L’INCHIESTA SUL COMUNE DI BARCELLONA: QUEI RAPPORTI INTENSI TRA ALLIGO E COPPOLINO

20 febbraio 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando – Dagli atti dell’inchiesta sulle coperture istituzionali garantite dai funzionari del Comune all’ex assessore Coppolino, grazie alla formazione di atti falsi, è emersa la capacità di quest’ultimo di entrare nelle grazie dell’ex segretario generale Santi Alligo che in questa vicenda ha avuto un ruolo da regista, tanto da aver tentato di raggirare con la formazione e l’utilizzo di atti falsi la stessa autorità giudiziaria, facendo credere l’inesistenza di reati penali negli abusi commessi nei due uffici del “B&B Mandanici” e del ristorante “Al Borgo”. Dalle indagini della polizia, coordinate dal procuratore Emanuele Crescenti e dal sostituto Matteo De Micheli, è emerso che tra Coppolino e Alligo, era nato – come lo definisce il gip Fabio Gugliotta (nella foto edg) – “un rapporto di vicinanza e di complicità esistente, tale da far comprendere la disponibilità di quest’ultimo rispetto alle esigenze dell’assessore. Nell’ordinanza che ha portato in carcere Coppollino, si legge che “oltre al gran numero e alle modalità e circostanze di contatti tra i due, anche l’evidenza dell’agevolazione (per non dire la strumentalizzazione) da parte del Coppolino di un rapporto” tale “da mettere a disposizione i locali del B&B” per questioni private dello stesso segretario. Per confermare quanto riportato nell’ordinanza “nel corso delle indagini venivano acquisiti i tabulati telefonici delle utenze intestate ed in uso l’assessore e al segretario al fine di valutare il numero e la frequenza dei contatti tra gli stessi, ricavando elementi sintomatici della sussistenza di un rapporto che andava ben al di là del solo ambito lavorativo”. Infatti dai tabulati telefonici erano stati registrati “ben 411 contatti tra Coppolino e l’Alligo, molti dei quali proprio nei periodi immediatamente precedenti ai sopralluoghi del 29 giugno 2016 e nei periodi successivi all’esecuzione dei provvedimenti di sequestro preventivo relativi agli immobili”. Le intercettazioni degli investigatori all’epoca coordinati dal vicequestore Mario Ceraolo hanno poi permesso di stabilire come l’assessore Coppolino si poneva come “promotore ed intermediario” per favorire, sempre per questioni di natura privata, lo stesso segretario. L’ex segretario, infatti riceveva per primo gli esposti anonimi e disponeva il compimento dei relativi accertamenti, invitando la polizia municipale e l’ufficio tecnico a procedere alle dovute verifiche; lo stesso inviava alla Procura una nota a sua firma allegando i verbali, poi risultati falsi, di sopralluogo, con allegata la nota nella quale erano elencati i titoli abilitativi rilasciati e l’altra comunicazione, in cui si attestava che era stata depositata la comunicazione ex art. 20, in riferimento alla sanatoria della tettoia che era stata presentata dopo che al Comune era giunto l’esposto che denunciava gli abusi. Per la Procura il segretario sarebbe stato “ben consapevole che nessun effettivo accertamento della realtà dei fatti era stato compiuto sugli immobili; ciò nonostante trasmetteva la documentazione alla Procura al fine di determinare la chiusura anticipata delle indagini, così cercando di garantire l’impunità al Coppolino”.  Rassegnaweb da gazzetta del sud