LA ‘MESSINA DI MEZZO’. LE RIVELAZIONI DI BIAGIO GRASSO: “L’AUTISTA DELLA PROCURA CHE SEGNALAVA GLI AFFARI”

22 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

La “famiglia” era molto più larga di quello che appare. E tra i chiaroscuri dell’inchiesta Beta si comincia a intravedere una parte della ragnatela di potere mafioso-economico-politico che ha governato Messina volgendo lo sguardo criminale verso Catania, secondo ciò che emerge. A pubblicare le dichiarazioni dell’imprenditore milazzese Biagio Grasso questa mattina è il giornalista Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud.
«Il gruppo è composto da avvocati, consulenti, collegamenti con forze politiche e criminalità, in particolare con il gruppo Santapaola-Ercolano di Catania. In particolare mi riferisco a Romeo Vincenzo, figlio di Francesco, quest’ultimo punto di riferimento del gruppo coadiuvato dai fratelli». Oltre alla storia dei Rolex regalati ai bancari dopo le operazioni di riciclaggio di denaro sporco del gruppo, ha parlato di tanto altro. Facendo nomi e cognomi.
Con l’atto di chiusura delle indagini preliminari dell’operazione Beta dei giorni scorsi, notificato a ben cinquanta persone, ci sono una serie di verbali rilasciati da Grasso ai magistrati della Dda peloritana veramente “dirompenti”, per una storia di collaborazione con la giustizia che cominciò nel luglio del 2017 nel carcere di San Vittore parlando con l’allora procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita ed è proseguita per mesi, fino ad arrivare al febbraio scorso, con una serie di verbali rilasciati davanti al procuratore Maurizio De Lucia. Di seguito pubblichiamo uno stralcio del verbale di Grasso pubblicato sul quotidiano della città sulla figura di Lorenzo Mazzullo, autista presso la procura di Messina.

“Rapporti con Mazzullo Lorenzo, in servizio presso la Procura di Messina; con riferimento a quest’ultimo specifico: Mazzullo si occupava di verificare attraverso i sistemi informatici l’esistenza di procedimenti in corso nei miei confronti o del Romeo. Inoltre si occupava di segnalare occasioni di affari. Ricordo ad esempio che il Mazzullo segnalò al Romeo un affare relativo alla costruzione di loculi presso il cimitero. Il Mazzullo in caso di realizzazione dell’opera avrebbe percepito una percentuale sugli utili. Un altro affare segnalato dal Mazzullo tramite l’ing. Cuzari era il fallimento Stevani, si trattava di un compleso immobiliare sito a Letojanni, il Cuzari e mazzullo avrebbero dovuto ricevere 200.000 euro cadauno. Nell’affare eravamo io, Romeo, Lo Castro e Borella Carlo. L’idea nell’affare Stevani era quella di fare una proposta di concordato attraverso una raccolta dei fondi dei promissari acquirenti degli immobili. L’operazione non andò a buon fine per colpa del Lo Castro, che ritirò la proposta del concordato”.