BARCELLONA, L’OPERAZIONE ‘RICICLO’: CORRUZIONE E PECULATO, RINVIO A GIUDIZIO PER L’EX SINDACO BUCOLO E GLI EX VERTICI DI TIRRENOAMBIENTE

11 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Peculato e corruzione. Per questi reati il gup di Barcellona PG, Fabio Processo, ha rinviato a giudizio l’ex sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea e gli amministratori delegati che si sono succeduti nella società Tirreno Ambiente nell’ambito dell’operazione Riciclo. Il processo comincerà il 9 aprile prossimo davanti al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

Sono stati rinviati a giudizio l’ex sindaco Salvatore Bucolo e Giuseppino Innocenti, Giuseppe Antonioli, Antonio Crisafulli, Lorenzo Piccioni. Al centro delle indagini condotte dai finanzieri del Gico – Nucleo di polizia tributaria di Messina sui fondi che la società mista, che gestiva la discarica di rifiuti, una delle più importanti del territorio siciliano, doveva erogare al Comune di Mazzarrà Sant’Andrea.

I Comuni che conferivano i rifiuti nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea erano tenuti a pagare la tariffa di equo indennizzo per le opere di mitigazione ambientale, sarebbe a dire il prezzo per i disagi provocati al territorio. L’importo veniva riscosso dalla società che poi lo doveva girare entro trenta giorni all’ente pubblico. L’accusa contesta la sottoscrizione degli accordi relativi ai piani di rientro per le somme che la società doveva al Comune. Secondo l’accusa Bucalo avrebbe promosso ed adottato una delibera del 2013 con la quale veniva ridotta da 12,91 a 6,97 l’importo della tassa dovuta per tonnellata di rifiuto dai comuni che conferivano rifiuti nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Il sindaco inoltre avrebbe ricevuto dagli amministratori della società somme per un totale di 33mila euro. Nel capo d’imputazione si evidenzia che l’ex sindaco avrebbe ricevuto in più soluzioni – su disposizione degli amministratori delegati di Tirrenoambiente – denaro al fine di agevolare le condotte illecite poste in essere dai vertici della società mista. Oltre ad avere accettato i piani di rientro della posizione debitoria ad esclusivo vantaggio di Tirrenoambiente, risultano su due conti correnti intestati allo stesso Bucolo, uno alle Poste di Mazzarrà, e uno al Monte dei Paschi di Siena dello stesso Paese, ciò che gli inquirenti definiscono “plurime e non giustificate movimentazione di denaro”. Per i casi di corruzione a Bucolo, in concorso con Innocenti, Antonioli, Crisafulli e Piccioni, tutti amministratori delegati di Tirrenoambiente, e quindi incaricati di pubblico servizio, si contestano diverse ipotesi relative agli accordi tra Comune e società mista. Nello specifico, si contesta a Bucolo e Crisafulli di avere sottoscritto il 10 giugno 2013 un ‘piano di rientro’ con il quale Tirrenoambiente si impegnava “ad accreditare al Comune rate costanti mensili di 120.000 euro fino al mese di dicembre 2013”, nel quale il debito di Tirrenoambiente nei confronti del Comune per somme incamerate a titolo di equo indennizzo e non versate veniva quantificato in complessivi 1.437.543 euro anziché nell’importo effettivamente dovuto pari a 2.894.934 euro. Lo stesso sindaco Bucolo e l’ex amministratore Antonioli avevano sottoscritto una transazione il 5 dicembre del 2013 con la quale Bucolo rinunciava a crediti pari a 1.1457.391 vantati dal Comune per equo indennizzo. Il giudice ha rigettato una richiesta di incompetenza territoriale avanzata dagli avvocato Cacia e Corsaro.

Nell’udienza preliminare sono stati impegnati gli avvocati Nino Cacia, Tommaso Calderone, Roberto Scheda, Giuseppe Tortora, Giuseppe Lo Presti, Andrea Corsaro e Antonino Dalmazio. Per le parti civili gli avvocati Vito Pirrone e Celi. Rassegnaweb – Leonardo Orlando – Gds