MAZZARRA’: LA GESTIONE DELLA DISCARICA, ECCO LE PARTI CIVILI DEL PROCESSO

19 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria
Leonardo Orlando – Barcellona – Il giudice monocratico Fabio Processo, con ordinanza letta ieri in aula nel processo scaturito dalla maxi inchiesta sulla gestione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea che ha portato al sequestro e alla chiusura dell’impianto di smaltimento, ha estromesso dal giudizio la costituzione di parte civile avanzata dalla società “TirrenoAmbiente Spa” in liquidazione e al contempo ha disposto la citazione della stessa società quale responsabile civile. Inoltre sono state estromesse dalla costituzione di parte civile le associazioni “Codici onlus” e “Codici Sicilia” in quanto il giudice ha condiviso l’eccezione della difesa degli imputati che hanno sostenuto che le stesse non potrebbero definirsi “soggetti collettivi titolari dei beni giuridici lesi dai reati in contestazione”. L’esclusione della TirrenoAmbiente e delle due associazioni ambientaliste, quali parti civili, era stata chiesta dall’avv. Giuseppe Tortora che difende l’ex amministratore delegato della società miste Giuseppe Antonioli; mentre la citazione in giudizio, quale responsabile civile era stata chiesta per contro di cinque Comuni Lipari, Terme Vigliatore, Santa Lucia del Mela, Rodì Milici e Roccavaldina, difesi dall’avv, David Bongiovanni, a cui si è aggiunta la richiesta del Comune di Furnari, rappresentato dall’avv. Salvatore Aloisi. Tutti i sei Comuni, assieme a quello di Mazzarrà Sant’Andrea, difeso dall’avv. Vito Pirrone incaricato con delibera della Commissione straordinaria che fino allo scorso 5 novembre ha retto le sorti del Comune a seguito dello scioglimento degli organi amministrativi per ingerenze della mafia nella gestione dell’ente, sono stati ammessi quali parte civile nei confronti dei cinque imputati. Come parti civili sono state ammesse anche il Ministero dell’Ambiente e la Regione Sicilia, rappresentati in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. Ammessa anche la costituzione di parte civile per l’azienda ospedaliera Papardo, patrocinata dall’avv. Valentino Gullino, che risulta parte danneggiata in quanto proprietaria di un terreno confinante con la discarica e invaso dai rifiuti. Nel processo che entrerà nel vivo nell’udienza del prossimo 9 maggio dovranno comparire gli ex presidenti, il docente universitario Sebastiano “Nello” Giambò, 67 anni; il suo successore il farmacista Francesco Cannone, 62 anni e l’ex presidente Antonio “Antonello” Crisafulli, 56 anni, insieme agli ex amministratori delegati Giuseppino “Pino” Innocenti, 62 anni e Giuseppe Antonioli di 54 anni. I cinque imputati, diversamente dalle iniziali accuse, dovranno rispondere soltanto di cinque reati relativi ad illeciti edilizi, violazione del codice dei beni culturali – essendo la zona sottoposta a vincoli paesaggistici – e di due imputazioni per violazione del codice dell’ambiente per l’eccessivo abbancamento di rifiuti e per aver gestito senza autorizzazione una delle più grandi discariche della Sicilia. Rispetto alle iniziali ipotesi tracciate dagli inquirenti all’atto del sequestro dell’impianto di smaltimento, l’indagine sulla gestione della discarica di rifiuti di Mazzarrà, creata dalla società mista TirrenoAmbiente e sequestrata per gli effetti della stessa indagine il 3 novembre del 2014, si è di fatto sgonfiata notevolmente. Da Gazzetta del Sud