Messina: Paziente morì nel 2013, due medici dell’Ospedale Piemonte rinviati a giudizio dopo cinque anni

16 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il gup Simona Finocchiaro ha rinviato a giudizio per omicidio colposo (“condotte a entrambi ascrivibili per negligenza, imprudenza, imperizia”) due medici per la morte di Rosa Orioles, un’anziana di 81 anni deceduta nel 2013. Sono stati rinviati a giudizio al 25 giugno prossimo, davanti al giudice monocratico, Letterio Rizzo, medico del reparto di Ortopedia dell’ospedale Piemonte ed Edoardo Epifanio, medico del reparto di chirurgia dello stesso ospedale.

La notte tra il 2 ed il 3 febbraio 2013, dopo essere stata ricoverata qualche giorno prima all’ospedale Piemonte per una frattura del collo del femore per essere sottoposta ad un intervento chirurgico che riuscì perfettamente, l’anziana accusò un malore: tachicardia, forti dolori allo stomaco, al petto, alle spalle, ed alle braccia. Le fu somministrata una fiala contro il senso di nausea e fu visitata da un medico ma la signora continuò a stare male. Il mattino successivo morì.

I FATTI

Per l’accusa il dott. Rizzo, contattato da un infermiere in qualità di medico reperibile, si limitò a chiedere una consulenza chirurgica mentre l’altro che intervenne, il dott. Epifanio, dopo aver visitato la paziente non avrebbe formulato “la diagnosi di ischemia coronarica acuta”, non prescrivendo altri esami ma solo una fiala di plasil. La donna morì la mattina del 3 febbraio 2013 per “morte coronarica inattesa, su base aterosclerotica costruttiva, in paziente con frattura della testa del femore trattata chirurgicamente con osteosintesi”.

I figli della donna presentarono una denuncia affidandosi all’avvocato Nino Cacia. Nell’udienza preliminare i due medici sono difesi dagli avvocati Francesco Marullo di Condojanni e Antonino Di Maio. Come fonte di prova sono stati acquisiti la documentazione sanitaria e una consulenza tecnica dei dottori Giovanni e Alessandro Bartoloni, e Fabrizio Vanaria. Per quanto riguarda l’eccezione relativa all’inutilizzabilità della perizia, il gup Finocchiaro ha ritenuto che la questione deve essere affrontata nella fase del dibattimento.

“CINQUE ANNI…”

“Dopo cinque anni di indagini contrassegnate da ben due richieste di archiviazione entrambe rigettate – afferma in una breve nota l’avvocato Nino Cacia – si è dovuto attendere dapprima l’imputazione coatta di un gip e immediatamente dopo il provvedimento di rinvio a giudizio odierno per celebrare un processo ove accertare la verità”. “Non si può attendere cinque anni per iniziare un processo. – conclude il legale – E ciò sia per le persone offese dal reato ma anche per coloro che rivestono nel procedimento la qualità di imputati”.