TUTTI I NOMI. “PIPPO CAPURRO UN AFFILIATO” – ECCO I VERBALI INEDITI DEL NUOVO PENTITO VINCENZO NUNNARI. “SUA SANTITA’ VENTURA”. L’OMICIDIO DE FRANCESCO E LA PISTOLA DI MARCELLO TAVILLA

30 maggio 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – “Tengo a precisare di non essere stato confidente di Polizia o collaboratore di giustizia. Soltanto ora ho maturato la decisione di collaborare con la magistratura perché intendo definitivamente cambiare vita”. Parola di Vincenzo Nunnari, 61 anni (foto), arrestato a maggio 2017 perché accusato di essere un componente di una banda di rapinatori. Che da diversi mese ha messo nero su bianco tutto quello che sa sulla criminalità nella città dello Stretto. Anche per questo si profilano altri colpi di scena al processo Matassa dopo le clamorose dichiarazioni di Angelo Pernicone sugli onorevoli Genovese e Rinaldi e sul consigliere Paolo David, i pacchi della spesa e l’attività di procacciamento dei voti nel processo su mafia e voto di scambio tra il 2012 e il 2013. I verbali del nuovo collaboratore di giustizia sono stati depositati nel processo Matassa dal pubblico ministero Liliana Todaro. Stampalibera ne è venuta in possesso. Decine di pagine, molte delle quali piene di omissis. Il che fa pensare a clamorosi sviluppi nei prossimi mesi.

LA COLLABORAZIONE 

IL CLAN DI CAMARO.

La collaborazione diventa ufficiale pochi mesi fa e precisamente a fine dicembre del 2017 presso la Casa Circondariale di Catania Bicocca alla presenza del sostituto procuratore della Dda di Messina Maria Pellegrino e del capo della Mobile Francesco Oliveri (foto). A Nunnari vengono ricordati tutti i verbali di interrogatorio fino ad allora resi dal nuovo collaboratore per eventuali contestazioni o integrazioni. Ad iniziare da quello dell’11 luglio in cui dichiara da subito di essere a conoscenza di fatti che riguardano la criminalità organizzata messinese, partendo dal suo quartiere di origine, Camaro.

“Sono stato coinvolto nei procedimenti Peloritana ed Idra – esordisce – nel procedimento sono stato assolto per il reato di associazione ma condannato per il tentato omicidio di Giusppe Leo, mentre nel secondo, in primo grado ho avuto una condanna per associazione mafiosa a dodici anni poiché organico al gruppo capeggiato da mio fratello Gioacchino, poi sono stato assolto in Appello”.

“A capo dell’organizzazione criminale che controlla il territorio c’è Carmelo Ventura (foto), punto di riferimento per tutti, anche per gli altri gruppi criminali (Giostra, Santa Lucia…). Controlla il territorio attraverso le estorsioni, usura. Del suo gruppo fanno parte Lorenzo Guarnera, Letterio Scionti, Marcello Tavilla, Enzo Oliveri, Giovanni Lanza, Vincenzo Pergolizzi, i figli di Carmelo Ventura, Giovanni e forse Salvatore e Perticari. Voglio precisare che Lanza e Oliveri prendono gli ordini da Vincenzo Pergolizzi per conto di Carmelo Ventura. Si occupano di bruciare le auto e creare danneggiamenti al fine di favorire il clan”. Anche Nunnari fu vittima del furto della propria auto, una Opel Corsa. “Ho saputo che gli autori del fatto sono stati Lanza ed Oliveri su mandato di Pergolizzi Vincenzo. Io so che Carmelo Ventura non era d’accordo, infatti mi disse ‘non succederà più”.

IL BOSS VENTURA E “IL POTERE DI VITA E DI MORTE”.

“A Camaro San Paolo quando la mattina Gesù ci fa alzare, Carmelo può decidere da vita soi e da vita mei, questo glielo metto per iscritto. E’ sentito a Santa Lucia, a Giostra e a tutti i patti”. 

Vincenzo Nunnari nel descrivere la forza del clan sul territorio definisce meglio la figura del boss Carmelo Ventura. “Ventura ha il controllo totale del territorio di Camaro, pagano tutti gli esercizi commerciali. Continua ad avere il controllo pur essendo in carcere e posso affermare che ha potere di vita e di morte”. “Tutti gli esercizi commerciali di Viale Europa pagano il pizzo per avere la sua protezione (anche dal carcere). So che pagano duemila euro al mese al gruppo Ventura, Salvo Carmelo, il quale gestisce assieme a Forestiere una società che opera nel settore dei giochi, in passato gli è stato bruciato un furgone, dopo questo episodio si sono messi sotto la protezione di Carmelo Ventura e da allora pagano al gruppo duemila euro al mese. Questo episodio me lo ha riferito Forestiere Giuseppe il quale abita nel mio stesso palazzo”. Carmelo Ventura stabilisce le regole imponendo che non si facciano azioni violente perché “se ci sono i soldi ci sono per tutti, se c’è guerra ci sequestrano i patrimoni, finiscono i soldi e qualcuno va sotto terra”.

VENTURA “SUA SANTITA'”.

“Detto da Nunzio Di Stefano che faceva parte al gruppo di Marcello D’arrigo, oggi Carmelo Ventura è ‘Sua Santità’ in persona, la sua parola è legge, anche nei vari gruppi, perché lui vuole pace, se tu non porti pace lui usa altri metodi e l’avi i metodi mi fa’. E per sottolineare il grande potere criminale di Ventura sul territorio il collaboratore ribadisce, “A so parola cunta. Lui è Carmelo Ventura e non c’è spisa pi nuddu”.

L’OMICIDIO DE FRANCESCO.

“Tornando alla vicenda dell’omicidio commesso da (Adelfio) Perticari (l’omicidio del ventenne Giuseppe De Francesco, ucciso il 9 aprile 2016 a Camaro, per il quale il reo confesso Perticari è stato condannato a 20 anni di carcere, ndr) io lo so in quanto me lo ha riferito Marcello Tavilla con il quale ho stretti rapporti di amicizia. Qualche giorno prima dell’omicidio commesso da Perticari a causa dei contrasti che vi erano tra Perticari, il figlio e il giovane poi ucciso, Perticari si è recato dai Ventura nella piazzetta dove c’è il panificio che si chiama ‘La Piazzetta’ per chiedergli ‘un pezzo’ cioè un’arma. Uno della famiglia Ventura lo ha mandato da Marcello Tavilla, il quale gli ha fornito l’arma, non il giorno stesso ma l’indomani, una calibro 38”.

IL SUPERBOSS VENTURA E GLI ALTRI.

“A Carmelo Vintura i soldi ci dugnunu tutti a Missina. Tutti. Dal primo all’ultimo”

“I soggetti di riferimento degli altri gruppi che interloquiscono con Carmelo Ventura sono Luigi Tibia fino a quando è stato fuori dal carcere per il gruppo Giostra, il fratello di Giacomo Spartà, Nino, per il gruppo di Santa Lucia sopra Contesse, Giovanni Cortese per il gruppo di Minissale, Giovanni Lo Duca o il fratello Santino per il gruppo di Provinciale. In ogni caso quello che da ordini per tutti è sempre Carmelo Ventura”. Ed è questa la novità che viene fuori dalle dichiarazioni del collaboratore. Una nuova conformazione della criminalità organizzata messinese che vedrebbe al vertice assoluto il boss Carmelo Ventura, ex braccio destro del boss Pippo Leo a cavallo tra gli anni 80 e 90. “Gli accordi sono che ognuno guadagna per se’ nel proprio territorio ma se ci sono da fare business ‘li fanno assieme’. Vi è pieno accordo tra i gruppi”.

Il 31 di luglio del 2017 Vincenzo Nunnari viene nuovamente interrogato. Ricorda l’appartenenza al clan Sparacio del fratello Gioacchino e il suo piccolo ruolo all’interno del gruppo criminale, “mi limitavo soltanto a fargli dei favori (a Sparacio ndr), come portargli delle macchine da me rubate o qualche pistola”. E ribadisce le accuse contro Marcello Tavilla, che “faceva parte del gruppo Ventura da quando è uscito dal carcere (2011). L’ho visto discutere con Ventura ed altri”. Il 27 settembre in un altro interrogatorio racconta aneddoti riguardanti l’omicidio di De Francesco a Camaro San Paolo. E nelle rivelazioni inedite tira fuori la responsabilità di Marcello Tavilla “prima era con mio fratello poi quando Ventura è uscito dal carcere si è messo con Ventura”.

L’OMICIDIO DE FRANCESCO E LA PISTOLA DI MARCELLO TAVILLA.

“Alcuni giorni dopo l’omicidio con Tavilla ci siamo incontrati nella chiesa di San Francesco (“là c’è una bella Madonna con una bella corona e parlavamo”). Dentro la Chiesa mi disse, “compare mi sono consumato, la pistola per questo omicidio l’ho fornita io a Perticari”. Io gli dissi, “gliel’hai data tu? Ma sei pazzo?”. Tavilla mi disse che Perticari era un affiliato al clan Ventura e quindi alla richiesta di Perticari non aveva potuto dire di no. La pistola era un calibro 38. Tavilla mi disse che la pistola l’aveva fornita a Perticari perché questi gli aveva detto che De Francesco aveva minacciato di morte sia Perticari che il figlio di questi”. “Marcello mi disse che fu una questione per il figlio di Perticari, che questo gli faceva le impotenze. Perticari dice, va: “a me figghiu lassulu stari che adesso me la vedo io” ed è andato da Carmelo Ventura mi si piglia ‘u pezzo’, ci dissi Cammellu: “Scinni a Unni Marcello”…chistu mi cuntai Marcello…”. “Mi ha contato tutta la trama delle cose, addirittura mi ha detto che nella pistola c’erano 3 bossoli che esplodevano (espansivi), due in un modo e tre in un altro, per la precisione”. E poi aggiunge, “Tavilla mi ha detto che questo De Francesco era un pezzi i medda, un pazzu. Pi dù pezzo i medda si consuma a iddu, Adolfu”…

“NEL CLAN VENTURA PIPPO CAPURRO”.

VENTURA: ““Pippo Capurro” – PM: Pippo Capurro? – VENTURA: Sì, con… è sempre con… Carmelo (Ventura, ndr) – PM: “Noi stiamo parlando degli affiliati del clan Ventura – VENTURA: Sì e Pippo Capurro è co… ex consigliere comunale – Sì – Cu iddi affiliatu, cu iddu era”.

“Del clan Ventura fanno parte una serie di soggetti affiliati; Enzo Pergolizzi, Lorenzo Guarnera, il figlio di Natale De Francesco, Giovanni Lanza, Enrico Olivieri, Sandro Mangano, Filippo Tropea, un tale Lorenzo che abita vicino alla polveriera a Camaro, Pippo Capurro (attualmente consigliere comunale di Forza Italia, subentrato come primo dei non eletti a Pippo Trischitta due mesi fa perché candidato a sindaco), Marcello Tavilla, Franco Pulejo, Domenico Trentin. Confermo che i soggetti da me indicati in quel virale sono a me noti come affiliati al clan Ventura; tra i quali indico Letterio Sciotti, dedito a usura, un uomo che in quel verbale indicai come Adolfo di cui non ricordavo il cognome, autore dell’omicidio di un giovane a Camaro, e che ho ricordato essere Adolfo Perticari, e i figli di Ventura Carmelo, di nome Giovanni e Salvatore. Tra le attività del clan vi è l’usura che viene gestita in prevalenza da Letterio Sciotti, Lorenzo Guarnera (o in sua assenza la moglie) e Carmelo Ventura.

“Il presunto coinvolgimento al clan Ventura costituisce una mera riproposizioni di accuse già fatte da Comandé per il quale è intervenuta un’ordinanza del Tdl e successivamente alla quale la procura non ha poi contestato più né l’associazione mafiosa né lo scambio elettorale politico-mafioso”, precisa Nino Cacia, difensore del consigliere comunale. “Ventura lo elenca addirittura tra gli affiliati senza dare ulteriori elementi”. Capurro (foto) è già sotto processo in Matassa con l’accusa di corruzione elettorale per le amministrative del 2013.

LE RAPINE.

“Io e il mio gruppo dedito alle rapine non abbiamo mai chiesto il permesso a Carmelo Ventura o ad altri per fare le rapine, nel senso che non glielo dicevamo, perché altrimenti avremmo dovuto dare una parte anche al suo gruppo. Anche se Marcello Tavilla era appartenente al gruppo Ventura anche lui si aggregava a noi per fare qualche rapina e non diceva niente a Ventura”.

I RAPPORTI TESI CON VENTURA.

“Intendo precisare che tra me e Carmelo Ventura non correva buon sangue a causa di antiche rancori risalenti alla guerra di mafia appartenendo a due gruppi contrapposti (Ventura al clan Leo, ed io al clan Sparacio); Marcello tavilla, sapendo che tra me e ventura non c’erano buoni rapporti, non gli diceva che facevamo le rapine assieme”.

Sono tante le pagine riempite da Vincenzo Nunnari, tanti i nomi e i fatti raccontati. Ma molte, moltissime delle pagine sono segrete, ‘omissate’. Pagine bianche che è ipotizzabile nascondino anche qualcosa di più. Un livello più alto.

UNA LUNGA SERIE DI RAPINE NELLA ZONA TIRRENICA E A MESSINA.

Vincenzo Nunnari sente il bisogno di essere ascoltato anche dalla procura di Barcellona P.G. e alla presenza del procuratore capo Emanuele Crescenti e del sostituto procuratore Sarah Caiazzo ammette una serie di rapine commesse nel territorio di Barcellona P.G., e di diversi episodi criminosi.

“Confermo di aver partecipato al tentativo di rapina di Milazzo… alla rapina presso la BCP di Barcellona PG…. Ho partecipato anche ad un pregresso tentativo di rapina ai danni della GPG Quartarone. Vi ho partecipato personalmente. Nell’estate del 2015/2016 confermo di aver partecipato unitamente ad altri soggetti ad una rapina alle poste di Vulcano. La Gpg era Salvatore Cerutti. Nel mese di dicembre 2016 fallita la rapina di Milazzo, Ugo Ciampi mi chiese un’altra arma per un’altra rapina commessa poi a Sant’Alessio (Messina) presso la Banca Intesa San Paolo. L’estate scorsa ho saputo di un rapina commessa dal Di Paola e Ugo Ciampi presso un benzinaio Ip a Viale Libertà (Messina). Nell’anno 2016 o forse 2016 ho partecipato ad una rapina con fumogeno presso un ufficio postale in San Filippo (Messina).

Nunnari continua a citare luoghi e date delle rapine da lui compiute. Un lungo impressionante elenco.

Nel gennaio 2016 ho partecipato con Marcello Tavilla ad un secondo tentativo di rapina presso lo stesso ufficio postale. L’anno scorso unitamente a Passalacqua e Mazza ho partecipato ad un tentativo di rapina presso un bancomat a Castelmola. Tentativo poi fallito a causa dell’intervento dei carabinieri. Ho partecipato a un tentativo di rapina in un ufficio postale di Giardini Naxos…sono a conoscenza di una rapina a un’agenzia di assicurazioni a Messina unitamente a Carlo Crocè e Rosario Mazza… sono a conoscenza di una rapina commessa da Di Paola presso un negozio di orologi a Messina… ho partecipato con altri soggetti ad una rapina commessa all’ Autogrill di Tremestieri”.

Nunnari è un fiume in piena. Sembra non tralasciare nei racconti nessun particolare. Neanche il nome della sua ex compagna e dei parenti di lei. “Ho deciso di fare piazza pulita sui fatti e dimostrare la mia attendibilità”. ”

“Di circa due anni fa la rapina al Compro oro di Messina nei pressi della Casa dello Studente e di Mancuso Assicurazione. Vi ho partecipato insieme a Carlo Crocè e ad altri soggetti. Ho partecipato ad una rapina presso l’assicuratore gruppo MAA (assicuratore Nuccio), unitamente a Rosario Settineri, Carlo Crocè, Saro Mazza. Circa un anno fa c’è stata una rapina a Minissale con ferimento. Mi riservo di riferire i complici…

E poi la rapina a una sala scommesse nei pressi della casa dello studente, ad una gioielleria presso il centro commerciale a Messina (‘ci partecipò Giovanni Cortese…’).

LE RAPINE A MESSINA.

In più interrogatori il collaboratore aggiunge nuovi particolari e riferisce nuove rapine questa volta compiute tutte a Messina. Anche in questo caso l’elenco è molto lungo. di ogni rapina racconta dettagli, fa i nomi dei complici. La rapina da Iannello abbigliamento a Piazza Cairoli, all’assicuratore Fiore vicino al parcheggio Cavallotti, la rapina all’ufficio postale di Largo San Giacomo, alla gioielleria Sofia di Viale San Martino, al negozio Piazza Italia di via La Farina, al Credito Siciliano di Piazza Cairoli, ad Arnold&Arnold, all’assicuratore Casella, un rappresentante di preziosi.

“Circa dieci anni fa, è stato realizzato un attentato alla casa di un ispettore delle assicurazioni Milano al villaggio Faro, tale dottor Casella. E’ stato posto in essere da Enzo Pergolizzi, Domenico Gareffa e Francesco Patanè. Se ricordo bene, gli hanno appiccato il fuoco vicino alla finestra dove dormiva il figlio, perché si rifiutava di pagare delle pratiche false. Loro gli hanno imposto di pagargli una pratica a settimana perché aveva famiglia. Me ne ha parlato il Gareffa. Poi me ne ha parlato anche il Casella, che conosco per delle pratiche assicurative ed anche per qualche assicurazione fasulla per sistemare la vicenda, concordando che sarebbero state pagate una o due pratiche al mese e non di più”.

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