Operazione Gotha 7: I postini del pizzo all’ex Carrefour. Il gip: De Luca Cardillo ai domiciliari, Cannuli in libertà

28 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Leonardo Orlando – Barcellona – Il Gip del Tribunale di Messina Monica Marino che ieri ha continuato con gli interrogatori degli arrestati dell’operazione “Gotha VII”, scattata prima dell’alba di mercoledì scorso, ha deciso ieri di attenuare la misura cautelare per Antonino De Luca Cardillo, 36 anni, accusato di detenzione e occultamento al fine di agevolare l’attività della “famiglia mafiosa dei Barcellonesi” di due fucili posseduti fino al luglio del 2013 e ciò sulla base delle delle rivelazioni di due pentiti, ha potuto lasciare il carcere di Gazzi per essere confinato agli arresti domiciliari nella sua casa di Barcellona. De Luca, difeso dall’avv. Gaetano Pino, è stato tra i pochissimi ad aver risposto alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi venerdì nel carcere di Gazzi. Inoltre, rimessa in libertà senza alcun obbligo Francesca Cannuli, per insussistenza delle esigenze cautelari. Era stata arrestata per associazione a delinquere di stampa mafioso e interposizione fittizia dei beni aggravata dal metodo mafioso. E’ assistita dagli avvocati Rita Pandolfino e Tindaro Grasso.
Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare di “Gotha VII” c’è anche il boss Carmelo Giambò, già braccio destro di Mimmo Tramontana, ritenuto a seguito dei racconti dei pentiti, uno dei più spietati sicari della mafia barcellonese che ebbe anche la fortuna di scampare, prima di essere arrestato, a ben due agguati in uno dei quali rimase gravemente ferito. A Giambò si contesta
una estorsione con modalità mafiose all’ex centro commerciale “Carrefour” di Olivarella di Milazzo. Estorsione che sarebbe stata commessa in concorso con l’ex boss Carmelo D’Amico, capo dell’ala militare della cosca di di Barcellona. I due tra il 2008 e il 2010 avrebbero fatto collocare una bottiglia incendiaria con alcuni proiettili nei pressi del cancello d’ingresso nonché ricorrendo a
minacce anche implicite, prospettando l’eventualità di ulteriori attentati e con ciò costringendo
il responsabile del Centro commerciale di Milazzo Antonino Giordano, a consegnare loro una somma di denaro pari inizialmente 6.000 euro all’anno, poi aumentata a 10.000 euro, suddivisa in tre rate che come di consueto venivano versate in occasione delle festività di Pasqua, Ferragosto e Natale di ogni anno. Inoltre, in alcune occasioni Giambò compensava quello che riteneva un credito
provvedendo a detrarre dalla somma pretesa come “pizzo” l’importo che egli stesso doveva corrispondere al Centro commerciale per l’affitto del locale occupato dal negozio “lana Bimbi” ubicato all’interno dello stesso centro commerciale gestita da Giambò e dalla moglie.
A raccontare dell’estorsione che ha riguardato uno dei più grandi Centri commerciali che sono sorti nell’area milazzese sono stati lo stesso Carmelo D’Amico e il fratello Francesco che ha poi sostituito nella guida del gruppo armati dei Barcellonesi il maggiore dei fratelli.
A raccontare agli inquirenti i particolare dell’estorsione è stato per primo Carmelo D’Amico che ha riferito agli inquirenti, i sostituti della Dda Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, che nel 2008, aveva fatto collocare da Aurelio Micale, Domenico Chiofalo e Franco Munafò una bottiglia incendiaria con alcuni proiettili dietro al cancello d’ingresso del centro commerciale di Olivarella. Appena rinvenuta la bottiglia, il responsabile del Centro commerciale si era rivolto a Carmelo Giambò, la cui moglie aveva aperto un negozio di abbigliamento per bambini all’interno dello stesso centro.
Sarebbe stato lo stesso Giambò a “sistemare” – così usa dire i mafiosi che impongono il quantum del pizzo – l’estorsione, concordando con il titolare del Centro il pagamento di una somma di denaro pari a 6.000 all’anno che poi sarebbero diventati 10.000 euro. Il collaboratore riferiva di essere a conoscenza delle modalità di pagamento e del quantitativo concordato perché Carmelo Giambò consegnava a lui i proventi di quell’estorsione. Da Gazzetta del Sud