La sentenza di primo grado del 23 gennaio scorso. Inflitti 11 anni a Genovese, 2 anni e mezzo a Rinaldi

20 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il 23 gennaio dello scorso anno a conclusione del processo di primo grado i giudici della prima sezione penale hanno inflitto undici anni di reclusione al parlamentare nazionale Francantonio Genovese, ora in Forza Italia, ex segretario del Pd siciliano, nonché ex sindaco di Messina.
Era lui il principale imputato eccellente al processo, con l’accusa di essere il “perno” del sistema di gestione delle risorse regionali per la formazione professionale. Due anni e mezzo, invece, meno di quanto aveva richiesto la Procura, sono stati inflitti dai giudici al cognato del parlamentare, Franco Rinaldi, che ha seguito lo stesso tragitto politico dal Pd a Forza Italia, ma da parlamentare regionale.
La decisione è arrivata dopo circa dieci ore di camera di consiglio, iniziata intorno alle dieci del mattino. La presidente Silvana Grasso e i giudici Massimiliano Micali e Maria Pina Scolaro, hanno quindi accolto quasi integralmente le richieste dell’accusa, che in questo processo è stata rappresentata dall’ex procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti.
Altri passaggi della sentenza. Genovese è stato condannato a pagare una multa di 20.000 euro, e sono state disposte la confisca dei beni in precedenza sequestrati (a garanzia dei risarcimenti) e l’interdizione – anche per Rinaldi – dai pubblici uffici. Per Genovese decise anche l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione e l’interdizione all’esercizio di ricoprire incarichi direttivi in attività d’impresa.
I giudici hanno inoltre condannato le mogli dei parlamentari Genovese e Rinaldi, ovvero le sorelle Chiara ed Elena Schirò, rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e 6 anni e mezzo. Le altre condanne: Salvatore Lamacchia 2 anni; Roberto Giunta 5 anni e 6 mesi più 9.000 euro di multa; Domenico Fazio 1 anno e tre mesi; l’ex consigliere comunale di Messina Elio Sauta 6 anni e 6 mesi; Giovanna Schirò 2 anni e 3 mesi; il commercialista Stefano Galletti 3 anni e 6 mesi; Giuseppina Pozzi 2 anni; Liliana Imbesi 1 anno e 4 mesi; Concetta Cannavò 2 anni; Natale Lo Presti 3 anni; Graziella Feliciotto 4 anni e 6 mesi; l’ex assessore comunale Carmelo Capone e il fratello Natale Capone 3 anni; l’imprenditore Orazio De Gregorio 2 anni e 6 mesi; Antonino Di Lorenzo 1 anno e 4 mesi; Carmelo Favazzo 3 anni e 3 mesi.
A gennaio 2017 sono stati invece assolti con la formula «per non aver commesso il fatto», quindi con formula piena, da tutte le accuse contestate, Paola Piraino, Francesco Buda e Salvatore Natoli.
Se si guarda poi al quadro dei reati i giudici hanno ritenuto sussistente l’esistenza di un’associazione a delinquere capeggiata da Genovese, mentre da questa accusa sono stati assolti Domenico Fazio, Giovanna Schirò, e Franco Rinaldi (ecco la pena più bassa a suo carico rispetto alla richiesta). I casi di peculato contestati inizialmente sono stati riqualificati dai giudici come casi di truffa aggravata (su questo punto si era già pronunciata la Cassazione). In sei hanno invece beneficiato della sospensione della pena, vista la tenuità della condanna: Salvatore Lamacchia, Domenico Fazio, Giuseppina Pozzi, Liliana Imbesi, Concetta Cannavò e Antonino Di Lorenzo.