Messina: Si amplia la discussa discarica di rifiuti di Salice (già) in mano al gruppo Demoter-Borella

23 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Antonio Mazzeo – Il responsabile dello sportello unico della attività produttive del Comune di Messina ha rilasciato in data 14 marzo 2018 l’autorizzazione alla Società Fallimento Demoter Spa (già di proprietà dell’imprenditore al centro dell’inchiesta antimafia Beta, Carlo Borrella) che consente di modificare le precedenti autorizzazioni ambientali per l’esercizio di recupero dei rifiuti derivanti dalle “attività di frantumazione e selezione inerti” nello stabilimento di località Malopasso, Villaggio Salice, “con l’inserimento dell’attività di recupero ambientale R10 ed annessa R13 e con l’aumento dei quantitativi dell’attività R5 ed R13 già autorizzate”.
Si tratta dunque di un provvedimento che amplia le funzioni della discarica di Salice e le quantità dei rifiuti che vi saranno depositati e/o “recuperati”. Le sigle citate nel provvedimento dirigenziale, infatti sono quelle regolamentate dal Decreto legislativo 152 del 2006 e corrispondono, rispettivamente a: R10 “spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura”; R13 “messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)” – nei fatti “utilizzazione, recupero e riciclo” di una lunga serie di rifiuti, come solventi, sostanze inorganiche, metalli e composti metallici, ecc.); R5 “riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche”.
Impossibile comprendere come mai si ritenga necessario espandere una discarica che oltre ad appartenere ad una società (fallita) di un gruppo imprenditoriale oggi al centro di un’inquietante inchiesta giudiziaria, in passato ha generato dubbi e perplessità sulla sua sostenibilità ambientale e che anzi, meriterebbe la chiusura previo interventi di bonifica, risanamento e messa in sicurezza.
In proposito vogliamo ricordare quanto fu rilevato in passato sulla discarica di “inerti” del gruppo Demoter. Riportiamo a tal proposito alcuni passaggi di una inchiesta che pubblicammo nel lontano 2003 (“La galleria degli orrori”).
E’ il 28 maggio del 1999. Dopo tredici anni di scavi e lavori viene finalmente inaugurata la Galleria dei Peloritani, il tunnel ferroviario lungo 13.500 metri che mette in collegamento il centro abitato di Messina con il comune di Villafranca Tirrena. Lo ha realizzato il Consorzio Ferrofir di Roma a cui aderiscono tre tra le maggiori imprese italiane di costruzioni: l’Astaldi, la Di Penta e l’Impregilo. Un’opera segnata da lunghi ritardi a causa di problemi di ordine geologico non previsti in sede progettuale e da interminabili conflitti sindacali per l’incertezza della copertura finanziaria dei lavori per il raddoppio ferroviario nella tratta Messina-San Filippo del Mela, la stessa dove si è consumata nel luglio 2002, la tragedia dell’Espresso ‘Freccia della Laguna’, deragliato per la cattiva manutenzione dei binari.
La Galleria dei Peloritani è oggi presa ad emblema tra le grandi opere che hanno causato i maggiori dissesti del territorio e dell’ambiente della provincia di Messina. Un’infrastruttura su cui non sono mancati gli appetiti della criminalità mafiosa regionale: i lavori di sventramento di intere colline si sono trasformati in una grande business per l’Ecomafia. “Dove sono finiti i milioni di metri cubi di terra argillosa estratta lungo i chilometri di quella galleria che congiunge Messina con la città di Villafranca?” Ha domandato al Presidente della Commissione parlamentare antimafia l’on. Nichi Vendola del Partito della Rifondazione Comunista, nei giorni successivi al deragliamento del treno espresso presso la stazione di Rometta. “Sono finiti forse in mare? E chi ha lucrato le somme che lo Stato, pagando circa otto mila lire al metro cubo, ha erogato per smaltire ciò che non è stato smaltito? E ancora: da dove si è estratta la terra per costruire il rilevato ferroviario nel tratto Rometta-Bercellona? Forse dal greto di ciascuno dei tre torrenti che insistono su quel territorio? E che dissesto idrogeologico si è determinato? E come mai una intera galleria, appena completata al prezzo di svariati miliardi, crolla, un anno fa, nella indifferenza generale? Quella galleria, era già un monito ed un emblema dei rischi legati al contenuto criminale ed anti-ambientale di un progetto che in trent’anni ha dissipato risorse e vite senza edificare il secondo binario”.
Nel suo intervento, Vendola ha chiesto di conoscere quali siano state le ditte che hanno operato nell’area nella movimentazione terra e che hanno eseguito gli sbancamenti, l’apertura di nuove cave, la perforazione dei rilievi montuosi. Infine il parlamentare solleva un interrogativo inquietante: “Si può sapere se quelle cave siano state a loro volta riempite con materiali da discarica, con rifiuti tossici e nocivi?”. Domande a cui assai difficilmente questo governo vorrà e potrà dar risposta. Tuttavia, va detto, che negli anni caldi della guerra di mafia, una piccola testata di Messina, L’isola, protagonista di numerose inchieste sul traffico di armi e sui poteri occulti nell’area dello Stretto, aveva denunciato gli interessi che ruotavano attorno all’affare movimentazione terra e discarica degli inerti dei lavori per la realizzazione della tratta ferroviaria Messina-Villafranca-Barcellona. Un articolo a firma del giornalista Giuseppe Ramires dell’ottobre 1993, rilevava l’insorgenza di decine di discariche abusive in tutta la provincia. “Di circa cento cosiddetti ‘padroncini’, una cinquantina pare riesca ad utilizzare la discarica di Portella Arena (quella per i rifiuti solidi urbani) usufruendo di permessi provvisori, pur non possedendo i necessari requisiti. Qualche altro autotrasportatore pare che goda di particolari attenzioni da parte della Forestale (vedi il caso “Salice” dove si scarica utilizzando una domandina di “bonifica”, e sarebbero quindi le imprese che utilizzano questo sistema). Una cinquantina di autotrasportatori, fuori dal ‘giro’, si arrangia come può, scaricando i materiali nei torrenti o sulle spiagge”.
L’inchiesta di Ramires evidenzia poi una strana ‘anomalia’ che si sarebbe realizzata a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 in tema di discariche. In assenza di siti rispondenti alle norme di legge, il municipio di Messina deliberò nel marzo 1989 l’autorizzazione all’apertura di una di esse in un’area di Portella Arena, affidandone la realizzazione all’Ales (Annunziata Lavori Edili Stradali) di Salvatore Calandra, presidente dell’Associazione autotrasportatori movimento terra di Messina. Nonostante il parere favorevole dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura e alle Foreste, l’allora amministrazione sospese però la pratica. Passano così inutilmente quattro anni nella più totale deregulation. Inutili si rivelano i numerosi esposti di Calandra alla Prefettura di Messina in cui si denuncia l’esistenza di “molte discariche padronali autorizzate soltanto dall’Assessorato Agricoltura e Foreste che fanno scaricare i materiali provenienti dagli scavi a pochi eletti – vedi il doppio binario FF.SS. a Salice –. Nonostante il continuo prodigarmi affinché alcuni luoghi caratteristici e panoramici non siano deturpati da scarichi abusivi, molti della categoria che io rappresento scaricano in luoghi incuranti di tutto e di tutti”.
Inutile dire che lo scarico di inerti continuò senza controlli per tutti gli anni ’90. Solo nel marzo 2001 fu ordinata dalla Forestale la chiusura della discarica di contrada Malopassu a Salice, quella indicata come una delle maggiori ricettrici dei materiali di risulta degli scavi per la ferrovia. “Siamo in presenza di un preoccupante fenomeno di dissesto idrogeologico – dichiara il geologo della Forestale, dott. Marchetti. “L’area va immediatamente sottoposta ad un programma di riqualificazione ambientale”. L’ordinanza segue di qualche giorno un’interrogazione al Sindaco dei consiglieri del Partito popolare che chiedono come mai per i lavori appaltati dal Comune non venga utilizzata la discarica regolarmente autorizzata di Vallone Guidara, invece di continuare a deporre materiali a Salice “creando difficoltà per la popolazione residente e mantenendo in vita una discarica che pare sia illegittima”. La discarica di Salice, nello specifico, viene gestita dall’impresa messinese Demoter S.r.l. (Demolizioni Movimenti Terra), che ha avuto in affidamento i lavori di scavo e movimentazione inerti della galleria ferroviaria dei Peloritani e che al momento dell’ordinanza di chiusura, inviava a Salice i camion con i materiali derivanti dagli sbancamenti effettuati come subappaltatrice della società Astaldi nel cantiere del nuovo stadio di calcio a San Filippo”….