OPERAZIONE BETA: A processo dal 17 ottobre la cupola mafiosa messinese

29 Giugno 2018 Inchieste/Giudiziaria

Si è conclusa poco prima delle 16 la prima tranche dell’operazione antimafia Beta davanti al gup Carmine De Rose. Questo pomeriggio infatti il gup ha deciso il rinvio a giudizio di 26 indagati, dopo che ieri mattina si è concluso il ciclo delle arringhe difensive con gli interventi dei sostituti della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco. Si è decisa quindi, con il rito ordinario, la sorte degli imputati eccellenti ovvero tra gli altri l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, e l’avvocato Andrea Lo Castro, accusati di concorso esterno all’associazione mafiosa. Ci sono anche coinvolti, per corruzione, un tecnico comunale di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta (nella foto oggi all'uscita dal Tribunale), l’imprenditore Rosario Cappuccio, per estorsione. Processo al via il prossimo 17 ottobre davanti alla Prima sezione penale del Tribunale (presidente Grasso).

I RITI ORDINARI - 

Il gup Carmine De Rose ha disposto il rinvio a giudizio di Antonio Amato, Giuseppe Amenta, Stefano Barbera, Salvatore Boninelli, il costruttore Carlo Borella, Bruno Colautti, l’ingegnere Raffaele Cucinotta funzionario comunale, Antonino Di Blasi, Salvatore Galvagno, Silvia Gentile, Carmelo Laudani, Guido Lavista, l’avvocato Andrea Lo Castro, Franco Lo Presti, Paolo Lo Presti, Fabio Lo Turco, Gaetano Lombardo, Giovanni Marano, Benedetto Panarello, Salvatore Piccolo, Alfonso Resciniti, Francesco Romeo, Pietro Santapaola, Vincenzo Santapaola (classe 1963), Vincenzo Santapaola (classe 1964) e Filippo Spadaro.  La difesa è stata rappresentata dagli avvocati Salvatore Carroccio, Isabella Barone, Alessandro Billè, Alberto Gullino, Cesare Santonocito, Salvatore Silvestro, Franco e Nunzio Rosso, Tino Celi, Tancredi Traclò, Nino Favazzo, Antonio Andò, Carlo Autru Ryolo, Antonio Giacobello, Massimiliano Pantano e Mauro Lizzio, Maria Platania, Antonio Ricupero, Giuseppe Oppedisano, Vincenzo Nicolosi, Massimo Bersani, Ivan Antonio Maria Albo, Alarindo Cesareo, Michele Ragonese, Carmelo Peluso, Aurelio Francesco Chillemi, Erminio Squitieri Cioffi, Francesco Maria Marchese, Salvatore Pace, Alberto Marchetti e Carmelo Pirrone.

GLI ABBREVIATI - 

Salgono invece a 17 i giudizi abbreviati, visto che ieri Francesco Altieri, attraverso il suo avvocato Salvatore Carroccio, ha chiesto ed ottenuto di accedere al rito alternativo. Va ad aggiungersi quindi a Mauro Guernieri, Giovanni Bevilacqua, Lorenzo Mazzullo, Pasquale Romeo, Caterina Di Pietro, Gianluca Romeo, Benedetto Romeo, Antonio Romeo, Maurizio Romeo, Marco Daidone, Antonio Lipari, Salvatore Lipari, Stefano Giorgio Piluso, Fabio Laganà, Giovambattista Croce e il collaboratore di giustizia Biagio Grasso. In relazione alla celebrazione dei giudizi abbreviati il gup ha già calendarizzato tre udienze all’aula bunker del carcere di Gazzi il 14, 20 e 28 settembre. La prima udienza del 14 settembre sarà dedicata agli interrogatori di Grasso e Guernieri e all’intervento del pm, le altre due per le discussioni delle difese e le eventuali repliche. Altra posizione trattata in particolare quella di Domenico Bertuccelli, al quale è stato concesso un termine a difesa. Ha scelto l’abbreviato anche l’imprenditore Biagio Grasso, che negli ultimi mesi è diventato un collaboratore di giustizia ed ha riempito clamorosi verbali che coinvolgono molti “eccellenti” tra amministrazioni pubbliche, banche e politici. Verbali che per buone parte sono ancora “coperti”.

L'INCHIESTA BETA - 

È questa l’indagine dei carabinieri del Ros, coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che aveva portato in carcere nell’agosto del 2017 trenta persone, svelando l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.

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