50 ANNI FA: IL ‘68 A MESSINA E I SUOI PROTAGONISTI

26 marzo 2018 Culture

Di Sergio Di Giacomo – Nel turbinio della “Contestazione” giovanile e studentesca del’68, si inserì pienamente anche Messina, che visse, in modo diretto o indiretto, momenti concitati nell’ambito del movimento studentesco universitario, che scese in piazza per protestate contro la “Riforma Gui”, considerata troppo elitaria: la stampa dell’epoca registrava cortei, manifestazioni, occupazioni di intere facoltà, con momenti di tensione tra i gruppi di sinistra (che insieme a quelli cattolici, si battevano per la democratizzazione del mondo accademico) e di destra (contraria all’occupazione, anche se non indifferente alle tematiche sociali di ribellione al sistema). Anche il Rettore Salvatore Pugliatti fu sensibile a questo movimento, cercò di ascoltare le esigenze degli studenti, partecipando anche a una storica Assemblea.
Sul tema, abbiamo annotato alcune testimonianze – scelte a caso, e chiaramente “a volo d’uccello”, senza alcuna volontà di offrire un quadro completo di quella realtà articolata e complessa – di chi all’epoca visse quei momenti storici di protagonismo del mondo giovanile, che cambiò il costume, la cultura, la società, la moda, portando “la fantasia al potere”, nuovi diritti, il protagonismo delle donne, la lotta al consumismo e alla spersonalizzazione della società, ma anche a tensioni sociali degenerate negli “anni di piombo”.
La prof. Lidia Savasta proprio in quell’anno mitico stava completando i suoi studi universitari che l’avrebbero portata a insegnare Lettere nelle scuole di Milano, dove ha vissuto per un trentennio: ”A Messina ho vissuto le agitazioni all’Università guidati dai movimenti di sinistra, poi a Roma ho partecipato al corteo contro Nixon, ma è a Milano che si percepiva la grande energia del movimento studentesco e giovanile. Il ’68 è stato importante e rivoluzionario perché ha permesso ai giovani, prima inconsapevoli, di diventare protagonisti della storia e di impegnarsi in battaglie civili e sui diritti in prima persona. Noi scendevamo in strada anche per chi non ci credeva, e ho conosciuto giovani che si sono uniti progressivamente, coinvolti dalla forza del movimento”, ricorda la prof. Savasta.
Il Movimento studentesco fu un’occasione importante di dibattito e di riforma, osserva la prof.ssa Lia Fava Guzzetta, già docente di Letteratura italiana all’Ateneo messinese e alla Lumsa di Roma,allora giovane componente della Fuci, che in seguito sarebbe diventata assessore della Giunta Providenti:“Fu un movimento che alimentò il processo di democratizzazione dell’Università e permise la riflessione sul tema della riforma universitaria e sul diritto allo studio partendo da discussioni degli studenti grazie all’Unuri, che coagulava queste istanze, partendo spesso da studi e ricerche che effettuavamo su testi nazionali e internazionali.Ricordo anche il ruolo avuto dal Circolo culturale di Enzo Messina”.

Protagonista dei movimenti dell’epoca, a sinistra fu il “mitico” Santino Bonfiglio (ancora oggi in prima linea nel campo politico, consigliere di quartiere e fresco candidato alle Politiche con Potere al Popolo), che visse quei momenti di lotta tra Treviso e Trento. Così ricorda quegli anni, “il ’68 mi ha profondamente connotato e non ne sono pentito. Mi sono laureato nel novembre 67 e ho subito insegnato in provincia di Treviso e l’anno dopo in un magistrale a Treviso, dove ho occupato con i miei studenti e qualche altro docente la mia scuola con gli studenti per 15 giorni. Il Gazzettino mi additò come istigatore sovversivo e meridionale senza citare il mio nome. L’ho sempre considerata una medaglia al valore. Ero già dal ‘64 militante del Psiup e partecipando alle riunioni nazionali della mia area avevo già percepito i prodomi della rivolta e avevo conosciuto alcuni dei leader come Luigi Bobbio, Guido Viale, Gianmario Cazzaniga ed altri. Attraverso una fitta corrispondenza con i compagni rimasti, mi arrivavano echi confusi del pasticciato ’68 messinese e mi consolavo trascorrendo i miei fine settimana a Ca’ Foscari occupata con qualche puntata a Trento sociologia”. 

Con lui, in piazza e con l’eskimo, la barba lunga, il giovane artista Enzo Celi, che poi si affermerà sia come pittore che come gestore di alcune gallerie d’arte; nel fronte della destra movimentista (si parlò anche di maomismo di destra), Franz Riccobono, che, prima di diventare il noto divulgatore storico e antiquario, era impiegato all’Ateneo (presso la Biblioteca) e collaborava con il prof. Segre, che da poco ha compiuto i cento anni: “Eravamo un gruppo controcorrente, aderivamo al Movimento studentesco europeo, credevamo in un’Europa della cultura, delle patrie, cristiana. Noi alle occupazioni, a cui ci opponevamo con forza (a Economia evitai l’occupazione), preferivamo difendere la tradizione, l’impegno culturale sul campo, dando vita a iniziative come il Circolo Codreanu, con cui ci impegnavamo per a tutela del patrimonio storico e archeologico cittadino, partecipando attivamente alle attività di scavo e di individuazione di siti della Messina primitiva e antica, riuscendo negli anni a intervenire su circa sessanta siti”, ricorda Riccobono, ancora oggi protagonista del mondo culturale cittadino, che rievoca quegli scavi nel volume Messina ritrovata. Tra i protagonisti di quel movimento di destra e del gruppo Codreanu, anche Luigi Montalbano, anche lui in seguito impegnato in campo culturale (promovendo il Corteo di Carlo V del 1989). Infine, il ricordo di Ciccio di Vincenzo, attore caratterista, che ricorda le manifestazioni a cui ha assistito a Firenze: “Studiavo in Toscana, e a Firenze vidi un corteo guidato da Mario Capanna e dai movimenti femministi che inneggiavano agli slogan dell’epoca. Capì lo spirito di quel movimento che era molto colorato e coinvolgente”. …PRIMA PARTE