#NOMI E DETTAGLI# – Frana sull’autostrada A18. I Carabinieri eseguono 3 misure cautelari nei confronti di due dirigenti del Consorzio Autostrade Siciliane e di un imprenditore di Letojanni

Materiali di scarsa qualità, progettazione inadeguata. E la frana che ad ottobre 2015 invase l’autostrada Messina-Catania all’altezza di Letojanni e che, un anno dopo, continua la sua corsa distruggendo la debole barriera di contenimento che era stata apposta, avrebbe potuto mettere gravemente a repentaglio l’incolumità degli automobilisti. Disastro ambientale, peculato e falsità ideologica sono i reati che il gip del tribunale di Messina Eugenio Fiorentino contesta ora al direttore generale del Cas, il Consorzio autostradale siciliano, Salvatore Pirrone che è stato sospeso dall’incarico per un anno. Analoga interdizione anche per il dirigente dell’area tecnica del Cas Gaspare Sceusa e per il funzionario responsabile della sicurezza delle strade Antonino Spitaleri mentre all’imprenditore di Letojanni Francesco Musumeci, titolare della ditta che eseguì i lavori in regime di somma urgenza, è stato imposto il divieto ad esercitare l’attività di impresa per otto mesi.

I provvedimenti interdittivi, decisi dal gip su richiesta della Procura, nascono dalle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Messina sui lavori di somma urgenza affidati dal Cas per un importo di 500.000 euro per la messa in sicurezza della carreggiata autostradale. Indagini che hanno messo in evidenza una serie di comportamenti illeciti sia nella fase di progettazione sia in quella di esecuzione degli interventi di messa in sicurezza dell’area, sia nella realizzazione di una barriera di contenimento della frana totalmente inadeguata rispetto al livello di rischio idrogeologico.

Ai due dirigenti del Cas viene contestato il mancato controllo nei confronti della ditta incaricata dei lavori, per di più accollandosi le spese di progettazione e avallando un’ingiustificata lievitazione dei costi. Alla ditta Musumeci, infatti, avrebbe dovuto essere consegnato il progetto esecutivo dell’opera che invece è stato realizzato da un ingegnere e da un geologo scelti dall’impresa che lo avrebbe poi fatto redigere su carta intestata dal Cas che, avallando una perizia di variante, avrebbe recuperato i soldi per pagare gli onorari dei due professionisti.

Falsi sarebbero stati anche i certificati degli stati di avanzamento dell’opera mentre al titolare della ditta Musumeci viene contestato l’utilizzo di materiali di scarsa qualità conseguendo ingiusti profitti e mettendo a repentaglio l’incolumità degli automobilisti.

Il comunicato ufficiale dei carabinieri.

Nella mattina odierna i Carabinieri della Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare interdittiva emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica di questo capoluogo, nei confronti di 3 soggetti (2 dei quali, dirigenti del Consorzio Autostrade Siciliane – CAS, sospesi dai pubblici uffici e 1 imprenditore, inibito dall’esercizio d’impresa), ritenuti responsabili – unitamente ad altri 3 indagati, non interessati dal citato provvedimento – di disastro ambientale in concorso, peculato e falsità ideologica commesso da P.U. in atti pubblici.
Sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio per 12 mesi: il direttore Generale del CAS Salvatore PIRRONE ed il dirigente dell’area tecnica Gaspare SCEUSA; inoltre un provvedimento di divieto di esercitare l’attività di impresa, per 8 mesi, ha colpito l’imprenditore di Letoianni Francesco MUSUMECI.
Ancora una volta al centro delle indagini vi è il movimento franoso che, il 5 ottobre 2015, ha interessato un ampio tratto dell’autostrada A18 Messina/Catania, nel comune di Letojanni (ME), ed in particolare i lavori di somma urgenza, per un importo di 500 mila euro più iva, appaltati per la messa in sicurezza della carreggiata lato valle di quel tratto di strada.
Il provvedimento scaturisce da due distinte indagini, sviluppate rispettivamente dai Carabinieri della Compagnia di Taormina e da quelli della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica del capoluogo, i cui esiti hanno permesso di fare piena luce su una serie di comportamenti illeciti che hanno contrassegnato la fase di progettazione e quella di esecuzione degli interventi di messa in sicurezza dell’area, nonché la realizzazione di una barriera di contenimento del movimento franoso, quest’ultima risultata totalmente inadeguata rispetto al livello di rischio idrogeologico.
L’inchiesta, nel suo complesso, ha consentito di accertare come i due dirigenti del CAS, abbiano omesso di esercitare qualsivoglia tipo di controllo nei confronti della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori, sostenendo in luogo di quest’ultima, le spese di progettazione dei lavori e permettendo altresì una ingiustificata lievitazione dei costi dell’opera, senza pertanto impedire che la realizzazione dei lavori venisse eseguita in maniera inadeguata. L’affidamento, in somma urgenza, dei lavori di esecuzione degli interventi all’imprenditore MUSUMECI è stato effettuato, infatti, omettendo di redigere il progetto esecutivo da parte della stazione appaltante e consentendo che l’elaborato fosse predisposto da due professionisti – un geologo ed un ingegnere – scelti dalla ditta esecutrice, facendo poi apparire che questo progetto fosse stato elaborato dal CAS poiché redatto su carta intestata del citato Ente. Inoltre, con una perizia di variante, è stato poi avallato, dai due dirigenti, che il pagamento del compenso di questi professionisti fosse imputato al CAS, incorrendo nel reato di peculato.
Il titolare dell’impresa di costruzione – al contempo – ha realizzato le opere di messa in sicurezza del tratto autostradale con materiali di scarsa qualità, conseguendo ingiusti profitti e ponendo gravemente a repentaglio l’incolumità degli automobilisti e dei residenti in quel tratto di fascia ionica messinese.
Tra gli indagati non colpiti dal provvedimento cautelare anche un funzionario del consorzio, adesso in quiescenza, accusato di avere redatto atti ideologicamente falsi, in relazione ai certificati di stato di avanzamento lavori emessi nel novembre 2015 e nel gennaio 2016, facendo falsamente riferimento ad una contabilità che, però, a quella data non era stata ancora redatta ed i due professionisti che hanno redatto gli elaborati progettuali.