Caso Saguto: il 22 gennaio processo a Caltanissetta. Tra i testimoni citati anche l’ex prefetto di Messina Scammacca. Ecco perchè

13 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il 22 gennaio si aprirà presso il tribunale di Caltanissetta il processo sulla “mala gestione” dei beni sequestrati alla mafia, che vede imputati l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto e altre dodici persone, tra le quali il marito della signora, Lorenzo Caramma, uno dei suoi figli, Emanuele, e suo padre, Vittorio Pietro, l’ex prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, l’avvocato Cappellano Seminara, il professore dell’università Kore di Enna, Carmelo Provenzano, la moglie, Maria Ingrao, una sua collaboratrice, Calogera Manta, Roberto Di Maria, a capo della facoltà di Scienze economiche e giuridiche della Kore, il tenente colonnello della guardia di finanza, Rosolino Nasca, gli amministratori giudiziari Aulo Gabriele Gigante, Roberto Nicola Santangelo e Walter Virga. Saranno sentiti, su disposizione dei sostituti procuratori Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti, ben cento testimoni.

Leggiamo su Giornale di Sicilia:

[…] Magistrati, alcuni anche membri del Csm, finanzieri ma pure tanti amministratori giudiziari e diversi periti, la lista dei testimoni è dunque molto lunga e serve all’accusa per dimostrare che i patrimoni tolti ai boss sarebbero stati affidati in modo «spregiudicato», attraverso un «sistema» basato su rapporti privilegiati con alcuni professionisti e in cambio di regali, favori e soldi. Le indagini, avviate nel 2015, hanno portato poi alla contestazione di circa ottanta capi d’imputazione, per reati che vanno dalla corruzione, al falso, all’abuso d’ufficio e alla truffa ai danni dello Stato.

[…] Nella lista teste depositata dai pubblici ministeri di Caltanissetta, figurano prima di tutto numerosi magistrati, a partire dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi. Ma ci sono anche l’ex presidente della Corte d’appello di Palermo, Gioacchino Natoli, il presidente del tribunale Salvatore Di Vitale, l’ex aggiunto (oggi procuratore generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria), Dino Petralia, il giudice Giacomo Montalbano, che prese il posto di Saguto alla guida delle Misure di prevenzione dopo lo scandalo e che attualmente è in servizio alla Corte d’Appello, l’aggiunto ormai in pensione Leonardo Agueci, i pm Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Marco Verzera, Gaspare Spedale, nonché il giudice Claudia Rosini. Ci sono anche due membri del Consiglio superiore della magistratura, Vincenzo Iacovitti e Claudio Galoppi, e Giovanna Ciardi del dipartimento per gli Affari della giustizia del ministero. L’accusa vuole sentire anche l’ex prefetto di Messina, Stefano Scamacca: suo nipote, secondo i pm, avrebbe ottenuto un incarico da amministratore giudiziario da Saguto grazie alle presunte pressioni di una sua cara amica, ovvero l’ex prefetto Cannizzo. Tra i testimoni citati anche il consigliere del Cga, Giuseppe Barone e il professore di Scienze economiche, aziendali e statistiche dell’ateneo di Palermo, Sebastiano Torcivia. Nella lista figurano anche diversi dei militari della nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che hanno compiuto le indagini sul caso che ha scosso il tribunale di Palermo e non solo. Infine, alcuni amministratori giudiziari come Alessandro Scimeca e Luigi Miserendino. Quest’ultimo era peraltro finito ai domiciliari (è poi tornato libero) nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte ingerenze da parte dell’imprenditore Giuseppe Ferdico, il «re dei detersivi», proprio nella gestione di alcuni beni che gli erano stati sequestrati. (SAFI)

Lo scorso giovedì, il collegio della Corte dei Conti ha assolto la Saguto, che era stata citata in giudizio dalla Procura contabile per danno erariale nei confronti del ministero della Giustizia.

I giudici, l’avvocato e il prefetto. La cena per discutere del ricorso

Avevano preparato tutto nei minimi dettagli. Una cena con pochi commensali. Uno di questi è Silvana Saguto, l’altra è l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo. Insieme a loro, un altro ex prefetto, Stefano Scammacca e soprattutto il consigliere del Cga Giuseppe Barone. Era proprio lui che avrebbe dovuto interessarsi all’esito di un ricorso presentato da Gaetano Cappellano Seminara. A quest’ultimo è toccata la parte della comparsa: avrebbe messo in imbarazzo l’ospite eccellente. Ma alla fine sarà tutto vano: quel ricorso andrà comunque male. Anche se, annotano gli inquirenti, forse Cappellano Seminara, tramite Silvana Saguto, era interessato sopratutto a ottenere un esito veloce. E in effetti la sentenza arriverà appena una settimana dopo la cena.

È uno dei retoscena che emerge dall’inchiesta sulla gestione dei beni confiscati a Cosa nostra e che vede indagati, tra gli altri, proprio l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione e l’ex prefetto palermitano. Sono proprio loro due, stando al racconto degli inquirenti, a progettare una cena “speciale” a Palazzo Brunaccini, a Palermo, il 16 giugno del 2015. È il prefetto Cannizzo a ricordare a Silvana Saguto che sarebbero arrivati a Palermo Scammacca “con quella persona”. Parte un triangolo di telefonate. La Cannizzo infatti cerca anche l’amministratore Cappellano Seminara. “Ti cerca come una guglia persa”, dirà Silvana Saguto all’amministratore. Ti cerca, come un ago smarrito, spiega, perché deve parlargli di quella cena da organizzare nella struttura di proprietà di Cappellano Seminara. Lui, emerge dalle chiamate successive, dovrà limitarsi a un saluto, per non imbarazzare l’ospite. E Cappellano Seminara ovviamente è d’accordo, anzi avvisa la segretaria del ristorante: “Coccoliamoci questi quattro clienti, che sono importanti”.

Di cosa dovevano parlare la Saguto, la Cannizzo, Scammacca e il quarto commensale, cioè il consigliere del Cga Giuseppe Barone? L’ex presidente della Sezione misure di prevenzione lo spiega, intercettata, al figlio: “Stasera c’è un incontro importante con Scammacca nonno e Cappellano per una cosa che riguarda il Tar”.

In realtà riguarderà il Cga, di cui è membro il docente di diritto amministrativo Barone. “Un mio amico di vecchia data”, preciserà l’ex prefetto Scammacca che lo accompagnerà a quella cena. E con l’amico, avrebbero parlato di “una pratica che riguardava il… il Cappellano Seminara”. La pratica per la precisione era relativa a un ricorso che l’amministratore aveva avanzato per farsi riconoscere e liquidare un compenso di oltre cinque milioni di euro, relativo all’attività di amministratore risalente a qualche anno prima. Il Tar accoglie il ricorso di Cappellano Seminara, ma a quella pronuncia si oppone il Ministero della giustizia, attraverso l’avvocatura dello Stato. Toccherà al Cga, quindi, decidere la sorte di quel ricorso. E nel collegio giudicante, emergerà dall’inchiesta, c’è anche Giuseppe Barone, il quarto invitato alla cena. “E’ un’architettura che né io né il professore credo che sapessimo”, protesta Scammacca di fronte agli inquirenti, poi precisa di aver chiesto a Barone notizie solo relative a un presunto ritardo nella pratica di Cappellano Seminara.

Barone racconterà ai pm di non conoscere Silvana Saguto e di averla riconosciuta solo in seguito, dopo averla vista in televisione. E tantomeno di conoscere Cappellano Seminara che era apparso per pochi minuti alla cena: “Ad un certo punto, mentre mangiavamo – racconta – si è avvicinato un signore, il quale ha portato una bottiglia di spumante e l’ha servita; ha salutato, senza assolutamente presentarsi, e se n’è andato”. Una versione che non convincerà gli inquirenti, che parleranno di dichiarazioni “implausibili”. Al punto che lo stesso Barone dovrà quantomeno ammettere che aveva compreso si trattasse di lui “da piccole cose”.

Ma la vicenda del ricorso di Cappellano Seminara salterà fuori da quella cena.Inizialmente, con un vago riferimento ai ritardi della giustizia amministrativa, poi con un foglietto sul quale Barone appunta il numero della pratica dell’amministratore giudiziario vicino alla Saguto. Quel ricorso andrà male per Cappellano Seminara. Era infatti stato deciso nel merito mesi prima, come confermerà lo stesso Barone. Ma la sentenza del Cga verrà pubblicata esattamente una settimana dopo la cena.

Cannizzo e Saguto, secondo gli inquirenti, evidentemente “speravano di potere influire sulla decisione, di cui non conoscevano ancora l’esito”. Un tentativo inutile, come già detto, visto che la decisione su quel ricorso era stata adottata tre mesi prima. Dal collegio del Cga di cui faceva parte proprio Barone come da lui stesso raccontato “tra contraddizioni e reticenze”, annoteranno gli inquirenti. Quella sentenza sarà sfavorevole a Cappellano Seminara (“Il Cga ci ha fatto una bella sorpresa”, commenterà Silvana Saguto), ma “permaneva il dubbio – scrivono gli inquirenti – che l’interesse del Cappellano potesse consistere nella tempestività della decisione in sé, a prescindere dal merito, e che potesse comunque esserci un riverbero positivo di una decisione, anche se a lui sfavorevole, sul giudizio civile”. E la sentenza del Cga salterà fuori presto: il 23 giugno. A una settimana esatta dalla cena a Palazzo Brunaccini.