LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI DI BIAGIO GRASSO. GLI AFFARI (FALLITI) DI FONDO FUCILE E TORRENTE TRAPANI

22 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Nuccio Anselmo – L’imprenditore Grasso nei verbali ha parlato lungamente di due “affari” che aveva intavolato soprattutto con le sue imprese, interfacciandosi con il gruppo dei Romeo, ovvero gli “affari” edilizi a Fondo Fucile sul torrente Trapani.

Ecco alcuni estratti sulle due vicende.

Fondo Fucile
«La vicenda di Fondo Fucile nacque con lo sbaraccamento della zona attraverso il Barbera Stefano, quest’ultimo in contatto con Cucinotta Raffaele. Il Cucinotta era un dirigente all’Urbanistica del Comune di Messina. Questi ci segnalò un ingegnere tale Polizzi Cosimo al quale abbiamo conferito un incarico per lo studio tecnico per gli appartamenti di Fondo Fucile. Sia … (OMISSIS) che il Cucinotta avevano dato la disponibilità ad aiutare l’aggiudicazione del bando al Comune nonostante il problema di una particella ove era stato costruito l’edificio. Il Romeo si impegnò con il Cucinotta per liberare la cooperativa che era stata bloccata da Mirisola, come già da me riferito nei precedenti interrogatori. Nonostante tale situazione non continuammo l’operazione per colpa del presidente della Cooperativa poiché questi chiese una percentuale che doveva essere decurtata dai costi della costruzione della sua villa. Io partecipai all’incontro tra il Romeo e il capocantiere del Mirisola, durante l’incontro il capocantiere riferì che il Mirisola visto la presenza del Romeo si rendeva disponibile a liberare il cantiere. Sono a conoscenza che il Romeo Vincenzo si vide con il Mirisola, quest’ultimo aveva un deposito accanto a quello del Romeo. La ditta inizialmente che si occupava della costruzione degli appartamenti di Fondo Fucile era la Rd Costruzioni di Di Stefano Rosario. Quest’ultimo aveva dei debiti a titolo di usura da parte di alcuni soggetti malavitosi tra cui i fratelli Trovato, Panarello quest’ultimo titolare del bar Astoria. La difficoltà economica del Di Stefano inizia nel 2011. Il Di Stefano era a conoscenza che alla fine l’operazione era mia e di Romeo Vincenzo. Il Di Stefano conosceva che il Romeo era il reggente per conto della famiglia Santapaola a Messina. Il Di Stefano ricevette i soldi in contanti da parte mia e da parte del Romeo Vincenzo. Il Romeo diede la propria parte sempre in contanti. Inizialmente preciso che l’operazione doveva essere 50% io e Romeo Vincenzo e l’altro 50% del Di Stefano Rosario. Successivamente nacquero dei contrasti tra noi e Di Stefano, il quale dichiarava di avere ricevuto acconti inferiori rispetto a quelli effettivamente consegnati. A causa di ciò venne fatta una riunione presso la sede della Rd, alla quale il Di Stefano si presentò accompagnato da Galli Massimo soprannominato Ricchina. Quando Romeo Vincenzo dichiarò che il 50% dell’operazione era sua, il Galli, che evidentemente era intervenuto per intimidire i soci del Di Stefano Rosario, cambiò radicalmente atteggiamento. Da questo momento la società passò sotto il nostro controllo. Il Romeo Vincenzo si arrabbiò a causa della mia denuncia nei confronti del Di Stefano e tramite Spina Michele presentò i catanesi che rilevarono il cantiere di Fondo Fucile, per il tramite di Boninelli… Nei confronti del Cucinotta vi era l’impegno che alla vincita del bando ed alla realizzazione degli appartamenti ci sarebbe stata una percentuale di guadagno nei suoi confronti. I rapporti con il Cucinotta li tenne sempre il Barbera… Per i lavori di Fondo Fucile, andammo a trovare, con Romeo, un fornitore che fu obbligato, anche con la violenza da parte di Romeo, a fare la fornitura».

Il torrente Trapani
«… La seconda operazione è stata quella relativa a Torrente Trapani … in quell’operazione Cassiano, nel cedermi l’operazione, mi disse che Pettina doveva riservare una quota del terzo lotto per compensare quanti avevano favorito l’approvazione del piano costruttivo… Gli appartamenti destinati a questi pubblici amministratori erano 14 tutti posti nel terzo lotto, tutti in capo all’impresa Pet attualmente Ibg srl. Inizialmente io trovai una situazione in cui vi erano La Residenza, Segi e Pet. Uno dei destinatari degli alloggi era l’ing. Rando, di cui ora ricordo il nome. Io entro nell’operazione perché Cassiano non aveva più risorse per portare a termine i lavori. Mi contattò Giuffrida e mi propose di entrare nell’affare. Soraci, saputo che ero entrato in questa operazione, mi dice di coinvolgere anche i Romeo in questi termini: 25% io, 25% Soraci, e il resto Romeo. In realtà i fondi li conferimmo io e Romeo Vincenzo, metà ciascuno».

Rassegnaweb da gazzetta del sud