#FOTO# – MESSINA, LA TRAGEDIA DI VIA DEI MILLE: CHIESA GREMITA. IN TANTI PER L’ULTIMO SALUTO A FIFI’ E NANNI

19 Giugno 2018 Cronaca di Messina

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È stato un onore essere vostro padre", le parole di Gianmaria Messina rimbombano nella cappella dell'Ignatianum e rimbalzano nei corridoi, nei cortili esterni, nella Piazza della cattedrale, in centro città. Così fannoa nche quelle del primogenito: "Dobbiamo agire per sradicare la mentalità razzista". Sono le parole di Fifo o Fifì, come lo chiamavano amici e parenti: è il tema sulla crisi dell'Aquarius, scritto per l'esame di terza media, pochissimi giorni prima di quel maledetto venerdì. Mentre il suo migliore amico ricorda: "Dovevamo diventare fashion blogger per attirare le ragazze. Dovevamo fare tante cose assieme. E sono felice che sei morto da eroe come tu volevi ma non a 13 anni. Dovevamo diventare grandi assieme, sposarci, avere figli che ti avrebbero chiamato zio. Mi mancherai tantissimo. Sei stato e sarai sempre il mio migliore amico".

Fifì l'adulto, Rani, il dolce: così i due bambini vengono ricordati oggi, nel giorno dell'ultimo saluto. Ad applaudire i ricordi, a rendere onore ai due ragazzini morti del tragico rogo di via Dei Mille, venerdì scorso, migliaia di persone presentatesi stamattina nella scuola elementare dei ragazzi e nei pressi del Duomo. Troppe per essere contenute tutte nella piccola chiesa all'interno dell'Istituto privato. Le colonne della cappalle sono adornate con i simboli di Batman da un lato e di Superman dall'altro, sotto le fotografie che ritraggono i piccoli assime a familiari e parenti. Fuori dalla cappella, mazischermi allestiti in una sala interna, nei due grandi cortili e a Piazza Duomo. Nel momento della Comunione, sono gli stessi preti ad uscire per i cortili e distribuire le ostie. A celebrare l'omelia, monsignore Pietro Accolla, arcivescovo di Messina che ha ricordato il gesto del primogenito di Gianmaria Messina e Chiara Battaglia: "Ma ci rendiamo conto che un bambino, un ragazzetto, nella sua innocenza, oggi è diventato un esempio - ha voluto sottolineare l'arcivescovo -. Un bambino che perde la vita per andare incontro al fratello? Volete che le porte del paradiso non si siano spalancate per lui testimone di amore fraterno? Spero che presto, prestissimo il vostro dolore si trasformi in orgoglio per due figli così e sveglino molti che hanno la prosopopea di chi si dice adulto".

"Non lo dimenticate, Francesco ha donato la vita. Un gesto d'amore che in una società così apatica, così fortemente indifferente, ci concedo un grande esempio. Mentre noi riusciamo ad essere vicini. Non riusciamo a farci prossimi. Ma oggi, c'è tutta la città. E non solo: è una tragedia andata oltre la nostra città. Due bambini che ora zittiti dalla morte sono diventati fonte di vita. Loro hanno trovato la morte? Sono testimoni di vita e generano vita in ognuno di noi. Ci fanno pensare che dono grandi è la vita". "È difficile poter parlare in un giorno come questo. Umanamente è inaccettabile una tale perdita sia da parte della famiglia che di tutti i presenti e di tutta la comunità". "Due piccoli splendidi che i compagni e noi tutti non riusciremo a dimenticare - aggiunge mons. Accolla - quando accadono queste tragedie riusciamo ad apprezzare il significato della vita. Molti pensano che siamo nelle mani dell'economia, della politica o delle istituzioni. Ma il cuore e i rapporti veri sono nei rapporti tra le persone e nel rapporto con il Signore". "In una società così apatica e indifferente - sottolinea l'arcivescovo di Messina - il gesto di Francesco ci deve fare pensare. Due bambini che ora sono diventati fonte di vita e ci fanno interrogare sul senso della vita. Dico ai piccoli presenti e a tutti di non bruciate il tempo che avete che e' puro e bello con cose inutili. Nelle Beatitudini - conclude mons. Accolla - abbiamo letto 'Beati i puri di cuore perché vedranno Dio', e sicuramente Francesco e Raniero sono dinnanzi a Dio".

"Superman Fifì, Batman, Rani", questo il ricorda di una compagna per "il mio affascinante Fifì". "Raniero viveva per Fifì, e a parti inverse avrebbe fatto la stessa cosa per Fifì", ha ricordato lo zio, Emilio Fragale, raccontando il contenuto della tesi di terza medai di Francesco Filippo. Una tesi che partiva da Federico secondo, per esplorare la storia della sua terra "ispirata da un viaggio a Palermo: l'ultima cosa che ha imparato è stato far vibrare il marranzano, voleva scandire le materie di esame attraversando tutte le province di questa Sicilia".

E sono stati tantissimi i messaggi letti dagli amici, dagli insegnanti, dai parenti. Due ore di commozione al cospetto delle due bare bianche ricoperte delle maglie di calcio, della squadra del cuore e di quella in cui giocavano, l'associazione "circoletto sui laghi". Mentre i due più piccoli, Tancredi e Federico ascoltano il ricordo della città sui due fratelli maggiori, stretti fitti ai fianchi della mamma.

Mamma e papà hanno parlato per ultimi: "È stato un onore essere vostro padre. Avevo sempre pregato che semmai fosse successo qualcosa di tragico, avrebbe coinvolto solo me. Fifì, ormai stavi diventando ragazzo: i primi peli sotto l'ascella ti facevano già sentire Antonio Banderas. La vespa che abbiamo provato il giorno primo - racconta il padre Gianmaria, dovendo soffermarsi su questo punto per la commozione - ti sentivi già Valentino Rossi. Nanni mio non eri per questo mondo. Adorati figli miei, esservi padre è stato un onore. L'unica speranza è che un giorno ci rivedremo tutti e sei". "Ha detto tutto vostro padre", ha esordito, invece, Chiara Battaglia, mamma dei due piccoli che ha voluto "rinagrazia tutta la città e tutte le persone che ci vogliono bene. Andare avanti sarà difficile ma lo faremo per Tancredi e Federico, perché siamo ancora una famiglia". rassegnaweb - Di Manuela Modica da palermo.repubblica.it

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