#GALLERY# – GETTONOPOLI, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA: “IMBARAZZANTE QUADRO DI ILLEGALITA’ DIFFUSO”. “TOTALE DISPREZZO DELLE NORME E DELLE ISTITUZIONI”.

20 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Nelle foto tutti i consiglieri condannati

Era un “…generalizzato sfruttamento ad opera di ciascun imputato della propria posizione di consigliere comunale a scopi prettamente privati, assumendo assai spesso le condotte accertate toni a dir poco sconcertanti”. Nelle aule delle commissioni, spesso c’erano soltanto “effimeri e fugaci ingressi”. Eccola la sintesi giudiziaria delle 139 pagine di motivazioni della sentenza del processo “Gettonopoli”, depositate dai giudici della prima sezione penale, che il 3 luglio del 2017 dopo la clamorosa inchiesta della Procura portò alla condanna di diciassette consiglieri comunali per le ‘presenze lampo’ nelle commissioni di Palazzo Zanca, certificate dagli investigatori della Digos. Nelle motivazioni i giudici scrivono poi che “…in alcuni casi l’attività capitava ha addirittura permesso di accertare come le commissioni consiliari fossero vuoti involucri, riempiti solo formalmente ed apparentemente di contenuti, all’unico scopo di legittimare sedute che fossero idonee a far raggiungere ai consiglieri comunali, per ciascun mese, un numero di presenze cartolari pari al limite minimo necessario per l’erogazione del gettone di presenza nella sua misura massima”. Una corposa parte del provvedimento viene poi adoperata per esaminare le singole posizioni dei consiglieri con le condotte contestate, cioè o le “firme con successiva fuga” o le “presenze lampo”: Abbate 20, Adamo 9 (8 valutate), Amadeo 21, Burrascano 16, Carreri 7, Crifò 15, Crisafi 24, Cucinotta 9, Carmela David 12 (11 considerate), Paolo David 23, Sottile 23, Sorrenti 7, Vaccarino 27, Consolo 7, Zuccarello 20.

L’EFFETTIVA PARTECIPAZIONE

Il concetto tecnico più importane che viene poi affrontato dai giudici è quello di “effettiva partecipazione”, che è stato richiamato spesso nel corso del dibattimento sia dall’accusa, il pm Francesco Massara, sia dai numerosi difensori. Proprio gli avvocati hanno fatto riferimento a un “vuoto normativo” nel combinato tra la legge regionale e il regolamento comunale, la mancata previsione cioè di un’indicazione certa di tempo minimo di permanezna per poter “guadagnare” il gettone. Questo “vuoto normativo” secondo i difensori avrebbe autorizzato “…la permanenza in aula del consigliere anche per il solo tempo strettamente necessario ad apporre la firma, senza partecipare alla seduta o, addirittura, a seduta ancora non aperta, con ciò conseguendo legittimamente il gettone di presenza”. Secondo i giudici “siffatto suggestivo argomentare è affetto da evidenti vizi logici”. Dopo aver passato in rassegna per analogia i regolamenti di altri comuni (Roma, Cadoneghe, Busto Arsizio e Terni), il collegio conclude che ci si rende agevolmente conto “…come la nozione di ‘effettiva partecipazione’, nelle esplicazioni normative comunali, sia stata intesa univocamente come partecipazione alla seduta per un tempo superiore alla metà della sua seduta”. Quindi, anche se all’epoca dei fatti – oggi tutto è cambiato – il Comune non si era dotato di un regolamento che specificava il tempo di permanenza, i giudici ribaltano completamente la prospettiva: “…in mancanza di siffatta specificazione e tenuto conto del significato dell’etimologia della espressione ‘effettiva partecipazione’, può concludersi che, se non è possibile quantificare in positivo quando vi è l’effettiva partecipazione rilevante è,  al contrario, possibile attraverso un ragionamento per esclusione definire con ragionevole certezza ciò che partecipazione effettiva non è”. E infatti – scrivono i giudici – “…come emerge dall’esame analitico delle risultanze investigative acquisite in ordine alle singole sedute contestate a ciascun consigliere comunale, l’attività tecnica eseguita nel corso di appena tre mesi d’indagine ha consentito di acclarare che la totalità delle condotte accertate sia consistita nella permanenza dei consiglieri nell’aula ove si svolgeva la commissione per il tempo strettamente necessario ad apporre la propria firma con conseguenze definitivo allontanamento dalla sala”, e “…in alcuni casi le risultanze sono davvero sconcertanti: la permanenza in aula è infatti registrata per un tempo stringatissimo, pari a pochissimi secondi”. I giudici argomentano ancora sul punto: “…non possono certamente ritenersi condotte partecipative alla seduta quegli effimeri e fugaci ingressi in commissione, durante i lavori, che is sono risolti nella mera apposizione della firma o, comunque, nella permanenza in aula limitata a pochissimi minuti e il più delle volte a pochi secondi”.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA – IL PASSAGGIO-SIMBOLO

“L’unico obiettivo preso di mira dai consiglieri – scrivono i giudici in un passaggio della sentenza – è risultato, in un clima assolutamente desolante, quello di raggiungere un determinato budget di presenze, per arrivare – indipendentemente dalla produttività voluta dalla legge – a quel massimo di trentanove gettoni di presenza pagati, ciascuno del valore di 56,04 euro, che avrebbero consentito a ciascun consigliere di percepire un ammontare di 2.184,82 euro netti al mese, a cui poi andrebbero aggiunti eventuali rimborsi ai datori di lavoro per il tempo impiegato al di fuori dell’ufficio per svolgere la propria attività politica. Orbene, si è assistito ad una affannosa corsa contro il tempo al fine di accumulare quante più presenze possibili, mediante la semplice apposizione di firma non seguita da alcuna partecipazione, in un imbarazzante quadro di illegalità diffusa che involge al totale disprezzo delle norme e delle istituzioni. La generale prassi illegale – concludono i giudici su questo punto – invocata dalle difese a fondamento delle condotte contestate agli odierni imputati, non può certo rappresentare valida e sostenibile giustificazione di alcunché, testimoniando, invece, la stessa una radicata e pervicace insensibilità dei consiglieri comunali all’osservanza delle regole”.

L’ABUSO D’UFFICIO

Otto consiglieri (Abbate, Adamo, Consolo, Crifò; Cucinotta, Sorrenti, Vaccarino e Zuccarello), sono stati assolti nel luglio scorso dal reato di abuso d’ufficio (partecipazione alle sedute in assenza di delega scritta). Ecco spiegato perché: “…l’analisi combinata dalle risultanze documentali in atti – scrivono i giudici – e dei dati emersi dall’istruttoria dibattimentale non consente di ritenere raggiunta la prova, della penale responsabilità degli imputati in ordine al contestato delitto di abuso d’ufficio”, questo perché “…non può escludersi la, invero, residuale ipotesi che le deleghe relative alle sedute contestate, pur non allegate ai rispettivi verbali di seduta, potessero, invece che totalmente inesistenti, essere state predisposte e successivamente sparite per scorretta conservazione”.

Articolo di Nuccio Anselmo – rassegnaweb da Gazzetta del Sud

LA SENTENZA

Antonino Carreri 4 anni

Santi Sorrenti 4 anni

Andrea Consolo 4 anni

Piero Adamo 4 e 8 mesi

Nicola Cucinotta 4 e 8 mesi

Carmelina David 4 anni

Angelo Burrascano 4 anni

Giovanna Crifò 4 e 10 mesi

Pio Amedeo 4 anni

Fabrizio Sottile 4 anni e 3 mesi

Carlo Abbate 4 e 6 mesi

Paolo David 4 e 3 mesi

Nicola Crisafi 4 anni

Santi Zuccarello 4 e 6 mesi

Benedetto Vaccarino 4 e 6 mesi

Nora Scuderi 3 mesi

Libero Gioveni 3 mesi

TUTTI I CONSIGLIERI SONO STATI CONDANNATI ANCHE A PAGARE SINGOLARMENTE UNA PROVVISIONALE (immediatamente esecutiva) DI 10MILA EURO (il Comune di Messina, dunque, parte civile nel processo, riceverà subito 170mila euro). TUTTI I CONSIGLIERI SONO SOSPESI PER 5 ANNI DAI PUBBLICI UFFICI (interdizione che scatta però a sentenza definitiva) E VENGONO ANCHE CONDANNATI AL RISARCIMENTO DEI DANNI IN FAVORE DEL COMUNE (PARTE CIVILE), AL QUALE GLI IMPUTATI DOVRANNO PAGARE 3500 EURO DI SPESE PROCESSUALI. DIVERSE LE ASSOLUZIONI PARZIALI (dall’abuso d’ufficio, ma con formula dubitativa, gli otto consiglieri che rispondevano anche di questo reato e ciòè Abbate, Crifò, Adamo, Consolo, Cucinotta, Sorrenti, Vaccarino, Zuccarello. Altre assoluzioni parziali hanno registrato anche Abbate, Crifò, Cucinotta, Sorrenti, Vaccarino, Zuccarello, Consolo, Adamo, Crisafi, Carmelina David, Scuderi, Zuccarello).

LA CRONACA

Assoluzione per tutti gli abusi d’ufficio (scongiurata per adesso l’applicazione della legge Severino e la sostituzione di otto consiglieri in Consiglio), condanna per il falso e truffa (per i 640 gettoni percepiti indebitamente nel periodo 17 novembre 2014 – 30 gennaio 2015). Si e’ concluso con una sentenza pesantissima della prima sezione penale presieduta da Silvana Grasso, arrivata alle 22.30 dopo 8 ore di camera di consiglio, il processo nato dall’inchiesta che provocò un vero e proprio terremoto all’interno del Palazzo più importante della politica cittadina. Quasi 56 anni di pena complessivi per i consiglieri di Messina colti dalle telecamere mentre firmavano e andavano via dopo pochi minuti dalle sedute di commissione per le quali avevano percepito il massimo dell’indennità. Lo scandalo sui gettoni di presenza aveva travolto i consiglieri nel novembre del 2015 dopo la notifica della misura dell’obbligo di firma. Da allora furono infatti costretti a firmare all’inizio  alla fine di ogni commissione. Gli inquirenti anche attraverso intercettazioni video e ambientali avevano svelato una prassi consolidata di presenze lampo nelle commissioni, anche meno di tre minuti, così come di firme per gli assenti, in totale assenza di delega. Il tutto per percepire il massimo previsto per legge, ovvero oltre 2mila euro raggiungibili fino a 39 presenze. Soldi che in parte dovranno restituire già da oggi. Evidentemente soddisfatto alla fine della lettura della sentenza il dott. Massara, che ha sostenuto l’accusa in dibattimento dopo averlo ereditato dal pm Capece Minutolo e che ha ‘incassato’ pene aumentate rispetto alle richieste e anche le due condanne per i consiglieri Scuderi e Gioveni a tre anni per i quali l’accusa aveva invece chiesto l’assoluzione. In aula al momento della lettura erano presenti i consiglieri comunali Piero Adamo, Carlo Abbate e Libero Gioveni. Nel corso dell’attesa avevano però fatto capolino anche i consiglieri imputati Nicola Cucinotta, Paolo David, Nora Scuderi, e non indagati come Emilia Barrile, Peppuccio Santalco, Mariella Perrone e Pippo Trischitta.

Erano state pesanti le 15 richieste di condanna (2 le richieste di assoluzioni) del Pm Massara, che lo scorso aprile aveva concluso la requisitoria parlando per oltre un’ora, per i consiglieri comunali accusati di essersi intascati i gettoni di presenza senza aver partecipato alle commissioni (per i reati di truffa e abuso d’ufficio senza la partecipazione effettiva, chiesta invece l’assoluzione per tutti i falsi e per gli abusi d’ufficio quando c’è stata partecipazione) innanzi alla Prima sezione penale di Messina presieduta dal Presidente Grasso. Il PM aveva chiesto condanne che vanno dai 3 ai 5 anni e aveva tra l’altro spiegato che a nessuno dei quindici si sarebbero dovute concedere le attenuanti generiche.

Le richieste di condanna erano state avanzate nei confronti di Antonino Carreri (3 anni e 6 mesi, una multa di 1.500 euro); Santi Sorrenti (3 anni e 7 mesi, multa di 1.600 euro); Andrea Consolo (3 anni e 8 mesi, multa di 1.700 euro); Piero Adamo (4 anni, multa di 2.000 euro); Nicola Cucinotta (4 anni, multa di 2.000 euro); Carmelina David (4 anni e 1 mese, multa di 2.100 euro); Angelo Burrascano (4 anni e 3 mesi, multa di 2.300 euro); Giovanna Crifò (4 anni e sei mesi, multa di 2.600 euro); Pio Amedeo (4 anni e 7 mesi, multa di 2.800 euro); Fabrizio Sottile (4 anni e 8 mesi, multa di 2.900 euro); Carlo Abbate (4 anni e 9 mesi, multa di 3.000 euro); Paolo David (4 anni e 9 mesi, multa di 3.000 euro); Nicola Crisafi (4 anni e 10 mesi, multa di 3.100 euro, con richiesta d’assoluzione per l’episodio del 12 gennaio); Santi Zuccarello (4 anni e 11 mesi, multa di 3.200 euro); Benedetto Vaccarino (5 anni, multa 3.500 euro). Chieste le assoluzioni totali (‘perché il fatto non sussiste’) per Nora Scuderi (due ipotesi di falso e formula assolutoria piena) e Libero Gioveni (un solo falso ma formula assolutoria ‘dubitativa’), e alcune richieste parziali per Adamo, Cucinotta, Crifò e Zuccarello.

I 12 consiglieri ancora sottoposti a misura cautelare personale, ovvero quell’obbligo di firma alla polizia giudiziaria (i vigili urbani in questo caso) sono Carlo Abbate, Piero Adamo, Pio Amadeo, Angelo Burrascano, Giovanna Crifo’, Nicola Crisafi, Nicola Cucinotta, Carmelina David, Paolo David, Fabrizio Sottile, Benedetto Vaccarino e Daniele Zuccarello.