“Lei non sa chi sono io”. Il gip di Messina Finocchiaro rinvia a giudizio giudice di Catania per pressioni su Riscossione Sicilia

7 maggio 2018 Inchieste/Giudiziaria

“Lei non sa chi sono io, gliela farò pagare”. Così disse il giudice Maria Fascetto Sivillo al responsabile ennese di Riscossione Sicilia, che si rifiutò di “sbianchettarle” le cartelle.

Il magistrato, in servizio alla sesta sezione civile del Tribunale di Catania, è stata rinviata a giudizio dal gip di Messina, Simona Finocchiaro, con l’imputazione di tentata concussione continuata. Prima udienza il prossimo 20 giugno.

Il gip, nel decreto che dispone il giudizio, sostiene che Fascetto «abusando della sua qualità e dei suoi poteri, compiva più atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere funzionari di Riscossione Sicilia Spa alla cancellazione di procedure esecutive contro di lei intentate». Essendo «debitore esecutato», dopo l’atto di pignoramento del 27 marzo 2009 il magistato telefonava a Fabio Maria Sutera, all’epoca alla guida della sede di Enna «chiedendo quale magistrato la cancellazione della procedura». Ma lui si rifiutò. Beccandosi il più classico degli avvertimenti dei potenti.

Da una nota del presidente del Tribunale di Catania, del 18 ottobre 2016, si evince che sul ruolo del giudice Fascetto risultavano «molteplici procedimenti in cui era parte Riscossione Sicilia», in violazione dell’obbligo di astensione del magistrato «nel caso di rapporto di debito di una delle due parti».

Il magistrato-debitrice, continuava dunque a occuparsi, in veste di giudice dell’esecuzione, di procedimenti sulla società esattoriale. E non solo: Fascetto «in pubblica udienza», scrive il gip , «apostrofava quali incompetenti i procuratori speciali di Riscossione Sicilia facendo loro presente di avere subite delle procedure viziate». E poi adottava «plurimi provvedimenti pregiudizievoli per la società» fra i quali «estromissioni di Riscossione Sicilia da procedure esecutive (…) adducendo la assenza di titolo esecutivo idoneo a legittimare l’intervento, nonostante in casi analoghi provvedimento dello stesso tenore fosse stato annullato dal collegio».

Insomma, gliela faceva pagare. Cara, come nella condanna di Riscossione Sicilia: 100mila euro, dichiarando la nullità di una procedura esecutiva per impignorabilità dei beni; provvedimento poi sospeso in Appello. Per il gip «tutti comportamenti aventi il fine di ottenere la cancellazione delle procedure esecutive contro di lei intentate».

Riscossione Sicilia è stata individuata come persona offesa e potrà costituirsi parte civile. «A fronte delle ripetute segnalazioni e di fatti gravi e documentati – ricorda l’ex amministratore unico, Antonio Fiumefreddo – abbiamo denunciato, facendo semplicemente il nostro dovere. La magistratura accerterà le responsabilità. A oggi si può solo dire che si è messo in pratica ciò che spesso si sente dire, e cioè che tutti i cittadini siamo uguali davanti alla legge».

Battagliero, come nel suo stile, il difensore di Fascetto, Peppino Lipera: «Trattasi di accusa totalmente infondata, riguardante un fatto assolutamente inesistente. In dibattimento la difesa dimostrerà incontrovertibilmente la piena innocenza della propria assistita, che assai probabilmente è vittima di un preciso complotto in suo danno, come già è emerso in altre sedi. Riteniamo che abbia errato il pm di Messina a promuovere azione penale non tenendo conto delle prove offerte dalla difesa e parimenti ha errato il gip di Messina che non ha ritenuto di respingere la richiesta di rinvio a giudizio. Il tempo sarà galantuomo». Rassegnaweb-Fonte: Lasicilia.it