L’AFFONDO DI MASSIMILIANO PASSALACQUA: È il momento di Cateno. Con lo slogan copiato da Accorinti

16 marzo 2018 Commenti e appelli

Di Massimiliano Passalacqua – Archiviate mooolto velocemente le Politiche – le prime elezioni della storia che, già prima che venissero celebrate, si sapeva che non sarebbero servite a un cazzo – la città di Messina si prepara al test, ben più importante, delle Amministrative del prossimo 10 giugno. I candidati fioccano come la neve nella campagna di Russia (e no, Micciché stavolta non c’entra), gli schieramenti si muovono in una sorta di Risiko, i “generali” definiscono strategie e truppe da mettere in campo… e meno male che abbiamo il sindaco pacifista!
I primi a scendere in campo sono – come è normale – i cosiddetti peones: termine che non vuol certo essere offensivo, ma che rappresenta come alle spalle dei candidati già ufficiali non ci siano ancora le coalizioni più importanti. E dire che sia Giuseppe Trischitta, consigliere comunale di Forza Italia, sia Cateno De Luca fresco di elezione all’Ars nell’esercito di Musumeci dovrebbero fare riferimento all’area di centrodestra (così come Santi Daniele Zuccarello, con quel nome da sfoglia di Famulari, è stato eletto in una delle liste di centrosinistra). L’area moderata – dove per comodità oltre al compostissimo Berlusconi annoveriamo Salvini, Meloni e altri noti sostenitori del dialogo – sembra infatti voler convergere sul nome di Dino Bramanti, neurologo e direttore del Centro Neurolesi oltre che componente del Consiglio superiore della sanità, mentre nel Pd ormai a trazione Navarra scaldano i motori almeno un paio di docenti universitari, e non solo. Il Movimento 5 Stelle, invece, deve capire come far fruttare quel clamoroso 45% di appena dieci giorni orsono, visto che nel 2013 alle Politiche aveva raccolto 25 mila voti, impattando con Forza Italia (cioè praticamente con tutto il centrodestra, perché Lega e FdI allora erano residuali) e lasciando indietro il Partito democratico di Genovese, ma solo tre mesi dopo si fermò al 2,5 per cento con poco più di tremila voti. Vedremo se i grillini hanno capito la lezione.
Partiamo dai candidati già sicuri: il preferito de IlMaxFactor, com’è noto, è Cateno De Luca che si è subito portato avanti con il lavoro. Ha ufficializzato candidatura, programma, squadra di governo e addirittura i consiglieri comunali che saranno eletti, perché tanto lui – come ha già fatto con il delfino Danilo Lo Giudice alle Regionali – decide chi vota chi, quando e come. E anche perché, se siete veramente suoi sostenitori, gli dovete finanziare la campagna elettorale e quindi vi conviene fare come dice lui. Ovviamente, nelle sue rare ed equilibrate conferenze stampa Cateno ha individuato come principale bersaglio il sindaco uscente Renato Accorinti; peccato, però, che per gli ultimi manifesti il brillante politico fiumedinisano non abbia trovato di meglio che copiare – anzi, diciamo “prendere ispirazione da”, ché Cateno ha la querela facile e un legale, l’avvocato TaormEna, che ama molto i giornalisti – uno slogan proprio della campagna elettorale 2013 del “sindaco scalzo”.
“Il momento è adesso”, tuona infatti un Cateno stilizzato in giallorosso invitando i cittadini a candidarsi con lui. “E’ il momento”, era invece l’invito di Accorinti versione professore di educazione fisica, con tanto di cronometro in mano, a chi cinque anni fa pensava che i tempi non fossero ancora maturi per la sua “rivoluzione dal basso”. Non vi basta? Dopo aver centrato l’obiettivo del ballottaggio, un Renato festante ribadiva in vista del secondo turno: “Il momento è arrivato”. Aveva ragione, mi pare. E a proposito del mantra che ha accompagnato la campagna di Accorinti cinque anni orsono, “Cambiamo Messina dal basso”, diventato il nome della lista e poi del movimento che appoggia questa esperienza amministrativa senza precedenti, prova ad appropriarsene – mascherandolo, ça va sans dire – anche Pippo Trischitta detto “merendina”, il quale nei 6×3 che campeggiano in giro per la città assicura: la sua candidatura è “solo per cambiare Messina”. Ah, non per fare il sindaco?
E’ apparsa invece da subito come una candidatura “civetta” quella di San(ti) Daniele Zuccarello, alla guida del movimento “Gettone Messin…”, oops: “Missione Messina” (lo so, battuta scontata e ripetitiva, ma non ce l’ho fatta a non farla). Condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi per falso e truffa nel processo “Gettonopoli”, Zuccarello ha visto cadere l’accusa di abuso d’ufficio e per questo motivo non è stato sospeso da consigliere ex lege Severino. Come se gli altri due non fossero, nel caso specifico, reati contro la Pubblica amministrazione. Certo, è il classico caso di giustizia ad orologeria, un’inchiesta assurda e illogica: pensate che, quando la Procura chiuse le indagini, chiese e ottenne per 12 consiglieri comunali la misura dell’obbligo di firma. Ma se il reato era, in sostanza, proprio che i 12 firmavano in commissione pur non avendone diritto! E tu li obblighi a firmare? Cos’è, giustizia omeopatica? Comunque, Zuccarello si può candidare (rischia la decadenza in caso di condanna in Appello a più di 2 anni) ma chiarisce subito che non è una cosa seria: «Pronto a fare cento passi indietro – spiega durante la presentazione della candidatura – a favore di chi sposa il mio programma». Magari suggeritegli di prevedere l’eliminazione delle commissioni, che portano solo guai.
In attesa che Navarra e Picciolo trovino l’intesa sul nome del candidato sindaco del centrosinistra (si parla di Gustavo Barresi per sfidare Bramanti: Villa Salus contro Neurolesi, allora l’hanno capito che siamo mura cu mura cu’spedali?), tiene banco il “lodo Cinque Stelle”: cosa vogliono fare da grandi i ragazzi di Beppe Grillo, freschi di trionfo alle Politiche e in procinto di allearsi con la Lega per il Governo romano? Continueranno ad andare da soli, candidando un attivista o puntando forte sull’ex ingegnere capo del Genio civile Gaetano Sciacca, o si guarderanno attorno per non cadere nelle “trappole” del nuovo sistema elettorale, che abbassa dal 50 al 40 per cento la soglia necessaria per vincere al primo turno e reintroduce il cosiddetto “effetto trascinamento” (il voto a una lista si estende automaticamente al candidato sindaco collegato, ferma restando la possibilità di esercitare il voto disgiunto)? Per capirci, se questo sistema fosse stato in vigore nel 2013 il sindaco si chiamerebbe Felice Calabrò, che senza trascinamento prese solo metà dei voti totalizzati dalle liste (arrivate al 65%) vedendosi mancare 69 voti per vincere al primo turno e venendo poi sconfitto al ballottaggio da Accorinti. In teoria, il premio di maggioranza – che assicura al sindaco eletto il 60 per cento dei seggi in consiglio comunale, nel caso di Messina 20 su 32 – consente a chiunque di aspirare a questa soglia, in realtà sappiamo bene come la carica degli aspiranti consiglieri sia in grado di trainare un candidato sindaco, specie se sostenuto da molte liste come sarà per il centrodestra.
Cinque anni orsono ci fu un contatto concreto tra Accorinti e Beppe Grillo, ma il fondatore del Movimento 5 Stelle pose come condizione al sostegno a Renato la composizione di un’unica lista battente bandiera grillina e non se ne fece nulla. Accorinti intercettò praticamente per intero il voto di protesta e superò Enzo Garofalo approdando al ballottaggio, dove avrebbe rimontato Calabrò per vincere le elezioni. Oggi, quel voto di protesta fa gola a tanti: lo stesso De Luca, per esempio, si propone come candidato “antisistema” pur essendo a tutti gli effetti uno cresciuto nei partiti e che ha un suo movimento. Quindi l’elettorato di riferimento di Accorinti, dei 5 Stelle e di Cateno rischia di essere sovrapponibile, ed è evidente che non c’è spazio per tutti. Dal punto di vista programmatico, tra grillini e “Cambiamo Messina dal basso” si può immaginare una certa compatibilità che renderebbe possibile un accordo. Certo, andrà prima fatta chiarezza su alcuni punti: ad esempio, cosa spinge il M5S ad avversare il “salvacolline”, ovvero lo strumento di pianificazione territoriale proposto dalla Giunta per combattere la cementificazione selvaggia? Non basta, per essere a favore, il fatto che Nino Germanà si sia pronunciato chiaramente contro? Ma soprattutto, non sarà che a Messina anche i grillini – prevedibile carro del vincitore, almeno a livello nazionale – siano “infiltrati” da una componente borghese e, diciamo così, “palazzinara” che vede come il fumo negli occhi eventuali ostacoli all’edilizia?
P.s.: in realtà, una cosa a favore di Trischitta va detta. La sua candidatura, più che a intercettare il voto di protesta, mira a stabilire una linea identitaria: Forza Italia – cui peraltro il consigliere appartiene non da tantissimo, visti i suoi trascorsi in Alleanza Nazionale – non è diventato tutt’a un tratto il partito di Genovese, e anche se i numeri che la corrente di Francantonio può mobilitare sono notevoli (lo ha dimostrato l’elezione all’Ars del rampollo Luigi) non dovrebbe essere lui a scegliere il candidato sindaco. Se funzionerà, ovvero se Trischitta porterà la sua candidatura fino in fondo e se nell’urna farà danni al centrodestra, lo sapremo solo il 10 giugno; diciamo che gli spettatori interessati agli sviluppi di questa vicenda non mancano.

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