MESSINA: All’ex commissario dei vigili Bruzzano una condanna a un anno e otto mesi. Falso e abuso per una pratica edilizia

30 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

E’ arrivata ieri nel primo pomeriggio, dopo cinque anni di processo (l’inchiesta è del 2012), la sentenza di primo grado per l’ex commissario capo della Polizia Municipale di Messina, Aldo Bruzzano (che finì agli arresti domiciliari), condannato ad un anno ed 8 mesi per falso ideologico e abuso d’ufficio (i giudici hanno ritenuto di ‘agganciare’ anche due casi di omessa denuncia e un caso di soppressione e occultamento di atti) in relazione ad una pratica edilizia. Un anno e 4 mesi (pena sospesa), per la stessa vicenda, la condanna del poliziotto Vito Cavallo. Proprio in suo favore (‘privato determinatore’), secondo l’accusa, Bruzzano avrebbe “chiuso un occhio” su una costruzione di Via Consolare Valeria.

Non hanno retto tutte le accuse per l’ex commissario, visto che l’accusa aveva chiesto la condanna ad 8 anni e la lista delle accuse che gli si contestava era lunga. I giudici del Tribunale hanno praticamente cassato, tra assoluzioni e prescrizioni, tutto il capitolo relativo alla presunta partecipazione acculta di Bruzzano nella società di compro oro Carpe Diem (i reati contestati a vario titolo dalla Procura erano ricettazione, peculato, falso, omessa denuncia del pubblico ufficiale, abuso d’ufficio, soppressione o occultamento di atti, rifiuto di atti d’ufficio).

Nell’indagine per la vicenda era stato implicato anche il figlio Giuseppe, Daniela Irrera, dipendente del negozio  di via Centonze; il vigile urbano Sebastiana Reina, agente in servizio alla sezione Tutela del territorio e la società “Carpe Diem srl”.

Il Tribunale (presidente Samperi) ha anche stabilito che i due condannati dovranno risarcire il Comune di Messina per l’unica vicenda che ha retto al vaglio dibattimentale.

Hanno difeso gli avvocati Salvatore Silvetro, Nunzio Rosso, Tommaso Autru, Nino Favazzo, Antonello Scordo, mentre il Comune è stato assistito dall’avvocato Bonni Candido. 

LA SENTENZA:

I due Bruzzano e la Irrera sono stati assolti da due casi di ricettazione nel negozio di compro-oro, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”; Aldo Bruzzano e la Reina sono stati assolti dai tre casi di peculato e da un caso di rifiuto di atti d’ufficio con la formula “perché il fatto non sussiste”; la società “Carpe Diem s.r.l.” è stat assolta dall’accusa di auto riciclaggio con la formula “perché il fatto non sussiste”; Aldo Bruzzano è stato infine assolto da un caso di rifiuto di atti d’ufficio con la formula “perché il fatto non costituisce reato””.