TEATRO VITTORIO EMANUELE, TAGLIO DI 885MILA EURO. PER IL PRESIDENTE FIORINO “NON E’ PIU’ TEMPO DI FALSI PROCLAMI. SI ABBIA IL CORAGGIO DI CHIUDERE”

16 aprile 2018 Culture

Si potrebbe anche dire ‘un fulmine a ciel sereno’ ma in realtà il cielo sopra il Teatro Vittorio Emanuele è da troppo tempo coperto. La notizia pubblicata questa mattina dalla Gazzetta del Sud su una ipotesi di decurtazione di 885mila euro dei contributi regionali (taglio previsto nella manovra economica del governo regionale in linea con i giro di vite alle risorse destinate a tutti i teatri siciliani; il Bellini di Catania ha una riduzione di quasi 2 milioni, il Biondo di Palermo di 350mila euro, lo Stabile di Catania di 200mila, il Vittorio Emanuele di Messina appunto di 590mila, l’Orchestra sinfonica di Palermo di 1,2 milioni, le Orestiadi di 4 milioni) ha rigettato nello sconforto il presidente dell’Ente, Luciano Fiorino che ha affidato alla sua pagina facebook la reazione a quello che sembra l’ennesimo scippo che Messina non può e non deve permettersi di subire, essendo in discussione la stessa sopravvivenza dell’Ente.

“É evidente che gli amici della Gazzetta del Sud abbiamo voluto oggi regalarci un tardivo pesce d’aprile, perché le notizia riportata stamattina è per Messina irreale. Non è possibile credere che, dopo gli sforzi e i pregevoli risultati dimostrati dal Vittorio Emanuele, nonostante le drammatiche criticità, tutti i rappresentanti istituzionali regionali, con in testa i messinesi, possano venire meno agli impegni assunti a seguito dell’allarme lanciato già l’ottobre dell’anno scorso. I miei concittadini hanno dimostrato con una partecipazione straordinaria di apprezzare un Teatro verso il quale la fiducia e il senso di appartenenza è cresciuto a dismisura, anche per reazione alla disparità sociale che li ha sempre fatti valere economicamente la metà, e più, rispetto ai corregionali catanesi e palermitani.

Il contributo di 3 milioni di euro, indicato tra le righe dell’articolo, è notorio sia appena sufficiente a pagare solo gli stipendi dei 59 dipendenti di una struttura che non può più sostenere le spese di funzionamento, programmare spettacoli e ancor meno produrne. Un teatro fantasma impossibilitato anche ad accedere ad altri fondi di finanziamento.

Ed allora che si abbia il coraggio di risolverne la chiusura definitiva, con tutte le responsabilità sociali e legali conseguenti.

Non è più tempo di proclami, la città merita risposte concrete ed immediate, l’irrimediabile è dietro l’angolo ormai”.

Quasi tutti i deputati messinesi (tranne Cateno De Luca) non si sono accorti dello scippo e delle possibili tragiche conseguenze. Basterà il grido disperato del presidente Fiorino a risvegliarli dal torpore?