Caretta caretta bloccata dalla plastica: il recupero nello Stretto di Messina

13 giugno 2018 Cronaca di Messina

L’HANNO chiamata Nazzareno e ora la stanno curando per salvarla dalla plastica. E’ la Caretta Caretta, un esemplare maschio di tartaruga marina del peso di oltre 90 kg e lungo un 1,5 metri, recuperato alla deriva a largo di Torre Faro, tra la Calabria e la Sicilia. Il team del Centro Recupero Tartarughe Marine (Crtm) di Brancaleone lo ha soccorso lunedì sera, allertato dalla Capitaneria di Porto di Messina, mentre – racconta il diportista della Guardia Costiera – “l’animale mostrava galleggiamento ed evidenti difficoltà di immersione”. Un inseguimento durato mezz’ora, prima di essere certi che l’enorme carapace avesse o meno bisogno di aiuto. E ne aveva eccome.

“Nonostante le dimensioni davvero notevoli e le difficoltà nella gestione del recupero di un esemplare così grande e selvatico, il personale della Capitaneria di Porto di Messina non ha esitato un attimo ad applicare il protocollo di messa in sicurezza dell’animale in attesa del nostro arrivo, e questo per noi è importantissimo, perché permette di ridurre al minimo le fonti di stress e agevolare le cure ad un animale che versa già in condizioni critiche”, racconta Tania Il Grande del Crtm Brancaleone, intervenuta sul posto per soccorrere l’animale assieme al responsabile Filippo Armonio.

La grossa tartaruga si trova adesso ricoverata presso il Centro di Brancaleone ed è già stata sottoposta ai primi accertamenti del caso. Versa in condizioni critiche, con una ferita lacero-contusa sul carapace e le difficoltà nell’immersione sicuramente dovuta alla presenza di plastica nello stomaco. Indagini più approfondite, con l’aiuto del professor Antonio Di Bello, medico veterinario e docente universitario specializzato, aiuteranno a capire meglio lo stato della Caretta Caretta.

A spiegare l’eccezionalità del ritrovamento è Filippo Armonio: “E’ un evento molto raro dalle nostre parti avvistare un esemplare maschio adulto di questa grandezza. Tutti sappiamo, o almeno immaginiamo, che le tartarughe marine possono raggiungere dimensioni veramente considerevoli, perché le abbiamo sempre viste nei documentari in tv o sul web nuotare con grazia ed eleganza negli oceani di tutto il mondo. Ma a vedere dal vivo, con i propri occhi, un animale così grande e preistorico si resta davvero affascinati dalla sua maestosità e possenza. Peccato che l’emozione iniziale lasci il posto, subito dopo, all’angoscia per ciò che la maggior parte di questi animali deve subire a causa delle attività umane quali la pesca e l’inquinamento”.

“AIUTIAMO LE TARTARUGHE”
“Siamo sempre più convinti che la sensibilizzazione delle generazioni future sia l’unica strada per salvare il nostro mare,  – prosegue il responsabile del Crtm Brancaleone – ed è per questo che il nostro centro è accessibile ai visitatori che vorranno conoscere Nazareno e le altre tartarughe ricoverate, ascoltare le loro storie, scoprire cosa gli è accaduto e cosa ognuno di noi può fare, nel proprio piccolo, per salvarle”. Nell’ospedale calabrese delle tartarughe marine stanno facendo di tutto perché Nazzareno – che deve il suo nome al Comandante della Capitaneria di Porto di Messina, Nazzareno Laganà, sempre in prima linea con i suoi uomini per la tutela del mare e dei suoi ecosistemi – torni a nuotare.