Le scottanti verita’ dell’imprenditore Biagio Grasso. “Gli affari del calciatore Marco Storari”

La “famiglia” era molto più larga di quello che appare. E tra i chiaroscuri dell’inchiesta Beta si comincia a intravedere una parte della ragnatela di potere mafioso-economico-politico che ha governato Messina volgendo lo sguardo criminale verso Catania, secondo ciò che emerge. A pubblicare le dichiarazioni dell’imprenditore milazzese Biagio Grasso questa mattina è il giornalista Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud.
«Il gruppo è composto da avvocati, consulenti, collegamenti con forze politiche e criminalità, in particolare con il gruppo Santapaola-Ercolano di Catania. In particolare mi riferisco a Romeo Vincenzo, figlio di Francesco, quest’ultimo punto di riferimento del gruppo coadiuvato dai fratelli». Oltre alla storia dei Rolex regalati ai bancari dopo le operazioni di riciclaggio di denaro sporco del gruppo, ha parlato di tanto altro. Facendo nomi e cognomi.
Con l’atto di chiusura delle indagini preliminari dell’operazione Beta dei giorni scorsi, notificato a ben cinquanta persone, ci sono una serie di verbali rilasciati da Grasso ai magistrati della Dda peloritana veramente “dirompenti”, per una storia di collaborazione con la giustizia che cominciò nel luglio del 2017 nel carcere di San Vittore parlando con l’allora procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita ed è proseguita per mesi, fino ad arrivare al febbraio scorso, con una serie di verbali rilasciati davanti al procuratore Maurizio De Lucia. Di seguito pubblichiamo uno stralcio del verbale di Grasso pubblicato sul quotidiano della città sugli affari del calciatore Storari.
“…ricordo che il Galli (Massimo, fratello di Luigi) e Di Stefano Rosario avevano anche degli affari con un calciatore del Messina di nome Storari. So in particolare che il Galli era soggetto di collegamento tra il Di Stefano e Zimbaro, proprietario dell’omonima rosticceria, nonche’ suocero di Storari. Questi ultimi avevano interesse ad investire del denaro in operazioni immobiliari riconducibili allo stesso Di Stefano. Una di queste operazioni riguardava un immobile successivamente affittato ad Alcoot, nei pressi del Bar Casaramona, in cui i lavori dovevano essere realizzati dal Di Stefano, ma i capitali erano di Zimbaro o Storari. Il Galli aveva un ruolo di guardaspalle del Di Stefano, che era sottoposto ad usura da vari personaggi della criminalita’ organizzata messinese tra cui i fratelli Trovato. Altra operazione in cui i capitali erano investiti da Zimbaro-Storari e i lavori erano realizzati da Di Stefano era quella riguardante una struttura ricettiva in zona Acqualadrone. Non so quale fosse il ritorno economico del Galli, so pero’ che lo Zimbaro e lo Storari si rivolgevano al Di Stefano proprio perche’ messi in contatto dal Galli, il quale acquisto’ un appartamento dal Di Stefano nella zona di Sant’Agata ad un prezzo conveniente”.