I DETTAGLI – COINVOLTI ADDARIO, FRABOTTA E DE VITO. CALCIOSCOMMESSE, CI SONO 38 INDAGATI: A Messina emergono altri retroscena nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte “combine” nel girone C di Lega Pro tra il 2015 e il 2016

26 maggio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Nuccio Anselmo – Sette faldoni pieni zeppi di atti. Migliaia di pagine tra accertamenti investigativi della Guardia di Finanza, intercettazioni, perquisizioni, atti della Federcalcio, cedolini di scommesse sportive, interrogatori. E un’inchiesta durata due anni sulle presunte “combine” calcistiche nel Girone C di Lega Pro tra il 2015 e il 2016 per otto partite disputate dall’Acr Messina. Che adesso è diventata un braccio di ferro tra la Procura e l’Ufficio gip, dopo il clamoroso “no” agli undici arresti che aveva richiesto il pm Francesco Massara, nomi eccellenti tra cui l’ex calciatore Arturo Di Napoli e l’ex vice presidente dell’Acr Messina Pietro Gugliotta. E adesso dopo i due anni di indagini “coperte” è tutto “visibile” per la contrapposizione Gip-Procura, la prossima tappa è stata già fissata il 2 luglio davanti ai giudici del Riesame. Sono loro che decideranno chi ha ragione, e se nei confronti degli undici indagati è necessario applicare o meno la custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. Ed è ovviamente poi molto probabile che la storia non finisca il 2 luglio, perché potrebbe profilarsi un passaggio finale in Cassazione.

I 38 indagati

Nel corso di questi due anni d’indagine, in base alle informative di reato e alle relazioni di servizio depositate in più date dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, il sostituto Francesco Massara ha iscritto a quanto pare nel registro degli indagati 39 persone (una è deceduta, quindi 38) dell’universo calcistico peloritano, e di tutto quello che gravitava secondo la Procura intorno alle otto partite di calcio “monitorate” a posteriori tra il 2015 e il 2016: calciatori, allenatori, dirigenti sportivi, scommettitori, intermediari.

Ecco i loro nomi: Giuseppe Ieni, Arturo Di Napoli, Ugo Ciampi, Halim Abdel Khalifeh, Alessandro Parisi, Gaetano Alessandro, Alessandro Berardi, Daniele Frabotta, Andrea De Vito, Stefano Addario, Maria Sebastiana Spoto, Lorenzo Zampogna, Ivan Giuseppe Palmisciano, Giovanni Panarello, Piersilvio Acampora, Diogo Tavares, Mirko Esposito, Gianluca Grassadonia, Nunzia Pappalardo, Alessandro Costa, Salah Ayach, Bruno Ciampi, Manuela Amato, Leonardo Claudio Pagano, Sebastiano Alleruzzo, Giovanni Alessandro, Fabio Russo, Giuseppe Messina, Andrea De Pasquale, Eros Nastasi, Michele Antonio Giuseppe Anastasi, Pietro Gugliotta, Cosimo D’Eboli, Claudio Carai, Alessandra Coco, Giuseppe Lo Medico, Pietro Baccolo e Carmine Giorgione.

Questi sono i nomi che si ottengono “incrociando” la mole di atti dell’inchiesta tra informative di reato della Finanza e atti della Procura. Ma è chiaro che l’iscrizione nel registro degli indagati potrebbe quanto prima essere “superata” dalle nuove decisioni del pm Massara, alla luce della decisione del gip. Intanto c’è da dire che un primo discrimine sulle presunte responsabilità penali il magistrato dell’accusa lo ha effettuato con la sua richiesta finale di misure restrittive, che vede soltanto undici persone coinvolte delle 38 indagate. Non è escluso quindi che per tutti gli altri si pervenga all’archiviazione della posizione processuale. Ma per capire tutto bisognerà attendere i prossimi mesi. Rassegnaweb da Gazzetta del Sud

 

“Scavando” tra gli atti e le intercettazioni dell’indagine

«Lello Di Napoli costretto a far giocare determinati calciatori perché minacciato».

Nuccio Anselmo – Ci sono alcuni passaggi dell’intera vicenda che emergono con forza dagli atti, soprattutto dall’appello del pm Massara e dalla prima informativa di reato della Guardia di Finanza. Eccone alcuni. In relazione per esempio alla partita Martinafranca-Messina il pm scrive: «… vi è la testimonianza di Pancaldo che senza mezzi termini ha affermato che De Pasquale effettuava le giocate illecite su mandato di Nastasi, che a sua volta riceveva le informazioni sulle scommesse da Arturo Di Napoli». In tema di intercettazioni c’è per esempio una divergenza di opinioni su quello che ha dichiarato Raffaele “Lello” Di Napoli – non è indagato -, (l’allenatore che subentrò ad Arturo Di Napoli dopo la squalifica). Il pm scrive: «… Di Napoli Raffaele ha affermato che lui era costretto a fare giocare determinati calciatori perché minacciato. Ha affermato altresì che prima delle partite il giovedì sera venivano fatte delle riunioni che lui può fare aprire una inchiesta che può far fallire il Messina, perché è una società dove si vendono le partite». Ma il gip gli ribatte: «… le frasi captate però non sono dirimenti in quanto non consentono di stabilire di quali incontri parli il Di Napoli, chi avrebbe condizionato l’esito della partita, chi avrebbe eventualmente accettato la promessa di utilità…». Scrive ancora il pm: «… Raffaele Di Napoli è stato escusso a s.i. in data 16.02.2017 e volutamente reticente, da allenatore in carica del Messina anche per il 2016-17, ha cercato di dare delle interpretazioni inverosimili alle frasi captate che gli sono state contestate…».

Ecco invece cosa scrivevano i finanzieri nella prima informativa di reato sulla vicenda: «… nel dettaglio si ritiene di dover riferire, in primis, sui frequenti contatti intercorsi all’approssimarsi degli eventi calcistici attenzionati, tra l’allenatore pro-tempore della compagine peloritana, Di Napoli Arturo, ed il vice presidente Pietro Gugliotta, ma anche con ex dirigenti di altre società calcistiche sottoposti a squalifica dalla Procura Federale, per aver alterato l’esito di alcune partite del campionato di Lega Pro (operazione “Dirty Soccer”). Non vanno in alcun modo trascurati, altresì, i contatti telefonici e diretti intrattenuti dagli allenatori dell’Acr Messina (Di Napoli Arturo e Di Napoli Raffaele) con alcuni elementi di spicco della criminalità organizzata messinese (Bonaffini Salvatore, Mercurio Paolo e Ciampi Ugo)…».

 

SI TRATTA DI ADDARIO, FRABOTTA E DE VITO

Per la Procura coinvolti altri giocatori dell’Acr.

Marco Capuano – Casertana-Messina è solo l’inizio di quanto poi contestato dal pm. Una sorta di iceberg del sospetto. Secondo la Procura, l’allora tecnico giallorosso Arturo Di Napoli, il portiere Alessandro Berardi e il vicepresidente Pietro Gugliotta, in concorso tra di loro, hanno offerto o promesso denaro o altra utilità o vantaggio ad alcuni compagni, tra cui il “dodicesimo” Stefano Addario, Daniele Frabotta e Andrea De Vito (indagati come Alessandro Parisi, Diogo Tavares, Pietro Baccolo e Carmine Giorgione, ndr), al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della gara favorendo la vittoria della Casertana. Messina-Paganese è un’altra gara-simbolo dell’inchiesta. Un 2-2 che spinse la Gazzetta del Sud a titolare: «Un pari tra i sospetti». Qui entrano in ballo l’ex tecnico giallorosso Gianluca Grassadonia, all’epoca sulla panca azzurrostellata, e il dg campano Cosimo D’Eboli. Per il pm Francesco Massara il disegno anche qui è lo stesso: i due con Di Napoli, Berardi e Gugliotta hanno in concorso tra loro offerto o promesso soldi o altro ad alcuni calciatori giallorossi e della Paganese tra cui Piersilvio Acampora, l’allora 17enne – alla 2ª gara tra i Pro – mandato in campo sull’1-2 da Grassadonia e subito dopo autore di un grossolano autogol.

Piano saltato, secondo la Procura, in quell’anticipo col Benevento datato 16 gennaio 2016, per il rumore causato dall’eccesso di giocate sul segno X. Finì 0-5 e la Gazzetta titolò in prima pagina: «Un’altra strana goleada». E all’interno: «Un altro crollo che non convince». Per il pm «la macchina per incassare vincite illecite, che sarebbero maturate con il segno X, si era messa in moto, il sodalizio ha poi rinunciato dall’attuare il proposito criminoso per il rischio di compromissione dell’operare della stessa associazione anche con riferimento agli ulteriori e successivi programmi criminosi, di fatto poi attuati». Dal disegno del pareggio, quindi, il pm ritiene che «la rinuncia ad attuare il proposito criminoso», quindi, ha spinto «i calciatori del Messina corrotti, primo tra tutti Berardi», volutamente a commettere «errori che hanno determinato la vittoria per 5-0 del Benevento. Vi è la prova che l’esito della gara sia stato alterato». E Akragas-Messina? Per il procuratore Massara è certo che «Di Napoli conoscesse l’esito della gara». Di Napoli è sempre Arturo nonostante all’epoca non fosse più l’allenatore perché raggiunto da squalifica per “Dirty Soccer” e sostituito da un altro Di Napoli, Lello, suo vice in precedenza. E, per il pm, il Gip ha implicitamente affermato la sussistenza della prova della alterazione dell’esito della gara ad opera soprattutto di Di Napoli. Una gara dallo strano andamento: primo tempo 2-0 Messina, poi 3-2 agrigentino prima del pari nel finale. E il carico di scommesse sulla combo “X+over” confermerebbe il piano atto a pilotare la partita. Tanto da accertare un eccesso di giocate live sul pari quando il Messina era due gol avanti.

Messina-Martina, altra gara piena di sospetti. Il Gip scrive di «gara troppo agevole per la compagine peloritana», di «situazioni anomale», di «atteggiamento sterile della compagine pugliese che lascia adito a molte perplessità sul regolare svolgimento dell’incontro». Finirà 3-0 e il flusso anomalo sull’“1+over” troverà conferma sul campo. C’è anche un Catania-Messina 2-1 del 24 marzo 2016 tra le gare del sospetto. Tanto che il Gip ha accertato «percentuali di giocate vincenti che depongono per l’avvenuta alterazione» della gara». Rassegnaweb da Gazzetta del Sud