“L’APPARTENENZA MASSONICA…” – OPERAZIONE BETA: IL FALLIMENTO STEVANI E IL RUOLO DELL’AVV. LO CASTRO

9 Giugno 2018 Inchieste/Giudiziaria

In un altro verbale l’imprenditore Biagio Grasso racconta di come il gruppo si sia interessato attraverso l’avvocato Andrea Lo Castro, un altro degli imputati eccellenti del processo Beta, ad un fallimento al Tribunale di Catania, quello dell’impresa Stevani, per subentrare nell’affare e realizzare una serie di villette a Leotjanni. Ecco il suo racconto, che è attualmente al vaglio della Procura anche per i necessari riscontri (è chiaro che il fatto di essere stato nominato dal collaborante non significa automaticamente di essere rimasto coinvolto nell’ambito dell’inchiesta): «Intendo precisare che l’avvocato Lo Castro era l’avvocato del gruppo criminale, nel senso che non vi era un ordinario rapporto cliente-professionista, ma egli metteva a disposizione la sua professionalità per le varie esigenze del gruppo stesso. Era sostanzialmente a disposizione anche con comportamenti spregiudicati, non tirandosi indietro di fronte ad azzardate ed illecite operazioni. Tale spregiudicatezza l’ho subita io stesso quando, a proposito del fallimento Stevani, ho scoperto che lui aveva revocato l’istanza di concordato fallimentare tramite l’avvocato Ragazzi, soggetto non iscritto all’ordine. Altro episodio che ho già riferito in altri interrogatori e in ordine al quale vi sono dei collegamenti con la appartenenza massonica dei vari soggetti coinvolti, è quello riguardante il fallimento Stevani. Come ho già detto, nel 2013/2014 io venni contattato dall’ing. Cuzari il quale mi riferì dell’esistenza di una operazione immobiliare riguardante appunto il fallimento Stevani, facente capo a tale dott. Mauro di Letojanni, il quale era il proprietario del terreno sul quale dovevano essere realizzati circa 600 mini appartamenti e che aveva dato in permuta a Umberto Stevani, successivamente fallito. Io proposi all’avv. Lo Castro, che all’epoca era il mio legale, di rilevare l’operazione e lui attraverso i suoi rapporti massonici con il legale del Mauro, avv. Ciccone, decisero di presentare un concordato fallimentare, nell’interesse della Xp Immobiliare in accordo con il Mauro, rimasto proprietario delle aree. Successivamente alla presentazione del concordato il Lo Castro prende accordi direttamente con il Mauro e fa ritirare la proposta di concordato tramite il suo domiciliatario avv. Ragazzi, il quale non era neanche iscritto all’Albo. Successivamente il Mauro presenta una proposta di concordato nell’interesse della società “Pocaroba” e attraverso l’avv. Sansone, anch’egli massone, estromettono la Xp Immobiliare e rientrano nell’operazione. L’accordo con l’avv. Lo Castro originariamente era che avrebbe avuto il 10% degli utili, stimato in circa 800.000 euro. Se non ricordo male dovrebbe anche esserci della documentazione sul punto». di Nuccio Anselmo - da Gazzetta del sud

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