VINCENZO NIBALI NELLA STORIA: VINCE ANCHE LA MILANO-SANREMO

17 marzo 2018 Cronaca di Messina

Con Vincenzo Nibali la fantasia va al potere. L’azione con la quale lo Squalo si aggiudica la Milano-Sanremo n. 109 è un capolavoro che resterà nella storia del ciclismo moderno. E’ una ribellione poetica alla dittatura instaurata dai velocisti, feroci nel narcotizzare una edizione noiosissima fino alla salita del Poggio. Già, fino al Poggio. E’ qui che Nibali, dopo essere stato al coperto, piazza la stoccata. Uno scatto capace di suscitare una altalena di emozioni contrastanti: sembra fine a se stesso quando dietro appaiono vicini, sembra quindi carico di speranza e della gratitudine dei tifosi che si beano di una azione del genere, sembra infine un brivido che non finisce mai. Scollina per primo Vincenzo, quindi disegna le curve nella discesa che segue: ed è un affresco talmente bello da non poter essere cancellato. E’ a quel punto che ci credono tutti. L’epilogo diventa una scatola cinese, un capolavoro dietro l’altro: l’ultimo nei 2 km finali, quando dietro gli danno una caccia selvaggia. Prima Matteo Trentin, poi il treno della Quick Step per Viviani. Ai 500 metri il sogno sembra quasi  sfumare, ma non è così. Resiste Nibali, e quando alza le braccia non curandosi più di quello che avviene dietro l’urlo è da stadio. Una impresa vera, anche per l’Italia che interrompe un digiuno nella Classicissima che durava dal 2006, quando a vincere fu Filippo Pozzato. A proposito di digiuni, era dal 1995 (con Laurent Jalabert) che un vincitore di una delle tre grandi corse a tappe – e Nibali tra Giro, Tour e Vuelta se le è prese tutte e tre – non si aggiudicava la Sanremo.

“Non lo so nemmeno io cosa ho fatto, oggi correvamo per Sonny Colbrelli – le prime parole di Nibali -. Io dovevo seguire, ho visto il vuoto e ho accelerato, ho visto subito che avevo 20″ di vantaggio e non mi sono mai più girato. Ho proseguito fino alla fine e, solo a 50 metri dal traguardo, mi sono goduto questa vittoria. Non pensavo di vincere, perché non ero velocissimo. Penso di avere fatto qualcosa per la storia, me la gusterò piano piano”. Intanto inizia a gustarsi il trionfo quando suona l’inno di Mameli: con lui sul podio l’australiano Caleb Ewan, secondo, e il francese Arnaud Demare.

Sesto il campione del mondo Peter Sagan. Lo slovacco è uno degli sconfitti di giornata, forse però lo è meno di altre volte. Probabilmente stanco di beffe atroci – l’ultima lo scorso anno – Sagan è rimasto sempre nelle posizioni di avanguardia ma senza prendere l’iniziativa con decisione. La sensazione è di un controllo con qualche scoria di ruggine con Kwiatkowski, quello che lo aveva fregato lo scorso anno. Giornataccia per il polacco, che aveva denotato avvisaglie sinistre in un battibecco con il compagno di squadra Rowe. Sagan invece era apparso disteso, a tratti quasi sorridente. Jurai, il fratello, lo aveva aiutato parecchio quando era in atto una fuga da controllare. Ma forse questo stato d’animo meno agonista del solito potrebbe essere stato dannoso.

Per fortuna che c’è Nibali. Si potrebbe affermare questo parafrasando un celebre spot di siringhe di qualche anno fa. Perché fino al morso dello Squalo, lunghi tratti della Sanremo somigliano, e in tempi moderni non è certo una novità, ad una tappa di routine del Giro. C’è una fuga partita praticamente al pronti via, dopo 3 km. Il gruppo dà spazio ma non troppo. In avanscoperta Maestri e Rota (Bardiani ), Kobernyak (Gazprom-RusVelo), Sagiv e van Winden (Israel Cycling Academy), Hatsuyama (Nippo – Vini Fantini), Planet (Team Novo Nordisk ), Bono (UAE Team Emirates) e Mosca (Wilier Triestina – Selle Italia). Ci sono due professionisti dell’avanscoperta come Bono e Maestri: il primo era stato davanti nella Sanremo del 2014 e del 2016, il secondo nelle ultime due edizioni. E c’è anche uno che studia per la patente di attaccante come Jacopo Mosca, spesso in azione alla Tirreno-Adriatico.

Fastidio lo dà il clima. Se sul traguardo di via Roma c’è un sole splendente, il gruppo fino ad una settantina di km dall’arrivo si becca un’acqua di quelle che accumulano la fatica.
A parte ciò, c’è pochissima selezione. Un paio di dati da sottolineare. Sul Capo Berta esce di scena Marcel Kittel: corse di 300 km al momento sono ingestibili dal velocista tedesco. Pazzesco, inoltre poco prima del Poggio il volo di Cavendish: una sorta di salto mortale dopo uno spartitraffico. Per il resto però la situazione è perfetta per tanti sprinter. I francesi di Demare adeguano il ritmo alle esigenze del loro capitano, quelli del Team Sky si agitano sulla Cipressa cercando di scremare il gruppo. Ma la metafora calcistica è quella di un infinito possesso palla in attesa dell’epilogo. Una dittatura noiosa prima che un poeta siciliano mandi al potere la fantasia.

ORDINE D’ARRIVO DELLA MILANO-SANREMO
1   Vincenzo Nibali (Ita) Bahrain-Merida    7:18:43
2    Caleb Ewan (Aus) Mitchelton-Scott
3    Arnaud Demare (Fra) Groupama-FDJ
4    Alexander Kristoff (Nor) UAE Team Emirates
5    Jurgen Roelandts (Bel) BMC Racing Team
6

Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
7    Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
8    Magnus Cort (Den) Astana Pro Team
9    Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
10    Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo