SEI POLITICI DEL MESSINESE COINVOLTI, LA CASSAZIONE SENTENZIA: Lecito dare del bugiardo al sindaco che non mantiene le promesse elettorali

9 gennaio 2018 Cronaca di Messina

Rientra nel diritto di critica politica dare del «falso, bugiardo, ipocrita» al proprio avversario, soprattutto nei casi in cui sia provato che le promesse elettorali sono state tradite. La Cassazione ha annullato la responsabilità penale per i sei politici del messinese accusati dal Tribunale di diffamazione, per aver affisso sui muri del proprio paese una serie di manifesti in cui si dava del bugiardo al sindaco in carica (l’ex sindaco di Furci Siculo Bruno Antonio Parisi). In primo grado, il Tribunale di Messina, nel marzo 2014, aveva escluso l’esimente del diritto di critica politica, “viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti” e aveva condannato i consiglieri di opposizione Sebastiano Foti (attuale sindaco di Furci Siculo), Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci, ma la Corte di appello di Messina nel marzo del 2016 ha escluso ogni intento denigratorio, sostenendo che si trattasse di una mossa esclusivamente politica diretta – come testimoniato dai sei imputati – ad attaccare il sindaco e la giunta da lui presieduta, colpevoli di aver deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione, così tradendo le promesse elettorali.

I fatti risalgono al 2011, quando sui muri perimetrali del paese  sono comparsi dei manifesti con su un commento su Parisi, a firma di Foti e compagni, riguardante la sua indennità di carica e quella della giunta del tempo. Prima della firma, quattro pungenti parole sono state rivolte al sindaco: “falso, bugiardo, ipocrita e malvagio”, che secondo Parisi avrebbero offeso la sua dignità.

La linea assolutoria è stata recepita in pieno dalla Cassazione. «Il reato di diffamazione è scriminato dal diritto di critica politica», scrivono i giudici nella sentenza 317 del 9 gennaio 2017. Gli epiteti riportati sul manifesto – continuano i giudici – riguardano specificamente scelte politiche e amministrative, mentre è escluso nella maniera più assoluta un attacco alla dignità morale ed intellettuale della persona offesa. “In questo ambito, gli epiteti ‘falso, bugiardo, ipocrita’ si ricollegano, secondo la Corte territoriale – prosegue la Cassazione – al mancato adempimento delle promesse elettorali nonchè all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennità di funzione e, quanto all’aggettivo ‘malvagio’, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici”.

L’ambito del diritto di critica, infatti, attiene ad un giudizio valutativo che trae spunto da un fatto ed esclude la punibilità di affermazioni lesive dell’altrui reputazione, quando gravemente infamanti e gratuite. In quest’ambito il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica – a maggior ragione la critica politica – ha per sua natura carattere congetturale che non può – per definizione – configurarsi come rigorosamente obiettiva e asettica.  Tanto più – chiariscono i giudici – che i fatti contestati dagli avversari politici del sindaco, si sono effettivamente realizzati.