Cateno De Luca, indagini chiuse: la Procura conferma il quadro accusatorio

La Procura di Messina ha siglato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sfociate nell’arresto del neo deputato Ars Cateno De Luca, lo scorso 8 novembre.

Il sostituto procuratore Antonio Carchietti, a conclusione degli accertamenti dei carabinieri e della Guardia di Finanza, ha tirato le fila di quanto emerso durante l’inchiesta e cristallizato il quadro accusatorio mosso nei confronti di tutti gli indagati, mettendo nero su bianco e confermando tutte le ipotesi di reato già formulate con la richiesta d’arresto del politico e del suo braccio destro Carmelo Satta.

Per entrambi lo stesso giudice per le indagini preliminari che li aveva posti ai domiciliari, due giorni fa ha revocato la misura, disponendo il solo divieto di ricoprire cariche apicali negli enti interessati al caso, ovvero il Fenapi e l’arcipelago di collegate.

Adesso i difensori hanno un paio di mesi per fare eventuali richieste, poi la Procura passerà alla seconda fase, ovvero muovere l’azione penale nei confronti degli indagati, chiedendone il rinvio a giudizio, o al contrario l’archiviazione.

Il provvedimento di chiusura delle indagini è stato notificato dai Carabinieri anche a Satta, Cristina e Floretana Triolo, i commercialisti Francesco Vito – componente del direttivo dell’Associazione dei Commercialisti,  Giuseppe Ciatto e Fabio Nicita, l’ex presidente dell’Ente Fiera di Messina ed ex sindaco di Santa Teresa Antonino Bartolotta, l’ex consigliere comunale di Santa Teresa Carmelina Cassaniti, Domenico Magistro, infine lo stesso Caf Fenapi srl, con sede a Roma.

Confermato anche il sequestra da un milione 750  mila euro. Le accuse sono di associazione finalizzata all’evasione fiscale.

Intanto De Luca attende la decisione del Tribunale della Libertà al quale ha chiesto di riesaminare il provvedimento che ha portato al suo arresto, malgrado nel frattempo lo stesso giudice che lo ha siglato lo ha poi revocato, una volta esaminata la gran mole di documentazione presentata dagli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi.

Il Gip si è espresso sulle esigenze cautelari, ridimensionandone, ma ha confermato che le accuse della Procura sarebbero fondate.

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