IL GIALLO: Magherini, lo scontrino firmato dai fratelli Sutera al bar Curtatone apre nuovi scenari

28 Giugno 2018 Inchieste/Giudiziaria

Riccardo Magherini è morto nella notte tra il 2 ed il 3 marzo 2014, durante un arresto dei carabinieri in Borgo San Frediano a Firenze.

Per questo motivo sono stati condannati, anche in appello, con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo, tre dei quattro militari dell’Arma (a 7 e 8 mesi) che hanno eseguito l’arresto quella notte.

Per mesi e mesi, abbiamo scritto e raccontato tutte quelle zone d’ombra che hanno riguardato quella storia, cercando di riempire i vuoti delle indagini.

Con una lunga inchiesta abbiamo cercato di ricostruire ciò che mancava, partendo dal presupposto che un uomo chiedeva aiuto per le strade di Firenze e che poi è morto poco dopo durante un arresto dei carabinieri.

Quella notte, molte persone hanno telefonato ai centralini di 112 e 113 per raccontare di un uomo che gridava, chiedendo disperatamente aiuto. Chiamate da piazza dei Nerli e da Borgo San Frediano. L’ingresso in una pizzeria, sempre per chiedere aiuto. Poi, ancora, le chiamate al 112 raccontano di vetri rotti e forse di una rapina. Fino all’intervento delle gazzelle dell’Arma. I militari troveranno Riccardo in ginocchio, con le braccia alzate. Finirà, inspegabilmente, in una tragedia, davanti agli occhi di decine di persone incredule.

In questi mesi abbiamo cercato di rappresentare alcuni scenari alternativi, attraverso una ricostruzione fatta di testimonianze e atti documentali in mano al pubblico ministero.

 

I FATTI CONOSCIUTI AD OGGI – Riccardo Magherini, la sera del 2 marzo, appare tranquillo e sereno, quando le telecamere del ristorante Neromo lo registrano a cena con alcuni amici arabi, che alloggiano all’hotel St. Regis, in piazza Ognissanti.

Subito dopo cena, il rientro in albergo e due ore passate, un po’ in camera, ma soprattutto nel salone del prestigioso hotel. Beve tre cognac con i suoi amici, fa qualche battuta, sopra le righe, con il barman e con la maitre dell’hotel, ma è una persona tranquilla, attiva, per nulla sofferente, come raccontano i numerosi testimoni che riferiscono, praticamente, ogni minuto trascorso dall’uomo in albergo. Poco dopo la mezzanotte lascia il St. Regis.

 

UN ‘BUCO’ ORARIO DI QUASI 25 MINUTI – Da questo momento, nella ricostruzione del pubblico ministero, c’è un buco orario di venticinque minuti. Esattamente dalle 00.20 alle 00.45.

Magherini quando viene ‘perso’ all’uscita del St. Regis è tranquillo, mentre quando viene ritrovato dalla ricostruzione dei magistrati è terrorizzato su Ponte Vespucci, e viene visto strattonarsi con una persona, mai identificata. Cosa è successo?

Siamo entrati in possesso di documenti e testimonianzeche potrebbero scrivere diversamente questa storia, al momento senza un epilogo, ma che lascia ugualmente molta inquietudine.

Alle 00.20 Magherini esce dal St.Regis, percorre via Montebello e verosimilmente ruba una pianta al Caffè Curtatone. Del furto al bar, lo racconta una testimonianza agli atti del pubblico ministero.

 

IL CURTATONE – Qualche anno fa, avevamo concentrato le nostre ricerche proprio in questa direzione. Oggi dobbiamo scrivere un nuovo capitolo di questa vicenda. Un capovolgimento di racconti e testimonianze, che apre a scenari ancora più oscuri.

Perchè il bar all’angolo con Borgo Ognissanti, poteva essere uno dei passaggi di Riccardo quella notte. In fin dei conti, lo dicevano proprio dall’interno di quel bar che quella notte poteva essere passato da lì e aveva fatto anche un po’ di confusione. E anche le prime testimonianze raccolte dalla famiglia avevano fatto credere che ci fosse qualcosa che non andava.

 

LA RIZZO – A dircelo era stata Annunziata Rizzo, all’epoca amministratrice del caffè Curtatone. Ci aveva raccontato che dentro quel bar il 40enne talvolta passava e alcuni dipendenti lo conoscevano di vista. Si era mostrata colpita dalla vicenda, e si era resa disponibile a chiedere informazioni all’interno del locale, per sciogliere ogni dubbio.

L’avevamo incontrata varie volte e ci aveva raccontato alcuni particolari su quel bar, ma soprattutto ci aveva inviato una email, per scriverci che aveva controllato chi lavorava la sera in cui sarebbe passato Magherini.

 

LA DIRETTRICE – Ci aveva spiegato che aveva appositamente riguardato le chiusure di cassa e a lavorare quella sera risultava esserci Elena Tonelli, la direttrice del bar. Che come ci ha detto proprio la Rizzo, era fidanzata di un carabiniere, un maresciallo del Ris. Uno dei carabinieri che quella notte hanno svolto le prime indagini dopo la notizia della morte di Magherini.

“C’era lei”, disse riferito ad Elena Tonelli. Nella stessa circostanza ci ha raccontato anche di un particolare inquietante, un ciondolo misterioso, facendoci intendere di continuare ad indagare su quello che poteva essere accaduto.

 

LE IENE – Magherini ha litigato con qualcuno al Curtatone? Con chi? C’era lei a lavorare? Ha visto qualcosa? E’ la fidanzata di un carabiniere? Perchè Andrea Magherini, il fratello di Riccardo, racconta che pochi giorni dopo la morte, proprio lei gli avrebbe detto di aver chiamato il ris per la confusione che l’uomo aveva fatto nel bar?

Queste sono le domande che Mauro Casciari, inviato de Le Iene, la trasmissione di Italia 1, ha provato a rivolgere all’ex direttrice del caffè Curtatone, senza però ottenere nessun tipo di risposta.

Ma il silenzio della donna è corrisposto alla chiusura improvvisa del bar (rimasto poi con il bandone abbassato per oltre un mese) lasciando l’ombra del sospetto che fosse stato nascosto qualcosa legato a Riccardo Magherini, che poteva essersi verificato al caffè Curtatone.

Ma è successo qualcosa là dentro? Ufficialmente non si è mai saputo, perchè nel processo né di primo né di secondo grado è mai entrata la vicenda Curtatone, anche per volere della difesa di Riccardo.

Ma c’è un dato certo che lascia un dubbio, perchè Magherini viene visto strattonarsi con una persona, secondo i testimoni era terrorizzato, impaurito, diceva di essere inseguito e chiedeva di essere portato dalla polizia. Cosa è successo?

 

COSA NOSTRA A FIRENZE – Nulla, fino a quando, lo scorso marzo, un’inchiesta della Procura di Firenze ha portato all’arresto di Renato e Giovanni Sutera, con altri 9 indagati, per associazione a delinquere finalizzata alla coltivazione di droga, bancarotta fraudolenta, proprio legata al Curtatone, e altri reati associati.

Secondo il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, “due esponenti di Cosa Nostra (i Sutera, ndr) avevano un bar a Firenze usato per i loro traffici”.

Fra gli indagati ci sono nomi di nostra conoscenza, tra cui Annunziata Rizzo e Massimiliano Marconi, il quale all’epoca dei nostri incontri con la donna, lavorava proprio al caffè Curtatone.

Nei giorni successivi alla notizia, a Firenze, ha destato scalpore la violenza criminale dei fratelli Sutera che, in passato, si erano resi responsabili di gravissimi fatti di sangue. Renato Sutera aveva partecipato ad una rapina con sparatoria, in Sicilia, mentre il fratello Giovanni si trovava in libertà condizionata poiché condannato all’ergastolo per l’omicidio di un gioielliere fiorentino e di quello della 17enne Graziella Campagna, uccisa dalla mafia a Villafranca Tirrena (Messina) nel 1985.

 

RENATO SUTERA – Renato Sutera, ufficialmente non appare mai nella vicenda Magherini. E’ lui, però, in una parte registrata, e non andata in onda del servizio de Le Iene, a rivolgersi all’inviato di Mediaset spiegando di non aver nulla da dire.

E’ sempre Renato Sutera che qualche giorno dopo, farà contattare il fratello di Riccardo, Andrea, per un incontro che avrebbe dovuto fare chiarezza su tutti i dubbi. Ma così ovviamente però non è stato.

Abbiamo cercato di capire meglio cosa succedeva in quel bar. Dalle chiacchiere sullo spaccio di droga, agli arresti di esponenti di Cosa Nostra. Passando dalla morte di Riccardo Magherini.

 

UNA NUOVA STORIA? – E appena si aprono le porte del carcere per i Sutera, come in un flashback, si torna di colpo alla notte tra il 2 ed il 3 marzo 2014, quella in cui è morto Riccardo Magherini.

Per scrivere una nuova storia su quello che potrebbe essere realmente accaduto all’interno di quel bar.

In verità sarebbe potuto bastare l’esposto della direttrice del caffè Curtatone, Elena Tonelli, che lo scorso marzo si è recata negli uffici della Procura di Firenze, con il suo avvocato Francesco Stefani. Quell’inchiesta è aperta.

Ma oggi, smentendo ciò che noi avevamo sempre scritto, possiamo iniziare a scrivere una storia diversa da quella raccontata fino ad ora. Lo possiamo dire con certezza.

Elena Tonelli quella sera non lavorava al caffè Curtatone. La direttrice non c’era, e Annunziata Rizzo ci ha mentito.

 

DOCUMENTI ESCLUSIVI – Infatti, siamo entrati in possesso di alcuni documenti, agli atti della Procura di Firenze, tra cui lo scontrino di quella notte delle chiusura di cassa. Lo stesso che aveva controllato Annunziata Rizzo per raccontarci quella storia. Era andato a cercarlo proprio per capire a chi andare a chiedere qualche informazione. Lo scontrino del Caffè Curtatone (quello a sinistra nella foto in basso) è stampato alle 00.20 del 3 marzo 2014. Negli stessi minuti in cui Riccardo Magherini lascia il St Regis, distante 200 metri.

In basso è evidente la firma di Alessia. Mentre quello accanto, del giorno successivo, porta in calce la firma di Elena Tonelli. Da notare, come la ragione sociale sia quella della Siga Srl, società al centro della bancarotta nell’inchiesta che ha portato anche all’arresto dei Sutera, la cui amministratrice era appunto Annunziata Rizzo, oggi fra gli undici indagati.

 

LA FIGLIA DELL’ESPONENTE DI COSA NOSTRA – Oggi sappiamo che quella sera al bar lavorava Alessia Sutera, la figlia di Renato e la nipote di Giovanni. E allora perchè Annunziata Rizzo ci ha mentito? Perchè ha indirizzato le nostre ricerche su un altro obiettivo? C’era qualcosa da nascondere? Cosa? Ha obbedito agli ordini di qualcuno?

Il nome della figlia di Renato Sutera compare anche nell’inchiesta sul bar Curtatone. Alessia Sutera, infatti si preoccuperà di gestire alcune situazioni, come presenziare in tribunale ad un’udienza, molto importante, sul fallimento di una delle società fittizie.

Oppure, quando prenoterà gli aerei al padre, per rapidi rientri in Italia, dai viaggi in Spagna, dove c’era la coltivazione di droga; o quando si occuperà di presenziare al locale, sistemandosi alla cassa. La giovane incasserà anche le buste dallo zio Giovanni, con lo stipendio in contanti da dare alla madre.

 

UNA PRESTANOME – Oggi, a distanza di quattro anni la signora Rizzo è indicata dalla Procura di Firenze come un “mero prestanome” del ‘dominus’ Renato Sutera, totalmente passiva a qualsiasi sua richiesta. Per questo motivo occorre valutare oggi il peso delle parole di quattro anni fa.

Accusando la direttrice, compagna di un carabiniere, e sua dipendente, almeno ufficialmente, ha coperto la figlia dell’esponente di Cosa Nostra, oggi in carcere insieme al fratello. Perchè?

Secondo la Procura avrebbe coperto gli affari di Renato Sutera nella gestione del Curtatone, prestandosi alle sue operazioni illecite. Lo ha coperto anche in questa storia?

Perchè Alessia Sutera, parlando con alcuni amici di Riccardo, nei mesi dopo la morte, diceva di essere all’estero in quei giorni?

Ma queste sono soltanto domande, che si aggiungono alle stesse di sempre.

Con chi litigava Magherini sul ponte? E’ davvero successo qualcosa? O era solo l’effetto della cocaina che gli faceva avere le visioni, come qualcuno ha voluto fare credere fino alla sentenza d’appello? (clicca e leggi)

A distanza di quattro anni, la ricostruzione è sempre quella. Riccardo esce alle 00.20 dall’hotel St. Regis. sta bene ed è tranquillo.

Ma alle 00.45 viene visto mentre si strattona con un’altra persona su Ponte Vespucci.

I testimoni che lo incontreranno in quegli attimi, cinque ragazzi a bordo di una macchina in transito, diranno che è impaurito, si tocca addosso per sentire di stare bene. “Aiuto, mi stanno inseguendo. Mi vogliono sparare”.

Poi i fatti di San Frediano, le urla disperate tra decine di persone, con almeno tre carabinieri che gli stanno addosso, mentre è ammanettato, prono, a terra. Alle 3 verrà accertata la morte. Cosa è successo a Riccardo Magherini in quei 25 minuti?

Proveremo a raccontarlo, e intanto ripartiamo da qui. Da una bugia, che forse però sta aprendo le porte della verità sulla morte di un uomo innocente. (continua)

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