MESSINA: IL GIUDICE AMATO TORNA IN CARCERE. LA CASSAZIONE HA ACCOLTO IL RICORSO DELLA PROCURA. E’ ACCUSATO DI PORNOGRAFIA MINORILE

1 febbraio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il giudice Gaetano Amato, arrestato il 2 ottobre per pedopornografia minorile, e poi scarcerato agli arresti domiciliari in una comunità di recupero in provincia di Siracusa, deve tornare in carcere. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso della Procura di Messina firmato dal capo dell’ufficio peloritano Maurizio De Lucia su alcuni aspetti della vicenda, mentre per altri è ancora pendente davanti al gip l’istanza di attenuazione della misura del suo difensore, l’avvocato Salvatore Silvestro. In concreto la III sezione penale della Cassazione ha dato ragione alla Procura della Repubblica di Messina sulla sussistenza del secondo reato contestato in origine al magistrato, che è un caso di abusi sessuali ai danni di una minorenne (il primo, quello più grave è pedopornografia minorile). Su questo secondo aspetto il gip si era pronunciato non ritenendolo sussistere, e aveva deciso l’arresto solo sulla scorta del primo reato contestato, la pedopornografia minorile. I giudici del Riesame in seconda battuta avevano invece ritenuto valida la tesi della Procura anche sul secondo reato. Adesso la Cassazione ha deciso accogliendo il ricorso della Procura sulla sussistenza della contestazione di abusi sessuali.

Sono due indagini parallele quelle condotte dalle Procure della Repubblica di Trento e Messina che vedono coinvolto Amato per vicende legate alla pedopornografia. Una circostanza che trova conferma nel fatto che Amato è stato arrestato dalla polizia di Messina, il 2 ottobre, su provvedimento del gip nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore messinese Maurizio De Lucia e dell’aggiunto Giovannella Scaminaci. In quel caso, ad Amato, viene contestato il reato di pornografia minorile. L’indagine della Procura di Trento riguarda invece una presunta rete di pedofili dedita allo scambio di immagini online. In questo contesto il magistrato è indagato proprio per un presunto scambio di materiale pedopornografico. Non è da escludere che le due indagini, nate separatamente, abbiano avuto alcuni punti di contatto.

Il magistrato, 58 anni, avrebbe parzialmente ammesso i fatti contestati davanti al giudice per le indagini nel corso dell’interrogatorio di garanzia.