L’INCHIESTA PATHOLOGY SULLE TRUFFE ALL’INPS: LA PAURA DI ESSERE SCOPERTI. “SEMPRE QUESTA CAZZO DI ROSA RAFFA…”

  • L’INCHIESTA PATHOLOGY SULLE TRUFFE ALL’INPS: LA PAURA DI ESSERE SCOPERTI. “SEMPRE QUESTA CAZZO DI ROSA RAFFA…”
  • L’INCHIESTA PATHOLOGY SULLE TRUFFE ALL’INPS: LA PAURA DI ESSERE SCOPERTI. “SEMPRE QUESTA CAZZO DI ROSA RAFFA…”

Uno dei medici coinvolti nell’inchiesta Pathology è Giuseppe Di Santo, che avrebbe come gli altri suoi colleghi coinvolti, “sposato la causa del sodalizio, prestandosi alla redazione di pareri infedeli a vantaggio dei sodali”. Giuseppe Di Santo è l’anello di congiunzione tra l’avvocato Anna Ricciardi e uno degli istituti di patronato coinvolti nell’attività di manipolazione dei procedimenti amministrativi e giudiziari, cioè quello che fa capo a Rosaria Lo Presti. Dalle intercettazioni sembrano chiari i rapporti di amicizia con l’avvocato Ricciardi e con la Lo Presti. E i numeri parlano chiaro. I contatti con la Ricciardi sono stati addirittura 222, 119 con la Lo Presti. Dati i rapporti il medico viene coinvolto dagli altri associati come consulente di parte, mettendo frequentemente a disposizione del Patronato le sue competenze mediche e di consulente tecnico d’ufficio (c.t.u.). Dall’ordinanza emerge che anche il dottor Di Santo utilizza il “modus operandi del sodalizio, cioè lo strumentale ritardo del deposito della consulenza del CTU al fine di dotarsi di certificazione medica funzionale al raggiungimento del risultato, così come per conseguire una maggiore consistenza monetaria degli arretrati liquidati dall’INPS con l’accorgimento di retrodatare l’insorgenza della patologia invalidante al momento della proposizione della domanda amministrativa”. Il medico non ama utilizzare molto il telefono per parlare di certi argomenti preferendo il ‘faccia a faccia’. Emblematica la conversazione tra l’avvocato Ricciardi che chiede al medico se si ricorda una pratica. “Io mi ricordo tutto ma se non ci sediamo a un tavolino non mi ricordo niente”. La reticenza del medico trova spiegazione quando Di Santo discutendo sull’indagine in corso sul ‘previdenziale di Patti’ dichiara di aver avvisato personalmente la Ricciardi: “Io glielo avevo detto ad Anna! Le ho detto – Anna tu in carcere finisci! – lei non mi credeva”. In una conversazione tra Rosaria Lo Presti e il medico Di Santo si commenta la notizia sull’inchiesta in corso della Procura di Patti. La Lo Presti chiede a Di Santo chi potrebbe essere coinvolto secondo lui. “Allora ci sono…ti dico chi c’è! anna Ricciardi, poi c’è sicuramente la Notaro. L’avvocato Amadore, non lo so!”. La Lo Presti legge l’articolo sul pc, “sarebbero oltre duecentocinquanta i faldoni sequestrati nei giorni scorsi dalla Polizia Giudiziaria al tribunale di Patti”. Di Santo, “il sequestro ha destato particolarmente scalpore, minchia (legge alcune mezze parole saltando lungo l’articolo) a quanto pare la paura… minchia sempre questa cazzo di Rosa Raffa, porca buttana, avrebbe avviato indagini su truffe per riconoscimento invalidità pensioni…. dai documenti sarebbero stati… alla Procura numerose cause… cliniche e perizie mediche” e continua “Ma io gliel’avevo detto ad anna…le ho detto Anna tu finisci in carcere, lei non mi credeva…gliel’ho detto”. Lo Presti, “Vabbè non può stare in carcere col diabete”. E Di Santo conclude la conversazione, “si il cazzo, la fanno stare lo stesso non ti preoccupare…gliel’avevo detto io…vabbè Rosaria va minchia manco il caffè voglio più”. Nei giorni seguenti i due si incontrano nuovamente per riprendere il discorso sull’indagine della Procura di Patti. “In tale circostanza Di santo commenta che è stata una fortuna che nell’ultimo anno i suoi rapporti con l’avv. Ricciardi siano diminuiti. La Lo Presti concorda”. “La natura non lecita delle prestazioni professionali rese da Di Santo a favore della Ricciardi è tradita dal profondo sollievo manifestato alla Cadili, all’idea che negli ultimi tempi non aveva più intrattenuto per telefono conversazioni compromettenti con il legale e da battute che si riferiscono alla possibilità di andare incontro a conseguenze giudiziarie a seguito dell’indagine (“…hai capito perché cammino pure a maniche corte? Mi inizio ad abituare alle temperature fredde!”).

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