MESSINA: L’OPERAZIONE ANTIMAFIA ‘BETA’. SCARCERATO L’AVVOCATO ANDREA LO CASTRO

14 dicembre 2017 Inchieste/Giudiziaria

Torna in libertà, ma con l’obbligo di dimora e il divieto di esercitare la professione, l’avvocato Andrea Lo Castro, agli arresti domiciliari dal luglio scorso in seguito all’Operazione antimafia Beta condotta dai Carabinieri del Ros e della Dda di Messina. Lo ha deciso oggi il Gip Salvatore Mastroeni, accogliendo l’istanza depositata dall’avv. Nino Favazzo, valutando che le esigenze cautelari si sono nel tempo modificate. “La decisione di oggi- scrive in una breve nota l’avvocato Favazzo – rappresenta un ulteriore passo avanti verso la completa restituzione alla libertà dell’avvocato Lo Castro, che resta in attesa di poter chiarire la propria posizione fino a vedere definitivamente ristabilita la verità intorno a fatti rispetto ai quali ha sempre dichiarato la propria totale estraneità”.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Antonio Carchietti, aveva portato in carcere 30 persone, svelando l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.

Lo Castro, 54 anni, avvocato d’affari, consulente di pubbliche amministrazioni e politici, finì dietro le sbarre del carcere di Gazzi il 6 luglio con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, indagato anche per intestazione fittizia di beni e concorso in riciclaggio. Dieci giorni dopo, in seguito all’interrogatorio di garanzia, al legale furono attenuate dal gip le esigenze cautelari passando dal carcere ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame successivamente annullò l’ordinanza emessa dal Gip Salvatore Mastroeni limitatamente alle accuse di riciclaggio confermando la falsa intestazione dell’appartamento del complesso Nuovo Parnaso, che secondo l’accusa sarebbe stato acquistato con denaro del capo mafia Vincenzo Romeo ed intestato al fratello Gianluca. Per il Tdl rimase in piedi soprattutto la più grave delle accuse, il concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso delle udienze davanti al Riesame inoltre l’accusa depositò altre intercettazioni da cui emergevano nuovi affari in ambito di riciclaggio internazionale. Al professionista vennero quindi confermati i domiciliari.

L’avv. Lo Castro, secondo la procura, ‘avrebbe messo a disposizione la proprie conoscenze e competenze per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi in prima persona anche a fungere da prestanome per l’intestazione di beni’.

A Lo Castro, in sostanza, è stato contestato, senza essere organicamente partecipe, che “traendone vantaggi” avrebbe “contribuito al perseguimento degli scopi dell’associazione di tipo mafioso promossa e diretta dai Romeo, collegata al clan Santapaola-Ercolano di Catania”. Avrebbe cioè intestato a proprio nome un appartamento nel complesso Nuovo Parnaso in realtà comprato con i soldi di un altro degli arrestati nell’Operazione Beta, Vincenzo Romeo, e di averlo coadiuvato in operazioni finanziarie irregolari, nell’ambito del crack della Demoter di Carlo Borella e le imprese collegate, per consentire al nipote di Nitto Santapaola di recuperare le somme investite nelle imprese. Tutto ciò sapendo, sostiene sempre la Procura, quale era la reale caratura di Romeo.

 

LE NUOVE ACCUSE: RICICLAGGIO INTERNAZIONALE PER MILIONI DI EURO. LE INTERCETTAZIONI TRA L’AVV. LO CASTRO, BARBERA E ROMEO
Ad agosto fu depositata agli atti dell’inchiesta da parte della Procura davanti ai giudici del Riesame una intercettazione di notevole importanza.
Una intercettazione ambientale effettuata dai carabinieri del Ros nello studio dell’avvocato Andrea Lo Castro in piena estate, nell’agosto del 2014, che secondo l’accusa prova soprattutto due cose: il coinvolgimento pieno del legale nei piani operativi della “cellula” mafiosa, l’impressionante capacità economica e di riciclaggio internazionale che aveva il gruppo mafioso messinese-etneo.
La conversazione-chiave si svolge nello studio legale tra Andrea Lo Castro, Stefano Barbera e Vincenzo Romeo, perché i due «… si recavano da Lo Castro per chiede consigli ed attivarlo, in virtù dei suoi canali e delle sue conoscenze, al fine di recuperare denaro contante relativo a tre distinte situazioni: il rientro dei capitali investiti, tra mite il sedicente operatore finanziario portoghese Antonio Monteiro, emerso nel corso dell’attività di indagine, con il quale Romeo Vincenzo aveva investito pate dei propri capitali all’estero; l’acquisto di un terreno da adibire a centro commerciale nella zona di Messina tramite un gruppo finanziario del nord; il recupero di valuta estera fuori corso al cambio».
Scrivono i carabinieri del Ros: «L’attività di intercettazione ambientale avviata presso lo studio dell’avv. Lo Castro, ha consentito di acquisire ulteriori elementi che hanno confermato il pieno coinvolgimento del citato legale nelle principali attività imprenditoriali e finanziarie condotte da Romeo Vincenzo e dai suoi sodali. Il professionista, ponendosi come garante nella definizione degli aspetti amministrativi delle trattative, ed a volte anche come mediatore tra i personaggi coinvolti nelle varie vicende, rappresenta un riferimento fondamentale e capace di indirizzare gli interessi di Romeo Vincenzo e dell’associazione criminale allo stesso riconducibile».

La conversazione
«… qua siamo… allora da cosa cominciamo». È questo l’inizio di una “riunione di lavoro” a tre nello studio dell’avvocato Lo Castro tra il legale, Barbera e Enzo Romeo. La prima questione la sintetizza Barbera, ed è «… una assicurazione sul credito di 100 milioni a favore di chi diciamo noi… 100 milioni sono il 50% di Pedrini… ed il 50%… cioé 48 milioni sono di Monteiro e sono divisi… 12 milioni il dottor Cindù di Strategia Investimento che mandò all’epoca il swift di blocco fondi a favore di Pedrini… 12 milioni di un certo Humit… che è colui che lavorava in una banca russa dove avevano mandato questo blocco fondi… 12 di Monteiro e 12 miei…». Il problema era come far “rientrare” in Italia i 12 milioni, e i tre ragionano sul paravento economico di una polizza assicurativa.
Questione numero due, è sempre Barbera che parla: «… ho parlato con Fantola… ho detto che c’è un gruppo milanese che è interessato al terreno… si sta riprendendo e per la prossima volta e per la prossima settimana vengono qui… faccio il passaggio insieme a te e all’avvocato…». Si tratta di un affare per milioni di euro, con un terreno in città preso di mira dal gruppo, dove sarebbe dovuto sorgere un grande centro commerciale
Terza questione, ancora più emblematica, ovvero la ripulitura di enormi quantità di valuta estera fuori corso, è sempre Barbera che parla rivolto a Lo Castro, una storia: «… da 50 miliardi… no no non è falsa (mostra qualcosa, forse una banconota)… da un minimo… non so la valutazione… di queste ce ne sono vagoni… vagoni… le dico vagoni… e di queste altre altrettanto… Slovenia tutte e due». Lo Castro chiede: «Questa è Slovenia, e Barbera risponde: «Sono depositati in Slovenia», Lo Castro: «… e questa è cinese», Barbera: «… questa è coreana… won».