MESSINA: Fallimento ex Vigilnot Sicilia, la Corte d’appello condanna Daniela e Cristina Corio e Antonino Romano per bancarotta

23 maggio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Rimaste minoranza nella società di famiglia, prima che l’assemblea dei soci li estromettesse dalla dirigenza, ne comprarono un’altra a cui trasferirono in affitto (a prezzo irrisorio) l’azienda (e soprattutto tutti gli appalti in essere pari a 8 milioni di euro annui), in modo da mantenerne così la gestione.

La spericolata operazione di svuotamento della società di vigilanza “Il Detective Srl” non solo non ha realizzato, se non per qualche settimana, l’obiettivo che si erano prefissato, essendo stata bloccata all’epoca dal Tribunale civile di Messina, ma è costata alle protagoniste come effetto collaterale una dura condanna.

Daniela Corio e Cristina Corio, due delle 4 figlie del fondatore della storica azienda che arrivò nel 2006 ad avere 100 dipendenti, sono state condannate dalla Corte d’appello di Messina rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e a 3 anni di reclusione per bancarotta documentale e fraudolenta. 3 anni e 6 mesi di reclusione sono stati inflitti anche ad Antonino Romano, mentre è stato assolto Domenico Macrì con la formula per non aver commesso il fatto. L’accusa è stata rappresentata dal sostituto pg Santi Cutroneo. La difesa è stata rappresentata dagli avvocati Nino Cacia, Nicola Minasi, Alfio Ardizzone e Daniela Agnello.

Vigilnot Sicilia Srl fu lo strumento attraverso cui fu realizzato lo svuotamento de “Il Detective”, al centro di una guerra intestina per il controllo scoppiata alla morte di Antonia Privitera, avvenuta il 4 maggio del 2007. Protagoniste le 4 figlie, Antonella e Natala oltre a Cristina e Daniela, con Enzo Savasta, da sempre uomo fidato prima del fondatore Antonino Corio e poi della moglie, ago della bilancia nella contesa in quanto titolare del 5% delle quote.