlinico) e la propaganda l’ha fatta dagli indirizzi email dell’Università. Solo che non voleva che la Curia si offendesse. Capito perché dico che con Musumeci e compagnia avremo cinque anni di divertimento che Crocetta lèvati?

A proposito di Crocetta (premesso che ormai lo vedo e mi sembra sempre Maurizio Crozza, un po’ come ogni volta che appariva D’Alema per me era Sabina Guzzanti), ieri ha tuonato che il Pd – o il centrosinistra, non mi ricordo ma tanto hanno preso tre voti in tutto – voleva ucciderlo e invece si è suicidato. Ora: a suicidarsi semmai è stato lui, prima quando ha governato malamente per cinque anni creando le condizioni per il trionfo del centrodestra e poi quando non è riuscito a presentare la lista, per quanto col seggio al Senato già assicurato in cambio della rinuncia a ricandidarsi immaginate voi quanto gli fregava della lista del Megafono nel collegio di Messina. Direi di archiviare così il buon Saro, come d’altra parte vorrebbero fare tutti i siciliani.

Chi non possiamo archiviare è il vero trionfatore di queste elezioni, altro che Nelluzzu beddu e Luigino. In attesa di sapere, giovedì 9, se dovremo chiamarlo Scateno De Luca (se il processo per il “sacco di Fiumedinisi” ripartirà da zero) o Incateno De Luca (se lo condannano), il più spettacolare candidato di sempre vola di nuovo a Sala d’Ercole – per Luigino: l’aula consiliare dove si riunisce l’Ars – con 5500 preferenze tutte buone e benedette, ma soprattutto perché alla lista Sicilia Vera-UDC il seggio nel collegio di Messina scatta per 102 voti ai danni di Peppe Picciolo. Poco male: sempre voti di Musumeci erano… Decisivo, secondo gli exit poll e le proiezioni degli istituti di ricerca, l’endorsement de IlMaxFactor che ha avuto migliaia di visualizzazioni da parte dei fan di Cateno ma ha anche convinto qualche indeciso, e che vi ripropongo qui perché sia reso il giusto omaggio al Nostro. Che vince anche il premio speciale alla carriera per il miglior comizio di chiusura: venerdì sera ad ascoltarlo a piazza Cairoli c’erano duemila persone urlanti (urlavano per richiamare l’attenzione delle cameriere che giravano con le guantiere di rustici, ma va bene lo stesso). Nomination per l’incontro al PalaCultura sul baratto amministrativo con dimostrazione della batteria di pentole sul pullman e per la nottata dello spoglio destinata a sgranare visto che lo spoglio sarebbe stato di mattina.

Mamma mia, quanto avrei voluto scrivere ancora. Ma non c’è tempo, non c’è spazio e mai nessuno capirà (cit. Tiziano Ferro). Chiudo con una nota dolceamara: quel cattivone di Tommaso Calderone ha trombato – elettoralmente, ché ai maschi alpha di destra queste cose non piacciono ­– Nino Germanà, primo dei non eletti nella lista di Forza Italia e del quale non potrò più raccontare per la trecentesima volta di quando l’ho avuto a lezioni private, un po’ come quei vecchi con l’Alzheimer per i quali l’aneddoto che sai a memoria è sempre nuovo di zecca. Prende il suo posto nel mio cuoricino Antonio De Luca, giovane e battagliero avvocato del Movimento 5 Stelle che ha conquistato un seggio all’Ars dietro Valentina Zafarana e che incidentalmente è anche il mio amministratore di condominio. Complimenti, ma mi sa che ormai la luce nell’ascensore non me la aggiustano più. di Massimiliano Passalacqua – vedi anche http://ilmaxfactor.blogspot.it/2017/11/regionali-meglio-di-cosi-non-poteva.html

Un Commento

  • Santino Irrera Rispondi

    7 novembre 2017 at 17:48

    Grandissimo articolo! Ironicamente stupendo…

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