Mafia: nuovo sequestro beni per Matacena. Due conti correnti del valore complessivo di oltre 540 mila euro

16 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

di AMDuemila – Ancora un sequestro di beni per Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia condannato definitivamente a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa e oggi latitante a Dubai. La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha eseguito due provvedimenti riguardanti risorse bancarie che, anche se formalmente intestate alla moglie, Chiara Rizzo, sono nella disponibilità dell’armatore reggino. Nello specifico, si tratta di due conti correnti del valore complessivo di oltre 540 mila euro, di cui uno aperto alle isole Seychelles e per il quale è stata attivata un’apposita rogatoria internazionale.
I provvedimenti sono stati emessi dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, su proposta del procuratore generale Bernardo Petralia e del sostituto procuratore generale Domenico Galletta, e dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione su proposta del procuratore distrettuale Calogero Gaetano Paci.
Già lo scorso dicembre l’ex parlamentare era stato colpito da un ulteriore sequestro, in quanto i suoi beni risultavano essere “frutto di attività illecite e/o di reimpiego dei loro proventi”, ed era emersa “una oggettiva quanto marcata sproporzione” tra gli investimenti effettuati e i redditi dichiarati. In quell’occasione erano state confiscate 12 società – 4 con sede nel territorio nazionale (Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Roma) e 8 all’estero (Isole Nevis, Portogallo, Panama, Liberia e Florida) – disponibilità finanziarie collocate in conti esteri, 25 immobili aziendali e una motonave della stazza di oltre 8.100 tonnellate, già utilizzata per attività di traghettamento veicoli e passeggeri nello Stretto di Messina, per un valore di oltre 10 milioni di euro.
Ancora, a luglio 2017 i sigilli erano scattati per altre disponibilità bancarie e finanziarie all’estero, riconducibili a Matacena, alla moglie e ai figli, per un valore di 1,1 milioni di euro.
Matacena, figlio dell’armatore che diede inizio al traghettamento nello Stretto di Messina, tra il 1994 e il 2001 è stato deputato con Forza Italia per ben due legislature. È passato alla storia come uno dei tre deputati che nel ‘95 votò contro la conversione in legge del decreto che istituì il carcere duro per i boss di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Nei primi anni ’90 venne coinvolto, assieme a Paolo Romeo (altro deputato poi condannato), nella maxi-inchiesta “Olimpia” che permise di scardinare le cosche di Reggio, protagoniste della guerra di mafia che in quel periodo provocò quasi mille morti ammazzati.
L’estradizione in Italia per Matacena, che in precedenza era stata negata dagli Emirati Arabi, potrebbe farsi più vicina con l’approvazione del Trattato di cooperazione Giudiziaria e di estradizione tra i due paesi, che dovrà essere ratificato dal nuovo Parlamento per diventare operativo e permettere così il rientro in Italia di una dozzina di latitanti, tra cui lo stesso ex deputato FI.