NUOVO SEQUESTRO A MESSINAMBIENTE. ‘COLPITI’ I BENI DEL LIQUIDATORE GIOVANNI CALABRO’. CHE FINISCE IN OSPEDALE

19 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

I guai in casa Messinambiente non finiscono mai. E stavolta investono in prima persona anche e soprattutto il commissario liquidatore Giovanni Calabrò. Ieri mattina, come scrive Sebastiano Caspanello nell’edizione di oggi di Gazzetta del Sud, gli uomini della Guardia di Finanza hanno raggiunto la sede di via Dogali con in mano il decreto di sequestro preventivo. Una tegola da 2,6 milioni di euro, che rende ancor più infuocato il clima nella società che, in questi giorni, è al centro della doppia telenovela sul concordato fallimentare e il passaggio dei lavoratori alla Messinaservizi. Il decreto è stato emesso dal gip Salvatore Mastroeni, su richiesta del sostituto Roberta La Speme, a causa del mancato versamento entro il termine previsto (il 15 settembre 2016) dei sostituti d’imposta, le ritenute operate e certificate per il 2015, per un totale di 2.651.152,53 euro. Tutto nasce da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate da cui scaturisce l’indagine della Guardia di Finanza. Dalle indagini risulterebbe che, con riferimento al periodo di imposta 2015, la Messinambiente ometteva di versare ritenute. Calabro’, che all’epoca era già commissario liquidatore, è indagato per il reato tributario. E a lui, in quanto legale rappresentante, e alla Messinambiente, il gip ha stabilito di porre sotto sequestro preventivo “tutte le disponibilità finanziarie costituite da somme di denaro liquido, conti correnti bancari o postali, libretti al portatore o nominativi, sia bancari che postali”, in mancanza dei beni immobili già individuati dalla polizia giudiziaria. Di fatto a Messinambiente sono stati sequestrati circa 180 mila euro. Il resto è finito tutto sul capo di Calabrò, che nel pomeriggio, dopo una giornata di fortissima tensione, è finito in ospedale, al Piemonte, a causa di un malore. La posizione di Messinambiente è chiara: proprio dal 2015 non sarebbe più previsto il versamento dell’Iva e anzi, la stessa Messinambiente sarebbe creditrice nei confronti dell’erario per ben 964 mila euro. E poi c’è il precedente dell’estate scorsa quando il 30 giugno la Guardia di Finanza notificò a Calabrò e all’azienda un provvedimento molto simile a quello di ieri: un decreto di sequestro preventivo per 1.650.741 euro per il mancato versamento dell’Iva nel 2014. Anche in quel caso vennero bloccati i conti di Calabrò, ma poche settimane dopo, a fine luglio, il Tribunale del riesame accolse il ricorso dei legali, Restuccia e Villaroel, annullando tutto.