Operazione Zikka, processo per 10 persone per le corse clandestine di cavalli

29 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

Slitta al 23 maggio prossimo il processo alle persone coinvolte nell’operazione Zikka, l’inchiesta dei Carabinieri sulle corse clandestine di cavalli in zona sud.

Ieri il giudice per l’udienza preliminare Salvatore Mastroeni ha incardinato il processo per quelli che hanno scelto di essere giudicati con un rito alternativo, quasi tutti gli indagati, ed ha fissato la prossima tappa al 23 maggio, per discutere anche le posizioni delle unice due persone che hanno preferito proseguire col rito ordinario, ovvero il veterinario Gaspare Francesco Franzino e Francesco Guglielmo.

Processo abbreviato, quindi, per Antonino Caruso, Orlando Colicchia, Gaetano De Leo, Rosario Lo Re,Gabriele Maimone, Stello Margareci, Orazio Panarello, Antonino Rizzo,Francesco Tricomi, Antonio Margareci.

Parti civili sono il Comune di Messina e l’associazione ambientalista Horse Angels.

Impegnati nelle difese gli avvocati Salvatore Silvestro, Antonio Bongiorno,Pietro Luccisano, Alberto Santoro, Alessandro Mirabile, Giuseppe Forganni, Antonello Scordo, mentre gli avvocati Carmelo Picciotto e Maria Flavia Timbro assistono le parti civili.

La retata è scattata a novembre scorso con 9 arresti, dopo 3 anni di indagini: sotto la lente una rete di soggetti che organizzavano il tradizionale “palio” clandestino e ne gestivano le scommesse tra  il lungomare di Santa Margherita e Villaggio CEP, ma anche in aree centrali come il Viale Giostra e periferiche come Gaggi.

Secondo quanto emerso, la base operativa della cosiddetta “Scuderia Minissaloti”, capeggiata da Margareci, risiedeva nel Villaggio UNRA. Era proprio il “capo” a presenziare ad ogni corsa, coordinando la gestione dei cavalli, pianificando gli allenamenti, contattando i veterinari che poi somministravano agli animali sostanze dopanti per aumentarne le prestazioni. Alcuni avevano anche il compito di fantini mentre altri si occupavano di raccogliere le scommesse e incassare i proventi.

Gli investigatori sono stati aiutati nelle indagini anche dal profilo Facebook della scuderia e delle persone che vi operavano, molto attive attraverso i social, dove non nascondevano l’organizzazione delle corse.

Gli animali venivano trattati come semplici macchine da corsa, imbottiti di medicinali e maltrattati fino alle estreme conseguenze.

rassegnaweb – Alessandra Serio – tempostretto.it